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Nuovo bonus mobilità sostenibile, ecco come fare per usufruire dell’agevolazione

Il successo di monopattini elettrici, ebike e altri mezzi “green” è sicuramente in gran parte da attribuire al bonus mobilità sostenibile, l’incentivo fiscale introdotto dal Governo l’anno passato. Un vantaggio che torna anche nel 2022, con alcune novità. In estrema sintesi, ci sono nuove regole per chi ha sostenuto spese per l’acquisto di mezzi e servizi di mobilità a zero emissioni e ha rottamato un vecchio veicolo di categoria M1. Le ultime regole in merito alla richiesta dell’incentivo sono contenute nel provvedimento recentemente firmato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate che definisce i criteri e le modalità di fruizione dell’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio (art. 44 comma 1-septies del DL n. 34/2020) e approva il modello di comunicazione che i contribuenti dovranno trasmettere alle Entrate a partire dal 13 aprile e fino al 13 maggio 2022. Il credito, utilizzabile esclusivamente nella dichiarazione dei redditi, è fruibile non oltre il periodo d’imposta 2022.

Bonus mobilità sostenibile, di cosa si tratta

Come spiega una nota di Adnkronos, il bonus è un credito d’imposta, nella misura massima di 750 euro, riconosciuto alle persone fisiche che, dal 1° agosto 2020 al 31 dicembre 2020, hanno sostenuto spese per l’acquisto di biciclette, monopattini elettrici, ebike, abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di mobilità elettrica in condivisione (sharing) o sostenibile. Per accedere all’agevolazione, nel limite complessivo di spesa di 5 milioni di euro, è necessario aver consegnato per la rottamazione, nello stesso periodo, contestualmente all’acquisto di un veicolo, anche usato, con emissioni di CO2 comprese tra 0 e 110 g/km, un secondo veicolo di categoria M1 rientrante tra quelli previsti dalla normativa in materia (art. 1, comma 1032 della legge n. 145/2018).

I passaggi per ottenere l’agevolazione

Per fruire del bonus mobilità occorrerà comunicare alle Entrate, dal 13 aprile al 13 maggio 2022, l’ammontare delle spese sostenute e il credito d’imposta richiesto inviando il modello approvato con il Provvedimento di oggi utilizzando il servizio web disponibile nell’area riservata del sito o i canali telematici dell’Agenzia. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente nella dichiarazione dei redditi in diminuzione delle imposte dovute e può essere fruito non oltre il periodo d’imposta 2022. Entro 10 giorni dalla scadenza del termine di presentazione dell’istanza sarà resa nota la percentuale di credito d’imposta spettante a ciascun soggetto richiedente, sulla base delle richieste ricevute e tenuto conto del limite di spesa di 5 milioni.

Export lombardo a 33,2 miliardi di euro: torna ai massimi

Ottime notizie e altrettanto ottime performance per l’export lombardo. Come rivela il rapporto di Unioncamere Lombardia sul commercio estero nel terzo trimestre 2021, la Regione tocca i valori massimi. Il valore delle esportazioni originate dalla Lombardia rimane oltre i 33 miliardi di euro e le importazioni si attestano oltre i 36 miliardi complessivi, anche a causa dell’aumento dei prezzi, per cui il deficit commerciale sale a 3,1 miliardi di euro. L’analisi dell’andamento delle quantità scambiate conferma che c’è un “effetto prezzi” sull’incremento dei dati in valore. Infatti l’export registra per le quantità una flessione congiunturale del 12,8% e l’import del 4,5%, entrambe superiori alle corrispondenti flessioni congiunturali dei dati in valore.

I settori che trainano la ripresa
Tra i settori produttivi più dinamici, quello legato ai metalli e alle loro produzioni si conferma forte motore della ripresa (+34,6% su base tendenziale) con effetti positivi sulla performance della maggior parte delle provincie. Altri contributi significativi derivano dall’export dei mezzi di trasporto (+29,7%) grazie alla ripresa dell’export di aeromobili e delle sostanze e prodotti chimici (+23,0%). Finalmente recuperano i livelli pre-crisi anche i prodotti tessili, pelli e accessori (+17,0% tendenziale e un dato superiore del +4,3% rispetto al 3° trimestre 2019). Buono l’andamento di computer e apparecchi elettronici (+12,9%) mentre restano in negativo gli articoli farmaceutici (-2,5% tendenziale) che non hanno ancora recuperato i livelli 2019 (-9,5%).

Le migliori performance a livello provinciale
L’incremento tendenziale interessa tutte le provincie lombarde. Rispetto al terzo trimestre 2019 gli aumenti più rilevanti sono quelli di Varese (+29,4% grazie a un forte incremento dell’export di mezzi di trasporto/aeromobili), Sondrio (+17,6% trainato dai prodotti alimentari e chimici, Cremona (+19,7%), Brescia (+18,9%), Mantova (+15,9%) e Lecco (+11,6%), queste ultime spinte dell’export di metalli di base e prodotti in metallo. Buona la crescita della provincia di Monza e Brianza (+7,2%) anch’essa trainata dai metalli di base e prodotti in metallo. Crescono anche Bergamo (+6,9%) grazie alle sostanze e prodotti chimici e Milano (+3,1%) sostenuta dalla ripresa dell’export di prodotti tessili, abbigliamento pelli e accessori. Como si attesta attorno ai livelli 2019 (+0,1%) con le migliori performance per mobili, attrezzature mediche e sostanze e prodotti chimici. Scontano ancora un gap negativo con il 3° trimestre 2019 Lodi (-5,0%) a causa del rallentamento dell’export di computer e apparecchiature elettroniche e Pavia (-10,8%) con segni negativi diffusi alle principali tipologie di prodotto dell’export provinciale.

Italiani e società: in Italia si leva l’onda dell’irrazionale

Accanto alla maggioranza ragionevole e saggia in Italia si leva un’onda di irrazionalità: per il 12,7% degli italiani la scienza produce più danni che benefici, e per il 5,9%, pari a circa 3 milioni di persone, il Covid semplicemente non esiste. Inoltre, per il 10,9% il vaccino è inutile e per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. È la società irrazionale: una sorta di sonno della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico che pretende di decifrare il senso occulto della realtà. E se si osserva una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste, la ‘colpa’ non è solo della pandemia. 

L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale

Dalle tecno-fobie, con il 19,9% degli italiani che considera il 5G uno strumento per controllare le menti delle persone, al negazionismo storico-scientifico, per il quale il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna, stiamo precipitando nell’irrazionalità.
La teoria cospirazionistica del ‘gran rimpiazzamento’ ha invece contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica, e tutto ciò accade per interesse di presunte élite globaliste. L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale, sia le posizioni scettiche individuali, sia i movimenti di protesta, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendita dei libri, occupando le ribalte televisive.

L’insoddisfazione sociale genera la ricusazione del paradigma razionale

L’irrazionale che oggi si manifesta nella società non è una distorsione legata alla pandemia, ma ha radici socio-economiche profonde, seguendo una parabola che va dal rancore al sovranismo psichico, e che evolve diventando il gran rifiuto degli strumenti con cui in passato abbiamo costruito benessere e progresso: scienza, medicina, farmaci, e innovazioni tecnologiche. Questo perché siamo entrati nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Bassa crescita economica e ridotti ritorni in termini di gettito fiscale innescano infatti la spirale del debito pubblico, una diffusa insoddisfazione sociale e la ricusazione del paradigma razionale.

“Si viveva meglio in passato”

Di fatto, la fuga nell’irrazionale è l’esito di aspettative soggettive insoddisfatte. Infatti, l’81% degli italiani ritiene che oggi sia molto difficile per un giovane vedersi riconosciuto nella vita l’investimento di tempo, energie e risorse nello studio. Tanto che il 35,5% è convinto che non conviene impegnarsi in una laurea o in una specializzazione, per poi ritrovarsi invariabilmente con guadagni minimi e rari attestati di riconoscimento. Inoltre, per due terzi degli italiani, il 66,2%, nel nostro Paese si viveva meglio in passato. Segno, questo, di una corsa percepita verso il basso.

Recupera l’industria di Milano, Monza Brianza e Lodi: livelli superiori al pre lockdown

L’area di Milano, Monza Brianza e Lodi conferma la sua vocazione di zona ad alto tasso di produttività e resilienza: lo dimostra, nel caso ce ne fosse bisogno, l’andamento dell’economia locale, che a settembre 2021 mette a segno risultati migliori di quelli pre lockdown. L’unica, vera criticità è data le difficoltà di approvvigionamento sui mercati che riflettono – attraverso l’incremento dei prezzi – il disallineamento tra crescita della domanda e rigidità dell’offerta.

Industria, congiuntura positiva

Come evidenziato dalle elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, i dati della congiuntura dell’industria relativa al terzo trimestre 2021 appaiono positivi. Nell’area lombarda in esame sono in aumento, rispetto a due anni fa, produzione, fatturato e ordini. Tanto che nel terzo trimestre 2021 hanno superato i livelli dell’analogo periodo del 2019, quando ancora non si parlava di lockdown. E, proprio per evitare l’effetto distorsivo indotto dalle chiusure,  l’analisi confronta i dati con i valori registrati nel terzo trimestre 2019, sia rispetto alla dinamica produttiva sia per fatturato e degli ordini. A livello congiunturale – rispetto al secondo trimestre 2021 – crescono l’area metropolitana milanese e brianzola, mentre si registra un calo per la provincia di Lodi. Permangono tra i segnali negativi le difficoltà di approvvigionamento sui mercati che riflettono – attraverso l’incremento dei prezzi – il disallineamento tra crescita della domanda e rigidità dell’offerta.

Milano, bene l’industria cittadina

Per quanto riguarda il capoluogo di Regione, si registra nel terzo trimestre 2021 un aumento congiunturale rispetto al secondo trimestre 2021 della produzione industriale e del fatturato milanese (+1,3% e +1% destagionalizzato), inferiori però al dato lombardo (rispettivamente +2,5% e +1,9%). come si legge nel rapporto, “Per gli ordini, la progressione congiunturale è invece molto più marcata per l’industria milanese rispetto alla manifattura regionale sia per il mercato interno (rispettivamente +5,3% e +3% destagionalizzato) che estero (+4,7% e+1,3% destagionalizzato). Passando all’analisi tendenziale, il terzo trimestre 2021 ha consentito all’area metropolitana milanese – con riferimento alla produzione – di superare il livello pre-pandemia del terzo trimestre 2019 (+6,6% in due anni). Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre raffrontata al terzo trimestre 2019, l’aumento è del +10,5%. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al terzo trimestre 2019 (+16,6% in due anni), con performance migliore della manifattura lombarda (+13,3%). I mercati interni hanno ripreso la crescita in modo molto più incisivo (+17,9%) rispetto alla componente estera (+14,2%)”.

Isee 2022, cosa cambia per il calcolo e le prestazioni richieste

Nel 2022 si stima un boom di richieste dell’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente, sia perché saranno ammesse alcune agevolazioni per le quali l’Isee non era previsto sia perché la platea degli aventi diritto a vecchi e nuovi bonus dovrebbe allargarsi. A causa del Covid crisi la economica e il mercato del lavoro hanno infatti ‘castigato’ le famiglie abbassando il loro reddito. Ne consegue un sensibile ridimensionamento anche del loro Isee, e verosimilmente, anche un aumento delle richieste. Come ricorda laleggepertutti.it, nel 2022 oltre a un aumento del numero delle prestazioni, ci sarà un altro modo di calcolare la dichiarazione sostitutiva unica che porta alla definizione dell’Indicatore. 

Come ottenerlo per avere diritto a bonus e detrazioni

L’Isee stabilisce la ricchezza di un nucleo familiare attraverso i dati relativi al reddito e al patrimonio dei componenti del nucleo e tiene conto di altri fattori, come la presenza di eventuali portatori di handicap. Questo indicatore viene richiesto per numerose prestazioni socio-assistenziali, cioè per avere diritto a bonus e detrazioni. Per ottenere l’Isee è possibile rivolgersi a un centro di assistenza fiscale (un Caf), o accedere con il proprio Spid al sito dell’Inps e compilare la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per la richiesta dell’Isee.

Assegno unico dei figli, superbonus 110%, bonus acquisto prima casa per under 36

Dal 2022 viene allargato il numero delle prestazioni per le quali l’Isee sarà richiesto come requisito indispensabile per poterne beneficiare. Tra le prestazioni per le quali, finora, veniva richiesto l’Isee a una determinata soglia a seconda del bonus o della detrazione in oggetto, rientravano il reddito di inclusione (Rei), il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, le prestazioni socio-sanitarie, la riduzione della tariffa per mensa scolastica e asilo nido, il bonus per i libri scolastici, la riduzione per tasse universitarie e borse di studio, il bonus per luce, gas e acqua, la riduzione per la tassa rifiuti, il bonus bebè. A queste prestazioni dal 2022 si aggiungono l’assegno unico dei figli, il superbonus 110% per le villette (limite a 25mila euro), e il bonus sull’acquisto della prima casa per gli under 36 (limite a 40mila euro).

Novità sul concetto di nucleo familiare

Dal 2022 per ottenere l’Isee alcuni passaggi resteranno identici a quelli previsti in passato, mentre altri sono stati modificati. Si parte sempre dall’individuazione del numero dei componenti del nucleo familiare su cui calcolare l’indicatore. Il riferimento è quello della famiglia anagrafica al momento della presentazione della Dsu, e i figli vengono calcolati nell’Isee del genitore con cui convivono, anche se risultano fiscalmente a carico dell’altro genitore. Ma l’arrivo dell’assegno unico sui figli porterà in alcuni casi delle novità sul concetto di nucleo familiare, e quindi, sul calcolo dell’Isee. Se finora l’assegno familiare (Anf) aveva come riferimento il reddito, e non l’Isee, del richiedente, che poteva essere un solo genitore, con il nuovo assegno unico andranno sommati i redditi e i patrimoni mobiliari e immobiliari di entrambi i genitori.

I supermercati promuovono i prodotti vegetariani e veg

Un’ottica interessante per leggere il fenomeno dell’aumentato interesse dei consumatori per i prodotti vegetariani e vegani è l’analisi dei volantini e dei cataloghi digitali dei supermercati. Tiendeo.it, società che opera nei servizi drive-to-store per il settore retail, considerando lo spazio sempre più ampio dedicato al settore vegan, ha preso in esame i dati degli ultimi tre anni relativi alle ricerche di carne e di frutta e verdura, oltre a quelle specifiche di prodotti vegani. I risultati della ricerca sono uno specchio della tendenza globale a promuovere un consumo responsabile, recuperando abitudini alimentari che includano alternative vegetariane e al tempo stesso nutritive. Da anni ragioni etiche e ambientaliste determinano infatti l’aumento di chi si orienta verso regimi alimentari vegetariani e vegani, oppure, a un regime flessibile in cui lo spazio per i prodotti di origine animale è molto ridotto rispetto a prima.

I consumatori cercano più frutta e verdura e meno carne

Secondo i dati della FAO, nella seconda metà del XX secolo il consumo di carne si è moltiplicato per cinque a livello mondiale (1950: 45 milioni di t/anno, 2000: 233 milioni di t/anno), ma ora si assiste a un’inversione di tendenza.  I consumatori ricercano infatti in modo crescente frutta e verdura. Dall’analisi di Tiendeo.it nel 2021 si registra infatti un aumento del 59% rispetto al 2019. Per quanto riguarda la carne, nel 2020 si registra invece una diminuzione del -7% nelle ricerche dei consumatori, mentre nel 2021 il salto è stato decisamente importante, con un crollo del 38% rispetto ai dati del 2019.

Più promozioni per i prodotti vegetariani e vegani: in un anno +182%

Sono molti i consumatori che introducono alimenti vegetariani e vegani all’interno della propria alimentazione, e i retailer lo sanno. Non a caso nell’intervallo tra settembre 2020 e settembre 2021 la crescita di promo di prodotti vegetariani e vegani all’interno dei volantini dei retailer è del 182%. Sono dati che fanno riflettere, e che stanno portando a uno spostamento degli interessi dei consumatori, dettati soprattutto da scelte responsabili in fatto di consumi e alimentazione. A generare preoccupazioni nei consumatori è soprattutto l’impronta idrica della produzione di prodotti animali, ovvero il volume totale di acqua dolce impiegata per produrre un prodotto, riporta Ansa.

Produrre proteine da legumi impatta meno sull’ambiente 

Di fatto, l’impronta idrica della carne di manzo è di 15.400 litri per kg, mentre quella del pomodoro è di 200 litri per kg. Secondo l’UNESCO-IHE Institute for Water Education, per produrre un grammo di proteine da carne bovina occorre una quantità di acqua 6 volte superiore a quella necessaria per produrre un grammo di proteine da legumi. Ma non è tutto, perché tutto ciò ha ripercussioni anche sulla deforestazione, la degradazione del suolo e sulle di emissioni di CO2.  Per avere un’idea dell’impatto delle nostre abitudini alimentari sulla produzione di gas serra, basti pensare che le principali 20 aziende zootecniche del mondo emettono in totale 932 milioni di tonnellate di CO2, ovvero più di quanto emesso da stati come Regno Unito, Germania o Francia.

Fiducia e professioni, i politici sono i meno affidabili  

Dal 2018 il sondaggio Ipsos Global Trustworthiness Index rileva il livello di fiducia riposto dalle persone di tutto il mondo nelle diverse categorie professionali. E dalla nuova rilevazione, che ha coinvolto 28 Paesi, in media, a livello internazionale, risulta che il 64% dei cittadini valuta medici e dottori come le figure professionali maggiormente affidabili, seguiti dagli scienziati, con il 61%, e gli insegnanti, con il 55%. Le ultime posizioni della classifica sono occupate dai politici, con il 10%, dai ministri del Governo, con il 14%, e dai dirigenti pubblicitari, con il 15%. Di fatto, a livello internazionale, sono queste tre professioni a distinguersi per essere considerate meno affidabili: dirigenti pubblicitari, ministri del Governo e politici.

In Italia, solo il 9% dei cittadini ritiene i politici affidabili

La rilevazione di quest’anno ha fornito anche un confronto tra il mondo pre-pandemia e quello di oggi. Infatti, tra il 2019 e il 2021 la percentuale di coloro che vedono i politici come inaffidabili è diminuita di 4 punti (dal 66% al 62%), mentre il livello di sfiducia nei ministri del Governo è diminuito di 5 punti (dal 58% al 53%), e se nel 2019 quasi la metà degli intervistati a livello internazionale considerava inaffidabili i dirigenti pubblicitari (45%), ora la quota è pari al 39%. Soltanto il 15% degli intervistati ripone fiducia nei dirigenti pubblicitari, il 14% nei ministri del Governo e il 10% nei politici. In Italia, il 9% dei cittadini ritiene i politici affidabili e il 15% ritiene affidabili ministri del Governo e dirigenti pubblicitari.

La pandemia fa salire la fiducia in medici e dottori

Sebbene negli ultimi anni le posizioni di molte professioni siano rimaste invariate, la pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto notevole sulla posizione occupata da medici e dottori. Infatti, la fiducia in questa categoria professionale è aumentata di 7 punti percentuali dal 2019. La Gran Bretagna è il Paese che affida il punteggio più alto di fiducia nei medici, con il 72%, seguono i Paesi Bassi, con il 71%, e il Canada con il 70%. La percentuale dell’Italia si avvicina molto alla media internazionale: il 65% ripone la propria fiducia nella categoria dei medici.

La categoria professionale degli scienziati occupa il primo posto della classifica

Gli scienziati sono la categoria professionale che ottiene in media la fiducia del 61% degli intervistati, e la loro posizione è rimasta invariata in molti mercati negli ultimi due anni. In Italia, la categoria professionale degli scienziati occupa il primo posto della classifica: il 68% dei cittadini la ritiene affidabile, anche in misura maggiore rispetto a medici e dottori. Per la terza rilevazione consecutiva, gli insegnanti continuano a rimanere sul podio occupando il terzo posto, con una media del 55% a livello internazionale che li definisce affidabili. Anche in questo caso il livello di fiducia riposto nella categoria professionale degli insegnati ha subito piccole variazioni negli ultimi anni. Tra i maggiori aumenti registrati, Italia e Sudafrica (+6), mentre il livello di fiducia è diminuito negli Stati Uniti (-6) e in Argentina (-5).

Boschi italiani aumentano superficie e biomassa: in 10 anni più 587mila ettari

In 10 anni i boschi italiani hanno aumentato la loro superficie e la loro biomassa, e con queste anche la capacità di assorbire anidride carbonica. Sono aumentati infatti di quasi 587 mila ettari, pari a 290 milioni di tonnellate di CO2 sottratte all’atmosfera.  È quanto risulta dall’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio, la cui attività di monitoraggio degli ecosistemi forestali si inserisce nella realizzazione degli obiettivi strategici individuati dall’Unione Europea nell’ambito del Green Deal, che prevede il raggiungimento della neutralità delle emissioni inquinanti entro l’anno 2050.

La biomassa cresce del 18,4% pari a 165,4 metri cubi a ettaro

Dalla lettura dei dati si evidenzia un aumento della superficie forestale precisamente di circa 586.925 ettari, per un valore complessivo di 11.054.458 ettari di foresta, pari al 36,7 % del territorio nazionale. La consistenza dei boschi italiani, espressa come metri cubi di biomassa è aumentata del 18,4%, e i valori a ettaro in dieci anni sono passati da 144,9 metri cubi a 165,4. Lo stock di carbonio nella biomassa epigea e nel legno morto è poi passato dai 490 milioni di tonnellate della rilevazione del 2005 a 569 milioni di tonnellate di Carbonio organico, equivalente a un valore di CO2 che passa da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate. In pratica, un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e quindi sottratta all’atmosfera.

Il ruolo essenziale delle foreste nel garantire gli equilibri ambientali globali

L’anidride carbonica è il gas serra maggiormente responsabile dell’innalzamento globale delle temperature. Le foreste invece svolgono un ruolo essenziale nel garantire gli equilibri naturali e ambientali globali, e contemporaneamente, nel contribuire al soddisfacimento dei bisogni del genere umano Affinché le foreste “contino” nelle scelte e nelle strategie politiche ed economiche del Paese, bisogna prima di tutto “contare” le foreste. La sottrazione dall’atmosfera e l’immagazzinamento dei gas a effetto serra, in particolare del diossido di carbonio o anidride carbonica, è una delle funzioni più importanti riconosciute alle foreste, che in questo modo contribuiscono a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e a regolare il clima.

Un ponte insostituibile tra il mondo inorganico e quello degli esseri viventi

Le foreste, riporta Askanews, come tutto il regno vegetale rappresentano un ponte insostituibile tra il mondo inorganico e quello degli esseri viventi, e una formidabile macchina biologica che cattura carbonio dall’atmosfera, lo immagazzina nelle sue fibre e lo tiene bloccato per tempi anche molto lunghi. Un metro cubo di legno secco contiene infatti circa 260 kg di carbonio, pari a circa la metà del suo peso.

Economia circolare: l’Italia è prima, ma non per stili di vita e consumi

Se l’Italia eccelle nell’economia circolare arranca sul fronte di comportamenti e stili di vita ‘green’, ed è in deciso rallentamento in settori-chiave della transizione ecologica, come ad esempio la produzione e il consumo di energie rinnovabili.  Da quanto emerge dal Rapporto di Circonomia, il Festival nazionale dell’economia circolare di Alba, se nel 2004 l’Italia contava il 6,3% di energia pulita sui consumi finali, e il 17,1% nel 2014, raggiungendo il target europeo del 17% con largo anticipo, nel 2019 si è fermata al 18%. Nella classifica dei Paesi europei più attivi nell’economia circolare l’Italia però è prima, seguita da Olanda, Austria e Danimarca. Le buone prestazioni sul fronte dell’economia circolare nascono da vari fattori, innanzitutto da condizioni oggettive e tradizionali. La nostra ‘geografia’, infatti, caratterizzata in prevalenza da un clima mite, favorisce bassi consumi di energia, e la strutturale carenza di materie prime, ha ‘abituato’ l’economia italiana a ottimizzare l’uso di energia e risorse naturali.

L’andamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili 

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel 2010 la produzione elettrica da nuove fonti rinnovabili, escludendo l’idroelettrico, era pari all’8%, valore inferiore alla media europea, e se nel 2015, con un balzo trainato dal fotovoltaico, era arrivata al 23%, si è fermata alla stessa percentuale fino al 2019. Inoltre, le prestazioni ambientali dell’Italia contraddicono il persistente declino del Paese sotto il profilo economico e sociale. L’Italia arretra, talora in assoluto, più spesso in termini relativi rispetto agli altri Paesi, sotto il profilo del reddito, delle condizioni sociali, dei tassi occupazionali, dei divari di genere e generazionali.

Comportamenti poco sostenibili, e consumi poco ‘green’

La terza ‘ombra’ riguarda i comportamenti, gli stili di vita e di consumo. Nel confronto con altri Paesi europei l’Italia, che nell’indice di circolarità primeggia, mostra un’assai maggiore lentezza nell’aprirsi a modelli di consumo e stili di vita ‘circolari’. Nelle nostre case consumiamo più energia della media dei cittadini europei: peggio di noi fanno solo Belgio e Lussemburgo. E la penetrazione del solare termico nei consumi domestici è un quarto di quello della Spagna e meno di metà di quello della Germania.

Spesa alimentare bio e mobilità alternativa ancora poco diffusi

Sebbene siamo uno dei principali produttori europei di prodotti alimentari biologici, per consumi bio sia rispetto alla spesa alimentare sia per abitante l’Italia è dietro buona parte dei Paesi del Nord Europa. Altro capitolo nel quale fatichiamo è quello della mobilità alternativa: da una parte siamo il Paese europeo con il più alto tasso di motorizzazione privata dall’altra pur essendo i primi produttori europei di biciclette i ritmi di vendita di bici ed e-bike sono ampiamente al di sotto della media europea. Nell’ambito dei comportamenti ‘green’, vanno poi sottolineate le profonde differenze tra le regioni. Dalla diffusione delle energie rinnovabili all’utilizzo degli eco-bonus, dal car-sharing alla raccolta differenziata, il gap tra Nord e Sud è vistoso, e non pare in via di riduzione.

Vino, export da record: verso quota 7 miliardi nel 2021

Il vino italiano è sempre più bevuto all’estero. Nel primo semestre 2021 l’export italiano di vino supera infatti per la prima volta la quota di 3 miliardi di euro, arrivando a 3,3 miliardi: un valore che proietta le aspettative per questo primo anno post-pandemico oltre la soglia dei 7 miliardi. Si tratta di un record assoluto nella storia dell’industria vinicola italiana, confermato dalle elaborazioni dell’Osservatorio del vino di Unione italiana Vini (Uiv) sui dati Istat del primo semestre di quest’anno. Secondo lo studio, il rimbalzo delle spedizioni tricolori nel mondo, favorito dalla ripresa dei consumi nei principali Paesi clienti, è evidente non solo sul 2020, che segna un +16% in valore e un +6% anche dei volumi, arrivando sopra quota 10 milioni di ettolitri, ma anche sulla media del triennio 2015/2018 pre-Covid. 

Gli spumanti ‘girano’ a regimi più che raddoppiati

In particolare, nel primo semestre del 2021, il segmento dei vini confezionati eguaglia le performance del 2019 (+6%), mentre gli spumanti ‘girano’ a regimi più che raddoppiati, con ritmi straordinari negli Usa e in Germania. Negli Stati Uniti, infatti, gli spumanti italiani segnano +75% sulla media 2015/18, contro +45% della Francia. Sui vini confezionati, invece, sempre in rapporto alla media del periodo pre-pandemia, negli Usa il 2021 segna +12% contro +2% del 2019, in Germania +18% contro +5%, e in Canada +19% contro +4%.

Assecondare la crescita, anche attraverso la promozione

Debolezze diffuse invece in UK, dove si riscontra un peggioramento rispetto ai ritmi già negativi del 2019 (-8% contro -4%), e Giappone, dove si scende in terreno leggermente negativo contro una crescita del 12% registrata prima dello scoppio della pandemia. Per il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, “Ora è necessario assecondare questa crescita, anche attraverso l’ausilio della promozione e del nuovo plafond di 25 milioni di euro ai nastri di partenza entro l’autunno”.

In aumento tutti i principali segmenti ad alto valore aggiunto

Quanto ai dati di confronto annuo, grazie a un balzo poderoso registrato soprattutto tra aprile e giugno, tutti i principali segmenti ad alto valore aggiunto segnano crescite. I vini spumanti salgono a +26% (780 milioni di euro), i vini frizzanti superano la soglia dei 200 milioni (+3%), e i vini fermi confezionati crescono del +16%, con il top dei rossi a denominazione che segnano +23% (860 milioni di euro). In regresso risultano solo i bag-in-box (-7%), vini che avevano fortemente beneficiato dalle restrizioni imposte dai lockdown nel 2020, e gli ‘sfusi’, che soffrono della impietosa concorrenza spagnola sulle principali destinazioni.