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Credito specializzato: primo trimestre 2022 superati i livelli pre-pandemia

È quanto emerge dalla 15esima analisi annuale dei dati aggregati relativi al credito specializzato effettuata dalle associazioni di categoria Assifact, Assilea e Assofin: nonostante le incertezze generate dal contesto geopolitico e le tensioni macro-economiche, nei primi tre mesi del 2022 il credito specializzato ha superato i livelli pre-pandemia. Confrontando i dati con lo stesso periodo del 2019, la nuova produzione evidenzia infatti una variazione positiva del +7,7%. I diversi comparti, tuttavia, mostrano trend differenti. A fronte di una decisa crescita del valore dello stipulato nel mercato del leasing, la crescita del turnover è più contenuta per il factoring e le erogazioni di credito alle famiglie.

A fine 2021 circa 503,3 miliardi di euro di crediti

Nel contesto di ripresa che ha caratterizzato il Paese nel 2021, con il Pil annuale che ha segnato un +6,6%, l’attività degli associati delle tre associazioni di categoria Assifact, Assilea e Assofin è risultata pari a 365,4 miliardi di euro in termini di volume, segnando un aumento dell’11,9% rispetto al 2020 e incrementando la sua quota sul Pil del 20,6% (era il 19,8% nel 2020). La crescita è più marcata per il leasing (+25,6%), ma anche il credito alle famiglie (+13,4%) e il factoring (+10,0%) evidenziano incrementi a doppia cifra. I crediti in essere complessivi a fine 2021 si attestano a circa 503,3 miliardi di euro, e tornano così in territorio appena positivo (+0,4%), dopo il calo del 2020.

Le banche generaliste detengono il 59,8% del totale outstanding

Nel 2021 in ciascun settore si riscontra, tuttavia, un trend differente, che risulta in miglioramento per il factoring (+5,5%) e per il credito alle famiglie (+1.3%), mentre il leasing ha chiuso l’anno con una riduzione dell’8,3% dello stock. Nonostante il 67,8% dei flussi totali di credito provenga dagli operatori specializzati e il 32,2% dalle banche generaliste, il 59,8% del totale outstanding è detenuto dalle banche generaliste, quota sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.

Un ruolo cruciale per la ripresa del Paese

“Il credito specializzato – si legge nell’analisi – conferma il suo ruolo di particolare importanza nell’ambito dell’economia italiana, cruciale anche per la ripresa del Paese, assicurando, attraverso i diversi comparti che lo compongono, strumenti flessibili a supporto delle esigenze di imprese e famiglie”.
La nuova produzione di credito specializzato nel 2021 rappresenta il 26,8% degli impieghi totali di banche e intermediari finanziari, quota significativa e sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Attraverso le forme di credito specializzato sono stati finanziati l’8,1% degli investimenti delle imprese e l’8,5% della spesa delle famiglie, quote entrambe in crescita rispetto all’anno precedente.

Sei milioni di italiani in vacanza con cane o gatto

Fido e Micio non si lasciano a casa: i pet fanno parte del nucleo familiare e per questo sei milioni di italiani partono per le vacanze con il loro animale al seguito. In particolare, poco meno della metà dei proprietari di cani (il 42,4%) farà le ferie in compagnia dell’amico a quattrozampe, percentuale che sale al 58,7% nella fascia di età 45-54enni. I dati sono stati diffusi in un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different.

Viaggiare in sicurezza

Sebbene quasi 1 proprietario su 2 (45,9%) sia disposto a spendere di più pur di avere maggiori servizi per l’amico a quattro zampe, sono ancora tanti i padroni che non pensano a tutelare i loro animali con un’assicurazione che li metta al riparo da eventuali imprevisti durante le ferie e, addirittura 8,4 milioni (34,5%), tra chi possiede un animale, non sanno neanche che esistano polizze specifiche per Fido e Micio. Così, anche se molti italiani viaggiano con i propri animali al seguito, sono ancora pochi coloro che hanno l’abitudine di assicurarli da eventuali imprevisti durante le vacanze e addirittura 8,4 milioni di proprietari hanno ammesso di non conoscere l’esistenza di questa tipologia di polizze. Sono, invece, circa 5 milioni i possessori di animali che hanno dichiarato di aver sottoscritto in passato un’assicurazione specifica dedicata ai pet, in aumento di circa 5 punti percentuali rispetto a quanto rilevato nel 2020, mentre quasi 2 su 10 (18%) hanno detto di essere intenzionati a stipularne una in futuro. In merito ai prodotti assicurativi a misura di pet, vale la pena segnalare che oltre alla normale copertura RC contro eventuali danni arrecati a terzi e al rimborso delle spese in caso di malattia o infortunio, alcuni prodotti mettono a disposizione una centrale operativa specializzata nell’organizzazione di vacanze pet friendly, con un supporto che va dalla ricerca della struttura ricettiva più adatta, fino alla spiaggia o ai ristoranti a misura di “cane e gatto”.

La scelta della destinazione tiene conto di tutti

Il benessere dell’animale, anche in vacanza, è importante per i proprietari. Tanti che sei padroni su 10 prima di scegliere la meta del soggiorno si informano se siano ammessi animali domestici, il 24,4% dichiara di scegliere mete raggiungibili in auto, mentre 5,4 milioni, semplicemente, scelgono posti vicini al loro luogo di residenza. Non solo; 11,2 milioni di proprietari sono disposti a pagare di più affinché l’animale goda di maggiori servizi e, nonostante l’inflazione e il rincaro generale dei beni che sta mettendo a dura prova gli italiani, la percentuale di chi è disposto a pagare di più per far star bene il proprio animale in vacanza risulta più alta del 13,6% rispetto al 2020. Per queste vacanze, l’alloggio preferito risulta essere in strutture ricettive come alberghi, agriturismi, hotel e B&B, scelti da 2,3 milioni di possessori di animali (38,5%).

Orario flessibile, benessere e fiducia: ecco cosa chiedono i lavoratori ai loro titolari

“Le tensioni degli ultimi due anni ci hanno costretti a riflettere su ciò a cui diamo veramente valore e abbiamo l’opportunità, unica per questa generazione, di ripensare il nostro modo di lavorare e di vivere”, ha dichiarato Arianna Huffington, fondatrice e ceo di Thrive, azienda specializzata nelle soluzioni tecnologiche per il cambiamento dei comportamenti. E sono proprio i lavoratori a chiedere ai loro titolai e manager la possibilità di evolvere i rapporti di lavoro, dando priorità a valori quali la flessibilità, la fiducia  I lavoratori chiedono ai loro datori di lavoro di passare e il benessere. Sono alcune delle evidenze emerse dalla ricerca What workers want: dalla ricerca alla realizzazione sul lavoro, condotta da ManpowerGroup, multinazionale leader nelle innovative workforce solutions, e Thrive.

Per gli italiani la flessibilità è un valore prioritario

L’indagine è stata realizzata coinvolgendo oltre 5.000 lavoratori in cinque Paesi di cui più di un migliaio in Italia e rivela che la quasi totalità dei lavoratori italiani (96%) considera la flessibilità importante. Tuttavia, la natura di tale flessibilità varia. In questo momento la richiesta delle persone è di una flessibilità ritagliata sulle loro esigenze, con il 51% che vuole scegliere l’orario di inizio e fine lavoro e il 17% che sarebbe disposto a rinunciare a un giorno di stipendio per lavorare quattro giorni alla settimana, pur di raggiungere un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro. I risultati indicano anche che il ruolo dei leader sta cambiando, poiché la fiducia e i valori condivisi sono sempre più importanti e i lavoratori sono disposti ad andarsene se non si sentono adeguatamente supportati. Secondo l’indagine, la fiducia è un fattore chiave per una forza lavoro sana e felice. La fiducia nei colleghi è giudicata importante dall’82% dei lavoratori italiani, seconda solo all’equità della retribuzione (88%) e alla sicurezza delle condizioni di lavoro (87%), mentre la fiducia nei leader è stata giudicata un requisito necessario da più di due terzi degli intervistati (69%). Inoltre, le persone vogliono lavorare per aziende con cui condividono valori e convinzioni (69%), e il 73% cerca un significato personale nel proprio lavoro quotidiano.

Salute mentale in primo piano

Un altro aspetto interessante è quello che riguarda il benessere dei dipendenti. La pandemia ha posto la salute mentale in cima all’agenda pubblica e aziendale e i lavoratori vedono ora il benessere come una responsabilità condivisa con i datori di lavoro. I livelli di stress in Italia sono diminuiti rispetto al picco della pandemia (dal 42% al 36%), ma sono ancora superiori a quelli precedenti al marzo 2020 (29%). Sempre più spesso i datori di lavoro saranno chiamati ad affrontare il burnout, a contribuire a costruire la resilienza e a supportare azioni per il miglioramento del benessere delle persone.

Turismo e ristorazione, il 2021 si chiude in rallentamento

Il settore dei servizi, in linea con quanto era già emerso da altri indicatori, ha chiuso il 2021 in forte rallentamento. I dati testimoniano i ritardi nel recupero dei livelli di attività pre-crisi sia dei servizi di alloggio che di ristorazione, le cui dinamiche appaiono decrescenti anche rispetto al terzo trimestre del 2021. Lo riferisce Confcommercio in base ai dati appena diffusi dall’Istat.

Crescita congiunturale nel quarto trimestre

I dati diffusi dall’Istituto di Statistica evidenziano per il quarto trimestre 2021 una crescita del 2,1% sul trimestre precedente per l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi. L’indice generale grezzo registra un aumento, in termini tendenziali, del 13,6%. Nel quarto trimestre 2021 si evidenzia una crescita congiunturale in quasi tutti i settori. Incrementi si registrano per le Agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (+4,7%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+3,4%), per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+2,3%), per il Trasporto e magazzinaggio (+1,4%) e per le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,8%). Si registra una diminuzione solo per le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-1,0%). L’indice del fatturato dei servizi nel quarto trimestre 2021 registra variazioni tendenziali positive in tutti i settori. Aumenti consistenti contraddistinguono le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione, con una crescita dell’81,3%, il Trasporto e magazzinaggio (+25,6%), le Agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+12,7%) e il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+10,0%). L’incremento è più contenuto per i Servizi di informazione e comunicazione (+8,1%) e per le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+5,3%).

Ritardi nel recupero dei livelli di attività pre-crisi

Secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, i dati diffusi dall’Istat testimoniano i ritardi nel recupero dei livelli di attività pre-crisi sia dei servizi di alloggio che di ristorazione, le cui dinamiche appaiono decrescenti anche rispetto al terzo trimestre del 2021. Nel complesso, lo scorso anno ha mostrato un’inaspettata capacità di reazione del tessuto produttivo nel complesso, le cui dinamiche aggregate hanno superato ogni più rosea previsione. Tuttavia, resta l’elemento di debolezza costituito dalle differenti performance settoriali, conseguenza della diversa distribuzione degli shock della pandemia e delle restrizioni tra i diversi comparti produttivi. I più colpiti nel terziario di mercato sono quelli che manifestano a tutt’oggi difficoltà che rischiano di essere prolungate e acuite tanto dalla crisi energetica quanto dalle tensioni geopolitiche, i cui potenziali riflessi negativi sul nostro turismo non devono essere sottovalutati.

Covid e lavoro: rallenta la crescita occupazionale

I dati Istat indicano che il Covid ha rallentato la crescita del tasso di occupazione: se dal 2016 al 2019 il tasso di occupazione è cresciuto costantemente, nel 2020 la pandemia ha fatto scendere il dato al 58,1%. Ma quali sono i settori più colpiti dalla pandemia e quali quelli in ripresa? Quanti i rapporti di lavori cessati e attivati? E quali le nuove professioni più richieste? A queste domande rispondono Adnkronos ed Expleo attraverso l’analisi dei dati del Ministero del Lavoro, dell’Istat, di Unioncamere-Anpal, Sistema Informativo Excelsior, e di OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Nel 2020 i rapporti di lavoro attivati diminuiscono del 20%

Dai dati del Ministero del Lavoro sui primi tre trimestri tra il 2017 e il 2021 risulta che nel 2020 si è registrata una diminuzione del 20% nei rapporti di lavoro attivati. La tendenza è tornata però positiva nei primi tre trimestri del 2021, con una ripresa del 15%. Per contro, il 2020 ha registrato un numero decisamente più contenuto di rapporti di lavoro cessati. Un dato legato anche al blocco dei licenziamenti introdotto dal Governo, prorogato fino ad aprile 2022.
Complessivamente, nei tre anni considerati sono stati attivati l’8% in meno di contratti di lavoro. E a livello di tipologia di contratto domina il tempo determinato, che nel 2021 rappresenta il 70% del totale, contro il 15% del tempo indeterminato.

Meno lavoro in quasi tutti i settori

Il 2020 ha portato poi un calo considerevole nei rapporti di lavoro attivati quasi in tutti i settori, a eccezione del personale domestico, che nei primi tre trimestri dell’anno segna un aumento del 37%. Nel 2021 invece la maggior parte dei rapporti è stata attivata nel settore PA, Istruzione e Sanità (16,3% del totale). Significativa anche la ripartenza del settore alberghiero e ristorazione, che segna +11% di contratti attivati rispetto all’anno precedente.
Dal primo trimestre 2018 al terzo trimestre 2021 i dati Istat segnalano però un aumento generalizzato del tasso di posti vacanti, che si attesta attorno allo 0,7%-0,8%. Solo nei primi sei mesi del 2020 si registra un decremento del tasso dei posti vacanti, attestato tra 0,5% e 1%, contro il 2-2,1% del terzo trimestre 2021.

Competenze digitali e green domineranno le professioni del futuro 

Il settore che registra un più alto tasso di posti vacanti è quello delle costruzioni (3,3%), seguito da alloggi e ristorazione (2,9%), e attività professionali, tecniche e scientifiche (2,4%). Ma in linea con la transizione ecologica e la digitalizzazione, le figure professionali maggiormente richieste nei prossimi anni saranno quelle con specifiche competenze digitali (circa 2 milioni di lavoratori) e quelle con competenze green (circa 2,3 milioni).
In ogni caso, dal 2013 al 2020, si nota un costante seppur minimo incremento nel grado di soddisfazione degli occupati. E i più soddisfatti sono i lavoratori del Trentino Alto Adige, con un valore medio del 7,9, seguiti da quelli della Valle d’Aosta (7,7) e della Lombardia (7,6).

I lavori in somministrazione più richiesti nel 2022

Le oscillazioni dell’attività economica registrate in questi due anni di pandemia hanno determinato problemi di scarsità di manodopera in diverse aree, e un turnover più o meno forzato che ha prodotto, per chi cerca lavoro oggi, numerose opportunità di inserimento. Jobtech ha condotto un’analisi sulle cinque professioni più richieste nel 2022 tra gli annunci in somministrazione nel mondo del retail, logistica, call center, hospitality e Ho.Re.Ca. Secondo Jobtech, un fenomeno in enorme crescita sono i dark store, i punti vendita che si occupano esclusivamente dello shopping online. I dark store rappresentano un ambito pronto ad assumere migliaia di dipendenti in tutta Italia: è prevista infatti la creazione di micro centri di distribuzione di quartiere in cui lavoreranno solo rider, ‘picker’, persone deputate alla preparazione degli ordini, e ‘packer’ (magazzinieri) e store manager.

Responsabili della logistica focalizzati sulla soddisfazione del cliente finale

Il responsabile della logistica in un’azienda diventerà un ‘responsabile della soddisfazione del cliente’. Quindi dovrà occuparsi dell’analisi e l’automazione nei centri di evasione ordini, pianificazioni di percorsi, conferma della disponibilità del cliente a ricevere la spedizione. Tutto ciò richiede personale formato, digitale ed esperto, riporta Italpress.

Camerieri e operatori di contact center da remoto

La pandemia ha stravolto il comparto, producendo un drastico turnover della forza lavoro. Ciò comporterà, per il 2022, una spinta alle assunzioni di camerieri, barman, chef e pizzaioli. Le opportunità non mancheranno soprattutto per professionisti con esperienza, a cui si devono però garantire tutele e diritti. Ma una delle cause della Great Resignation è la richiesta un miglior bilanciamento tra vita e lavoro. I sostenitori della Yolo Economy (You Only Live Once, si vive una volta sola), potranno quindi contare sulle numerose opportunità da remoto offerte dal mondo dei call center.

Contabili esperti di sostenibilità

Quello della contabilità è un settore che si è rivelato particolarmente appetibile per chi cerca un lavoro nel 2021. Prima di tutto le donne e chi cerca opportunità di remote working. Nel 2022 ci saranno opportunità soprattutto per chi, oltre alle skill richieste dal settore, vanterà competenze nella sostenibilità. I contabili saranno sempre più strategici per l’approccio green di un’azienda.
“Il lavoro in somministrazione rappresenta spesso il punto di partenza, o di ripartenza, della forza lavoro – dichiara il fondatore di Jobtech -. Ed è una buona notizia che per loro il mercato offra numerose opportunità di inserimento. Colmare il mismatch tra domanda e offerta rappresenterà per il 2022 la vera sfida da affrontare per dare spinta allo sviluppo del Paese. In un momento storico di profondo cambiamento il lavoro del futuro dovrà essere ibrido, in parte remoto e in parte in presenza, digitale e sicuro”.

La felicità? Una birra in compagnia

Tra le abitudini preferite dagli italiani, e di cui si è sentita di più la mancanza negli ultimi mesi, c’è sicuramente quella di uscire con gli amici per mangiare e bere qualcosa insieme, in un locale. Una piccola cosa, ma che regala buonumore e serenità. Ed è proprio questa l’idea di felicità che hanno i nostri connazionali per l’estate 2021: in questa fase di tentativi di ritorno alla normalità, anche i desideri sono più raggiungibili: come era prevedibile, in cima alla lista delle “prime cose che vogliono tornare a fare in compagnia” c’è il sogno di un viaggio con gli amici (31%)… ma subito dopo, per circa 1 italiano su 4 (23%), il piacere più grande è andare al ristorante/pizzeria con gli amici o passare una serata insieme davanti a una birra (23%). A dipingere lo scenario di questo “new normal” è uno studio commissionato da Osservatorio Birra all’Istituto Piepoli, che mostra attese e speranze degli italiani verso l’estate e le riaperture, dopo mesi di convivenza con coprifuoco e distanziamento sociale. La ricerca “Il nuovo fuori casa degli italiani”, realizzata su un campione di 1.000 italiani maggiorenni rappresentativo della popolazione 18-64 anni, mostra che la voglia di tornare ad uscire e incontrarsi è comprensibilmente tanta, con la consapevolezza che questo ritorno alla socialità perduta andrà conquistato e mantenuto con responsabilità.

Prudenza, ma anche socialità

Dalla ricerca si scopre che i nostri connazionali sono prudenti, come hanno imparato a fare e come continueranno a farlo. Ma emerge anche tanta voglia di normalità nel quotidiano, in particolare nei luoghi del fuori casa. È un desiderio diffuso, ma particolarmente sentito tra i consumatori di birra, che dimostrano una voglia al di sopra della media di riconquistare la convivialità ed i momenti extradomestici condivisi con amici e famigliari. In generale, la quasi totalità degli italiani (92%) ritiene importante tornare a condividere il tempo libero fuori casa. Ma nei mesi di restrizioni sono gli appassionati di birra ad aver sentito più di tutti (l’82% contro il 69% dei non consumatori), la mancanza di luoghi di aggregazione come bar, ristoranti, pizzerie, pub e locali. E saranno sempre loro il motore della ripartenza del fuori casa. Quasi 8 beer lover su 10 (78%) dichiarano che passeranno più tempo condiviso al di fuori delle mura domestiche nei prossimi mesi, contro il 71% dei non consumatori.

Presto, una birra!

La birra, più delle altre, si conferma la bevanda socializzante per eccellenza. Tanto che con il 61% delle preferenze, la birra è stata la più consumata in questo periodo di graduali riaperture, davanti a caffè (43%), acqua (34%) e vino (38%). E, nelle intenzioni degli italiani, resterà la più bevuta fuori casa anche nei prossimi mesi, doppiando, con il 67% delle preferenze, caffè (28%), aperitivi e cocktail (24%). 

Quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro necessari entro il 2025

Nei prossimi cinque anni serviranno quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro, di cui oltre 740mila nella PA, mentre nel settore privato la richiesta sarà compresa tra 1,7 e 2,1 milioni di dipendenti, e 1-1,1 milioni di lavoratori autonomi. Nel primo caso, il turnover dovrebbe riguardare circa 1,2 milioni di lavoratori, nel caso degli autonomi, invece, la stima è di 680mila. In sostanza, quindi, circa il 70% delle opportunità lavorative che si verranno a creare entro il 2025 sarà legata alla sostituzione di personale oggi occupato. È quanto mostrano le Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2021-2025), elaborate nell’ambito del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere, in collaborazione con ANPAL.

Ipotesi per due scenari

Nel complesso, quindi, tra il 2021 e il 2025 i settori privati e pubblici potrebbero esprimere un fabbisogno compreso tra 3,5 e 3,9 milioni di lavoratori, di cui 2,6 milioni per necessità di sostituzione del personale ora occupato, e a seconda dello scenario di riferimento, 900mila-1,3 milioni per la crescita dello stock occupazionale dovuta all’espansione economica. Lo scenario avverso, che incorpora l‘ipotesi di recrudescenza del Covid-19, e quello invece più favorevole, sono stati elaborati a partire dalle stime del Governo e considerano anche l’impatto dei diversi interventi di politica economica previsti dall’esecutivo, in particolare, dal piano finanziato dall’Unione Europea Next Generation.

Tassi di crescita più elevati per informatica e Tlc, finanza e salute

Nel dettaglio, i servizi esprimeranno un incremento compreso tra 860mila e 1,1 milioni di occupati nell’intero quinquennio, mentre per i settori industriali si stima una variazione dello stock compresa tra 63mila e 128mila lavoratori, e per l’agricoltura, tra 9mila e 29mila unità. I tassi di crescita medi annui più elevati si evidenziano nelle filiere informatica e telecomunicazioni, finanza e consulenza, e salute, che comprende sia i settori industriali della farmaceutica e del biomedicale sia i servizi socio-sanitari pubblici e privati. A livello settoriale, nel quinquennio dovranno essere sostituiti circa 340mila occupati nella filiera salute (per oltre la metà determinata dalla domanda di dipendenti pubblici per la sanità), 387mila unità negli altri servizi pubblici e privati (soprattutto nei servizi generali della PA), e 451mila lavoratori nel commercio e turismo (per il 75% nel commercio).

Il fabbisogno occupazionale delle filiere

Per i servizi si stima tra il 2021 e il 2025 un fabbisogno occupazionale compreso tra 2,8 e 3 milioni di unità, quasi l’80% del totale, mentre la richiesta dell’industria ammonterà a 660-726mila occupati, e dell’agricoltura a 110-130mila unità. Per commercio e turismo emerge una domanda di occupati compresa tra 568mila e 698mila unità, per oltre la metà determinata dalla necessità di turnover dei lavoratori del solo commercio. Per la filiera finanza e consulenza, riporta Agi, il fabbisogno stimato è di 500-543mila occupati, viste le esigenze di consulenze tecniche negli ambiti dell’ICT che nei prossimi anni potrebbero incrementare per le misure volte a sviluppare la digitalizzazione e l’innovazione. 

Primo semestre 2020: è boom di attacchi informatici legati al Covid-19

Sfruttare la pandemia da coronavirus per sferrare attacchi informatici gravi: è quanto stanno facendo i cybercriminali di tutto il mondo, che del Covid-19 hanno colto un’opportunità, quella di approfittare del periodo di emergenza globale per prendere di mira ospedali, truffare i cittadini sempre più connessi, e violare i sistemi di aziende e Pubbliche amministrazioni. L’impiego forzato di strumenti e modalità operative prima poco utilizzate o conosciute ha creato infatti nuove opportunità per i cybercriminali, che tra vulnerabilità insite nei nuovi strumenti e paure generate dalla pandemia hanno trovato un terreno fertile per incrementare i propri guadagni. Il Clusit, l’Associazione Italiana per la sicurezza informatica, ha dedicato un rapporto sull’impatto del Covid-19 sulla sicurezza delle informazioni. E dal report emerge che degli 850 attacchi informatici gravi avvenuti su scala globale, e analizzati nel corso del primo semestre 2020, 119 sono direttamente riferibili al tema Covid-19.

Il 61% riguarda campagne di phishing in associazione a malware

Stando al rapporto del Clusit, presentato nel corso del Security Summit Streaming Edition, la maggioranza degli attacchi legati al coronavirus, il 61%, riguarda campagne di phishing, ovvero truffe informatiche via email, in associazione a malware (21%), software dannosi che intaccano la sicurezza dei sistemi. Inoltre, nei primi sei mesi del 2020 il 64% delle vittime rientra nella categoria “target multipli”: si tratta cioè di attacchi strutturati per danneggiare rapidamente, e in parallelo, il maggior numero possibile di utenti e organizzazioni.

L’11% degli attacchi è legato al mondo sanitario e il 12% riguarda bersagli governativi

Il rapporto evidenzia che l’11% degli attacchi è legato al mondo sanitario e il 12% riguarda bersagli governativi. Gli attacchi, molti dei quali definiti gravi, hanno visto i cybercriminali approfittarsi delle prime fasi concitate di approvvigionamento di presidi di sicurezza, come ad esempio le mascherine, creando danni considerevoli. Ma oltre ai danni direttamente conseguenti agli attacchi compiuti, il report del Clusit sottolinea che il tema Covid-19 ha alimentato anche la diffusione di fake-news, fomentando la confusione sulle notizie relative alla pandemia venutasi a creare a livello globale, soprattutto nei primi mesi dei contagi.

Necessari investimenti in ricerca e innovazione adeguati alla minaccia

“Nella tragedia di questi mesi sta avvenendo una rivoluzione: il digitale sta trasformando l’organizzazione delle imprese e la vita dei cittadini, e stiamo comprendendo che la sicurezza del digitale è essenziale”, afferma il presidente del Clusit Gabriele Faggioli.

In questo contesto l’urgenza è quella di “investire in ricerca e innovazione e costituire un ecosistema delle imprese e della Pubblica amministrazione in cui gli investimenti risultino adeguati alla minaccia – sottolinea ancora Faggioli – oltre a rendere più consapevoli i cittadini”.

L’autobus è in ritardo o è sovraffollato? Per scoprirlo c’è Google Maps

Per chi utilizza i mezzi pubblici per gli spostamenti nelle città in cui le aziende di trasporto municipale non forniscono il servizio di tracciamento dei mezzi, verificare se l’autobus è in ritardo oppure è in arrivo, ma è “pieno”, potrebbe essere di grande aiuto. A questo ha pensato Google Maps, che ha reso disponibili due nuove funzionalità per aiutare a pianificare meglio il viaggio sui mezzi pubblici, e rimanere informati in tempo reale proprio sui ritardi degli autobus e sulle condizioni di affollamento degli stessi. Anche in Italia.

Controllare gli orari dei mezzi non basta

Quando si ha un incontro importante, che sia un appuntamento con un amico o dal medico, ma anche quando si è all’estero, magari in vacanza, spesso la prima cosa da fare è controllare gli orari dei mezzi pubblici per assicurarsi di arrivare in tempo. O anche semplicemente per meglio pianificare gli spostamenti. Sfortunatamente, questi orari non sempre riflettono le condizioni reali del traffico, che potrebbero riflettersi sui tempi del viaggio e, di conseguenza, causare stress per il timore di arrivare più tardi del previsto, o per il tempo perso ad aspettare inutilmente alla fermata. Per risolvere questo problema, Google Maps ha lanciato la funzionalità che informa dei ritardi degli autobus a causa del traffico nei Paesi, e anche nelle città italiane, in cui ancora non si dispone di informazioni in tempo reale dalle aziende di trasporti locali.

Vedere dove si trovano i rallentamenti

Ora perciò si può sapere se l’autobus arriverà in ritardo e di quanto, così da essere consapevoli dei tempi di spostamento in base alle condizioni del traffico lungo il tragitto. La funzionalità permette infatti anche di visualizzare sulla mappa i punti del percorso dove si trovano i rallentamenti, così da essere informati in anticipo e potersi organizzare. Al momento in Italia, riporta Adnkronos, le informazioni in tempo reale sui ritardi degli autobus sono disponibili nelle città di Napoli, Palermo, Trieste e Venezia.  

Prevedere l’affollamento

Non c’è niente di peggio che essere ammassati su un autobus rovente pieno di gente accaldata, ma ora sono disponibili le previsioni di Google Maps sull’affollamento dei mezzi pubblici. Basandosi sulle tendenze delle corse passate, queste consentono di sapere quanto potrà essere affollato l’autobus, il treno o la metropolitana che si ha intenzione di prendere. Si può così decidere se infilarsi o meno nella calca, o aspettare per qualche minuto un altro mezzo dove la possibilità di sedersi (o anche solo di respirare) potrebbe essere maggiore. In Italia, le previsioni di affollamento sono disponibili per ora nelle città di Roma, Milano, Torino, Padova, Bologna, Firenze e Verona.