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Con la transizione ecologica e digitale sale il Pil: +1,1% nel 2035, +8,4% nel 2050

In uno scenario Net Zero Transformation, ovvero, se si decidesse di accelerare la transizione ecologica e digitale, il sistema produttivo nazionale potrebbe registrare benefici già nel 2035: Pil superiore dell’1,1% rispetto a uno scenario di base, e tasso di disoccupazione inferiore dello 0,7%. 
l trend positivo continuerebbe negli anni successivi, e nel 2050 il Pil sarebbe superiore dell’8,4% a quello tendenziale.

Questo, grazie al rallentamento del riscaldamento globale, all’innovazione e all’aumento dell’efficienza energetica, che contribuirebbero anche a ridurre la spesa per i danni ambientali e ad aumentare le entrate fiscali. 
È il quadro che emerge dal Rapporto ‘Scenari per l’Italia al 2035 e al 2050. Il falso dilemma tra competitività e sostenibilità’, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ETS (ASviS) in collaborazione con Oxford Economics

“È a questo scenario virtuoso che dobbiamo guardare”

In questo modo, nonostante l’aumento degli investimenti pubblici, si registrerebbe anche un miglioramento del rapporto debito pubblico/Pil rispetto allo scenario di base. 

“È a questo scenario virtuoso che dobbiamo guardare, rispetto agli altri tre analizzati: Net Zero, Transizione Tardiva, Catastrofe Climatica – sottolinea Enrico Giovannini, direttore scientifico ASviS. – Dobbiamo accelerare la transizione, non rallentarla, e sostenerla con investimenti innovativi a tutto campo, perché questo produrrebbe risultati positivi per tutti i settori sia al 2035, sia al 2050, con l’ovvia eccezione dell’estrazione e della produzione di combustibili fossili. Rispetto allo scenario di base, il valore aggiunto della manifattura resterebbe invariato nel 2035, ma crescerebbe del 9,3% nel 2050. E quello dei servizi aumenterebbe dello 0,5% nel 2035 e del 5,9% nel 2050”.

“Una leva strategica per rafforzare il sistema produttivo e sociale”

In termini aggregati, il comparto industriale vedrebbe il valore aggiunto aumentare dell’1,7% nel 2035 e del 14,9% nel 2050, un valore maggiore di quello che sperimenterebbe la Germania nello stesso periodo.

“La sostenibilità è una leva strategica per rafforzare il sistema produttivo e sociale del nostro Paese ed è sbagliato pensare che ci sia contrapposizione tra sostenibilità e competitività – commenta Pierluigi Stefanini, presidente ASviS -. Come dimostrano le simulazioni condotte con Oxford Economics, l’inazione ha costi crescenti, mentre investire nella sostenibilità conviene, perché aumenta la redditività delle imprese e genera benessere sociale”.

Integrare la sostenibilità nel business porta benefici

Gli studi, già disponibili e citati nel Rapporto, dimostrano che le imprese italiane che investono in sostenibilità aumentano la produttività, la competitività e la solidità finanziaria.
Ad esempio, se il 34,5% delle Pmi e il 73,8% delle grandi imprese sono già impegnate in attività di tutela ambientale, quelle manifatturiere sostenibili registrano una produttività più alta del 5-8% rispetto alle altre.

Quasi il 50% delle imprese italiane ha adottato almeno una pratica di economia circolare, con risultati finanziari migliori, maggiori investimenti e minore indebitamento.
Il 92% delle imprese familiari e l’89% delle non familiari riconosce che integrare la sostenibilità nel business porta benefici, a partire dalla reputazione e fiducia nel brand: per questo è tra gli obiettivi prioritari dei prossimi tre anni. 

Business e sicurezza: per le aziende è urgente ottimizzare l’uso dell’AI 

L’introduzione di ChatGPT ha segnato un punto di svolta, rendendo l’Intelligenza artificiale accessibile a tutti, e trasformando radicalmente il processo di innovazione. Ma l’AI sta anche ridefinendo i modelli di business e il panorama della cybersecurity aziendale, aprendo nuove opportunità e al tempo stesso, nuove sfide per le aziende.

In questo scenario in continua evoluzione, la figura del CIO assume un ruolo cruciale. Non solo deve facilitare l’adozione dell’AI in azienda, ma deve anche governarla, garantendo che l’innovazione avvenga in modo sicuro, efficace e strategico.
In occasione dell’evento dedicato all’ecosistema IT in Italia, organizzato da GoBeyond, sono stati presentati i risultati dello studio ‘Total Cost of Ownership dell’AI’, realizzato da IKN Italy, in collaborazione con Casaleggio Associati e Nomios.

I costi nascosti dei progetti di AI

Secondo lo studio, il 32% delle aziende intervistate non monitora il valore generato dall’AI, mentre il 28% valuta i ritorni a livello operativo, e il 60% non monitora ritorni finanziari.
Il valore generato dall’AI solo a livello finanziario viene misurato dal 16% degli intervistati, mentre il 24% monitora ritorni finanziari e operativi.

I progetti AI hanno diversi costi nascosti, che vanno dal Data preparation and governance ai costi infrastrutturali, dalla manutenzione alla formazione fino al legacy. Il technical debt vale il 20-40% dei budget tecnologici, e può rallentare lo sviluppo.
L’analisi evidenzia i costi dei vari approcci, da SaaS o applicativi installati localmente (come Copilot), a cui tutto il personale aziendale ha accesso, a LLM via API o LLM in locale.

Una necessità o una rivoluzione?

L’indagine ha rilevato inoltre che attualmente l’adozione dell’AI nelle aziende è guidata nel 50% dei casi dal CIO, nel 32% dal CDO e solo nel 18% dal CAIO. Dati che aprono una riflessione più ampia: quale valore aggiunto apportano queste figure e quale grado di coinvolgimento richiede realmente l’Intelligenza artificiale in base alle esigenze aziendali?
Parallelamente, l’integrazione dell’AI nella cybersecurity è ormai una necessità per contrastare minacce sempre più avanzate.

Se da un lato l’AI sta rivoluzionando la sicurezza informatica grazie a sistemi di rilevamento avanzato, machine learning, automazione e analisi predittiva, dall’altro rappresenta anche un’arma nelle mani dei cybercriminali, capaci di sviluppare attacchi sempre più sofisticati.

Qual è il livello di utilizzo dell’AI nella cybersecurity?

Il 22% degli intervistati dichiara che non prevede alcuna introduzione dell’AI nella cybersecurity, il 22% la introdurrà entro i prossimi 12 mesi, il 34% utilizza soluzioni AI in modo marginale. Solo il 22% la utilizza in modo esteso.

In ogni caso, per sfruttare appieno il potenziale dell’AI nella cybersecurity, le aziende devono adottare un approccio equilibrato tra innovazione e gestione dei rischi.
La ricerca sottolinea cinque strategie fondamentali per un uso sicuro ed efficace dell’AI. Ovvero, una solida strategia di cybersecurity, investimenti mirati in soluzioni AI, formazione continua, collaborazione con partner del settore e monitoraggio costante delle tecnologie implementate.

L’acquisto di una casa? Un lusso per pochi

Comprare casa nelle grandi città italiane è ormai un’impresa impossibile per circa 10 milioni di famiglie con un reddito annuo inferiore ai 24.000 euro. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance), che evidenzia come il costo di un mutuo assorba almeno la metà del reddito di una famiglia media, mentre per le fasce meno abbienti l’incidenza può superare i due terzi.

Le città più costose in assoluto sono Milano, Roma e Firenze, dove i prezzi degli immobili continuano a crescere: una larga fetta della popolazione resta esclusa dalla possibilità di acquistare casa.

Affitti fuori controllo: sempre più italiani in difficoltà

Anche il mercato degli affitti presenta una situazione critica. Secondo l’analisi di Ance, il canone di locazione nelle grandi città può superare il 40-50% del reddito di una famiglia, rendendo l’affitto un peso insostenibile per molti nuclei a basso reddito.

Milano, Roma e Firenze si confermano i centri urbani più difficili per chi cerca una casa in affitto, con canoni in costante aumento che colpiscono in particolare giovani, studenti e lavoratori precari. “Il problema abitativo ha ripercussioni sociali ed economiche profonde, limitando la mobilità delle persone e ostacolando la crescita del Paese”, ha dichiarato Federica Brancaccio, presidente di Ance.

Le proposte per affrontare la crisi abitativa

Per risolvere l’emergenza casa, Ance e Confindustria propongono tre interventi chiave. In primis, lo snellimento della burocrazia edilizia, con una riforma urbanistica che faciliti nuovi investimenti immobiliari. In seconda battuta servono agevolazioni fiscali per le imprese, incentivando il sostegno ai dipendenti che vivono in affitto.

Infine, sono auspicabili nuovi strumenti finanziari, per attrarre capitali verso progetti di edilizia a uso sociale, riducendo i rischi per gli investitori.

Il settore delle costruzioni dopo la fine del PNNR

Oltre alla difficoltà di accesso alla casa, Ance avverte di un possibile crollo del settore edilizio dopo la fine del PNRR nel 2026. Attualmente, il piano rappresenta circa il 30% degli investimenti pubblici nel settore, con un valore di circa 30 miliardi di euro.

Se non verranno adottate misure per garantire la continuità degli investimenti, il comparto rischia una crisi paragonabile a quella del 2011, con conseguenze negative per l’occupazione e per la modernizzazione del Paese. Il futuro dell’edilizia, dunque, dipenderà dalla capacità di pianificare una strategia di lungo termine, evitando che la fine dei fondi europei lasci il settore in una nuova fase di stagnazione.

Vacanze col tranello per 1,8 milioni di italiani

Aumentano i prezzi, anche delle vacanze, e tanti italiani sono spinti a cercare soluzioni per risparmiare. Ma il rischio di cadere in una frode è dietro l’angolo, tanto che nell’ultimo anno 1,8 milioni di italiani sono incappati in una truffa durante la prenotazione delle vacanze. E quasi un truffato su 2 non è riuscito a recuperare i soldi persi.

Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, il danno complessivo stimato è pari a 643 milioni di euro. Ma nonostante numeri così importanti, in tanti non hanno denunciato l’accaduto. Tra chi ha ritenuto di non riuscire a recuperare i soldi e chi ha pensato che il danno fosse basso, 4 su 10 hanno deciso di non rivolgersi alle autorità.
Insomma, risparmiare è buona cosa, ma diffidare di prezzi troppo bassi è altrettanto corretto. Dietro a offerte fuori mercato non si nasconde l’affare della vita.

L’incubo della casa fantasma

Un caso ricorrente è quello della ‘catapecchia’ pubblicizzata come sistemazione da sogno, ma che una volta arrivati a destinazione, si trasforma in un incubo (30%).
Eppure, gran parte di chi si è ritrovato in questa casistica pur di non rinunciare alla vacanza ha accettato la situazione (69%). Solo il 21% ha alzato i tacchi senza saldare il conto.
C’è anche chi ha scoperto che la sistemazione era occupata da altre persone (19%).

Ma la truffa più grave è sicuramente quella della casa fantasma, un raggiro che ha rappresentato all’incirca il 63% degli eventi fraudolenti andati in porto.

I giovani ci cascano di più

La casa vacanza è la sistemazione più frequentemente oggetto di truffa o tentativo di frode (42%), seguita dai B&B (35,3%) e gli hotel (17%).
Se la maggior parte di chi è caduto in queste trappole si è accorto del problema prima di partire, per circa 550mila vacanzieri l’amara verità è arrivata solo dopo essere giunti sul posto.

A incappare in frodi o tentativi di truffe legati a viaggi e vacanze sono soprattutto i ragazzi con età compresa tra 18 e 24 anni. Spinti dalla voglia di risparmiare, e forse anche da un po’ di ingenuità, sono caduti più spesso in trappola di chi è più maturo (27% vs 14% nazionale). Il campione più attento è risultato infatti quello dei viaggiatori over65, di cui meno del 5% si è trovato in questa situazione.

Portale, social, cartello: dove piazzare la trappola?

I dati parlano chiaro: non esistono tipologie di strutture o canali di prenotazione immuni dalle truffe.
I malfattori cercano di muoversi dove hanno più probabilità di trovare vittime, pertanto, non sorprende come nel 36% dei casi la truffa o il tentativo di frode siano passati attraverso un portale di prenotazione.

Il secondo canale più utilizzato è rappresentato dai social network (35%): l’assenza di controlli da parte delle piattaforme semplifica la vita dei malviventi, che possono muoversi con maggiore libertà.
Quasi 800mila truffati, invece, sono caduti in trappola su un portale di annunci generico o immobiliare, mentre il classico cartello di affitto ha fatto cadere in inganno il 4% degli intervistati.

Cerchi lavoro? Attento al tuo profilo social

I social network sono entrati prepotentemente nelle nostre vite, e non solo nell’ambito personale. Sempre di più, infatti, hanno un impatto anche sulla sfera professionale. Tanto che anche gli head hunter o i responsabili delle assunzioni hanno radicalmente trasformato le modalità di ricerca del personale, ricorrendo sempre più frequentemente a tali piattaforme per individuare potenziali candidati.

Una recente indagine condotta da The Adecco Group su un campione di circa 500 recruiter ha messo in luce l’importanza dei social media nel contesto del processo di selezione del personale. Qualche dato: il 51% dei recruiter ha ammesso di aver subito un’incidenza negativa nel processo di reclutamento dopo aver esaminato i profili social dei candidati. L’indicazione è chiara: occhio ai propri profili social se si è in cerca di una nuova occupazione.

Una rivoluzione rispetto a dieci anni fa

Questo dato rappresenta un notevole aumento rispetto a dieci anni fa, quando solo il 12% dei recruiter si trovava in questa situazione, e anche rispetto al 2021, quando tale percentuale si attestava al 30,8%. Il 37% dei soggetti intervistati ha dichiarato che la presenza di foto considerate inappropriata è stata la causa principale dello scarto della candidatura. Aspiranti candidati sono stati poi “bocciati” per alcuni tratti di personalità riscontrabili nei contenuti pubblicati (per il 27%) e per  manifestazioni esplicite di discriminazione di natura sessuale e/o razziale presenti nelle interazioni online dei candidati (17%).

I recruiter fanno ricerche online

I recruiter, in effetti, dopo aver ricevuto il curriculum vitae, dichiarano di dedicare attenzione alla presenza online del candidato, focalizzandosi sulle esperienze professionali nel 65% dei casi e sui contenuti pubblicati nel 47% dei casi.

“L’uso dei social media da parte dei candidati sta sempre più influenzando le decisioni di assunzione”, ha dichiarato Lidia Molinari, direttrice dei servizi per il personale di Adecco Italia. “I dati ci dimostrano che il controllo dei social media rappresenta uno strumento cruciale nel processo di selezione per oltre la metà dei recruiter, i quali non solo sfruttano tali piattaforme per individuare talenti, ma anche per valutare i candidati”.
“A questo proposito”, ha sottolineato, “consigliamo a chiunque stia cercando opportunità lavorative di sviluppare una propria immagine digitale sui social media, tenendo conto della qualità dei contenuti prima della pubblicazione e prestando attenzione alle modalità di interazione online”.

Linkedin il social più utilizzato per la ricerca di personale

Tra i social network più utilizzati per la ricerca di candidati, LinkedIn rimane al primo posto con il 96% dei recruiter che ne fanno uso: il 67% lo utilizza per raccogliere candidature, mentre il 60% lo utilizza per la ricerca di candidati passivi, ovvero professionisti non attivamente alla ricerca di lavoro, ma per i quali l’analisi del profilo online costituisce un elemento fondamentale del processo di reclutamento.

Riaprono le scuole e aumentano le truffe on-line

Gli studenti di tutto il mondo si preparano per il rientro a scuola, ma gli esperti di cybersecurity Kaspersky hanno scoperto un aumento allarmante delle attività fraudolente. Una delle tecniche di truffa più utilizzate è la creazione di giveaway che promettono agli studenti la possibilità di vincere un laptop, ma per ottenerlo devono fornire informazioni personali e indicare il modello di notebook preferito. Un’altra versione di questa truffa invita a condividere con 15 contatti, via WhatsApp, un link specifico che rimanda alla pagina di un’estrazione a premi, ma per poter partecipare è richiesta la registrazione con un SMS. Insomma, sfruttando l’entusiasmo che caratterizza i preparativi e gli acquisti per il nuovo anno scolastico, i cyber criminali lanciano sofisticate campagne di phishing. Obiettivo, colpire non solo gli studenti, ma anche insegnanti e dirigenti. 

Notebook e laptop in palio usati come esche 

Vincere un laptop o un altro oggetto di valore rappresenta l’esca, ma ovviamente c’è una sorpresa: i vincitori scoprono di dover sostenere le spese di consegna dei presunti premi. Questa richiesta di un pagamento aggiuntivo indica chiaramente uno schema fraudolento.
“Con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico e con milioni di studenti che comprano libri, pagano le tasse scolastiche e acquistano il materiale necessario, si registra un’intensificazione delle minacce informatiche – ha dichiarato Noura Afaneh, Privacy Expert di Kaspersky -. I truffatori approfittano di questo periodo facendo leva sull’entusiasmo degli studenti nel procurarsi nuovi dispositivi per gli studi”.

Ma anche finte borse di studio

“La possibilità di ottenere gratuitamente un computer portatile si rivela un’efficace copertura dei pericoli associati – aggiunge Noura Afaneh -, esponendo le persone a un rischio maggiore di essere coinvolte in queste truffe”. 
Un’altra forma di inganno riguarda finte borse di studio: i truffatori sfruttano la speranza degli studenti di ricevere aiuti finanziari per attirarli nei loro schemi fraudolenti. Le vittime sono attirate dall’offerta di borse di studio apparentemente autentiche che promettono appunto un supporto finanziario.

Obiettivo: impossessarsi di dati sensibili

Per usufruire di questi sussidi, gli studenti devono fornire informazioni personali, compresi anche dati sensibili, come il numero di previdenza sociale e le coordinate bancarie, che vengono poi utilizzati per furti di identità e frodi finanziarie.
“Le borse di studio false possono avere un impatto negativo su studenti inconsapevoli – prosegue la Privacy Expert di Kaspersky -. Truffe simili non causano solamente perdite finanziarie, ma anche furti d’identità a lungo termine. È quindi importante che gli studenti siano attenti e cauti quando trovano offerte insolite di borse di studi”.

Quali strumenti di visual merchandising utilizzare per evidenziare i prodotti e stimolare gli acquisti impulsivi?

Il visual merchandising è l’insieme di quelle operazione di marketing che utilizza l’allestimento visivo dei prodotti e dell’ambiente di vendita per attirare l’attenzione dei clienti e stimolare gli acquisti.

L’utilizzo di strumenti di visual merchandising efficaci, come è facilmente intuibile, può fare una grande differenza nelle vendite di un negozio.

In particolare, ci sono strumenti di visual merchandising più efficaci di altri e che puoi utilizzare per evidenziare i prodotti del tuo negozio e stimolare gli acquisti impulsivi. Vediamo quali.

Vetrine accattivanti

Le vetrine del negozio sono la prima cosa che i clienti vedono quando passano davanti al tuo negozio, per questo sono uno degli strumenti di visual merchandising più importanti.

Una vetrina accattivante può attirare l’attenzione dei passanti e spingerli ad entrare nel tuo locale commerciale.

Puoi utilizzare manichini, luci, oggetti scenici, video e altri elementi per creare una vetrina che catturi l’attenzione e l’immaginazione dei tuoi clienti.

Manichini

I manichini sono uno strumento di visual merchandising molto efficace per mostrare abiti e accessori in modo realistico.

Puoi utilizzare manichini a grandezza naturale o a metà busto per mostrare i prodotti in modo più dettagliato. Chiaramente, puoi utilizzare manichini di diversi colori e forme per creare una presentazione più interessante.

Luci

Le luci sono uno strumento molto interessante per evidenziare i prodotti e creare un’atmosfera accogliente in negozio. Puoi utilizzare luci di diverse intensità e colori per creare effetti visivi interessanti.

Inoltre, puoi provare ad utilizzare le luci per evidenziare i prodotti in promozione o i prodotti di punta del tuo punto vendita.

Posizionamento dei prodotti

Il posizionamento dei prodotti all’interno del negozio è un altro argomento importante quando si parla di visual merchandising.

Puoi utilizzare il posizionamento strategico dei prodotti per evidenziare quelli in promozione o i prodotti che ritieni di punta. Inoltre, puoi posizionare i prodotti in modo da guidare i clienti attraverso il negozio e fargli scoprire nuovi prodotti.

Schermi LED

Puoi utilizzare schermi LED o display per evidenziare i prodotti in promozione o quelli sui quali hai maggior margine di guadagno. Gli schermi possono essere posizionati in punti strategici del negozio per attirare l’attenzione dei clienti.

Espositori

Gli espositori sono un ottimo strumento di visual merchandising per evidenziare i prodotti e stimolare gli acquisti impulsivi. Puoi utilizzarli per mostrare i prodotti in modo accattivante e per evidenziare le offerte speciali del tuo negozio.

Espositori a terra

Gli espositori a terra sono un ottimo strumento per evidenziare i prodotti in promozione o quelli in offerta. Puoi utilizzare gli espositori in cartone per creare una presentazione interessante dei prodotti e per attirare l’attenzione dei clienti.

Espositori a parete

Gli espositori a parete sono un ottimo metodo per mostrare i prodotti in modo accattivante e per risparmiare spazio in negozio. Gli espositori di questo tipo ti consentono di evidenziare i prodotti in promozione o quelli sui quali desideri spingere maggiormente.

Musica e profumi

Anche musica e i profumi sono strumenti di visual merchandising, dato che concorrono a creare un’atmosfera più accogliente in negozio e favorire gli acquisti.

Puoi utilizzare la musica per creare un’atmosfera rilassante o energizzante a seconda del genere di prodotti che vendi. Inoltre, puoi utilizzare i profumi per associare un’emozione positiva ai tuoi prodotti.

In breve

Il visual merchandising è una importante strategia di marketing che consente di attirare l’attenzione dei clienti e stimolare gli acquisti impulsivi.

Ricorda chiaramente che ogni negozio è diverso dagli altri e che fai bene a scegliere gli strumenti di visual merchandising sia in base alle tue esigenze specifiche che in relazione al tipo di attività commerciale e prodotti proposti.

Meglio la vasca con sportello o la doccia per disabili?

Nel momento in cui in casa è presente una persona anziana o che presenta una disabilità motoria, solitamente si pensa a quali soluzioni sia possibile adottare per rendergli la vita più semplice.

Certamente uno dei primi accorgimenti è quello che riguarda il bagno ed in particolare il sistema con il quale è possibile effettuare le operazioni di igiene personale.

Il dubbio che principalmente riguarda chi si occupa di dare assistenza in casa ad una persona con difficoltà motorie è se sia meglio optare per una vasca con sportello o direttamente per una doccia con disabili.

Per sciogliere questo dubbio è sufficiente effettuare un paio di considerazioni pratiche. Vediamo allora di seguito di chiarire e cercare di capire quale tra le due soluzioni potrebbe essere quella più appropriata.

Le vasche con sportello

Le vasche con sportello per anziani sono delle particolari vasche da bagno il cui accesso è reso davvero semplice grazie ad un apposito sportello (in fase d’acquisto è possibile scegliere se il movimento di apertura debba avvenire verso l’interno o verso l’esterno).

Si tratta di una soluzione che offre grande sicurezza, grazie agli appositi maniglione di sostegno, e la comodità extra di potersi adagiare sulla seduta integrata senza necessità di doversi sedere sul fondo della vasca, come avviene in quelle tradizionali.

Tra l’altro la particolare inclinazione della seduta integrata fa sì che lo scivolamento involontario in avanti non possa avvenire, aumentando dunque il livello di sicurezza.

Esiste inoltre la possibilità di richiedere determinati optional che aumentano il livello di comfort,  tra questi l’idromassaggio e al cromoterapia.

I box doccia

I box doccia di tipo tradizionale non offrono un adeguato livello di sicurezza.

Il primo pericolo è costituito certamente dal gradino che bisogna superare per poter accedere alla doccia, mentre la seconda insidia è rappresentata dal pericolo scivolamento.

Per questo motivo i box doccia per anziani devono essere realizzati a filo pavimento, evitando così qualsiasi possibilità di inciampare o scivolare.

Anche in questo caso possibile per vedere delle apposite maniglie di sostegno.

Cosa scegliere dunque?

Bisogna dire che la scelta è soprattutto personale, sulla base delle specifiche esigenze dell’individuo interessato da difficoltà a deambulare.

Ad ogni modo, le vasche con sportello per anziani probabilmente rappresentano l’opzione più comoda e sicura anche per quanti si trovano sulla carrozzina.

Dunque si tratta di una soluzione che offre maggiore autonomia e che per questo potrebbe essere preferibile alla doccia, soprattutto nel caso di persone non autosufficienti.

Tra l’altro, nel caso in cui le operazioni di pulizia necessitino dell’aiuto da parte di un assistente, in una vasca da bagno non ci saranno i getti d’acqua tipici di una doccia e per questo motivo la persona eviterà di bagnarsi.

Tra l’altro la comoda seduta consente di poter prolungare il bagno quanto si desidera, e aumentare così il livello di comfort e benessere percepiti.

In breve

Dunque, sebbene ogni situazione sia differente dall’altra, al variare dell’autonomia della persona in questione, di base potremmo dire che le vasche con sportello sono da preferire rispetto i box doccia quando in casa è presente una persona con difficoltà motorie.

Cambia certamente tanto a livello di comodità di utilizzo e ritrovata autonomia per la persona, ma ci sono significativi miglioramenti anche per quel che riguarda gli sforzi che l’eventuale persona che offre assistenza deve produrre.

Grazie ad una vasca da bagno per anziani infatti, le operazioni di entrata e uscita dalla vasca stessa sono molto più semplici e dunque non è più necessario dover effettuare particolari sforzi fisici per agevolare gli spostamenti da e per la vasca.

Perchè partecipare alle scelte aziendali aumenta il benessere dei lavoratori?

Quando in azienda si registra un livello di partecipazione dei lavoratori sopra la media cresce anche il loro livello di benessere. Lo attesta l’indagine realizzata da NeXt Economia e Corriere della Sera Buona Notizie in collaborazione con Fim-Cisl. Inoltre, le prime 22 aziende che hanno utilizzato lo strumento di indagine BESt Work Life, elaborato da NeXt Economia, il livello medio di partecipazione è risultato pari a 1,68 punti su 5, e il livello di benessere di lavoratori e lavoratrici pari a 3,78 punti. Se si considerano solo i lavoratori e le lavoratrici che hanno un livello di partecipazione superiore a 1,68 il livello medio del BES si attesta a 4,11, registrando una differenza significativa rispetto al livello medio di 3,55 del gruppo in cui il livello di partecipazione è inferiore.

L’indice del Benessere Equo e Sostenibile

Il sistema del BESt Work Life è l’indagine sul clima organizzativo delle singole aziende collegato con il framework di riferimento nazionale del BES (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istat. La sua applicazione permette di fotografare la situazione in azienda inserendo i dati raccolti da lavoratori e lavoratrici all’interno dei 12 domini BES, e incrociandoli con le aree di benessere organizzativo. Questo permette di pianificare azioni per miglioramento delle condizioni di lavoro delle persone e di riflesso anche le performance economiche e finanziarie dell’azienda.

Le aziende puntano su Sicurezza, Relazioni sociali e Ambiente

Dall’indagine emerge che i domini del BES dei lavoratori e delle lavoratrici con i punteggi più alti sono Sicurezza (4,51/5), Relazioni sociali (4,02/5) e Ambiente (4,01/5), evidenziando come in questi anni l’impegno delle aziende si sia consolidato non solo sui temi della sicurezza e dell’ambiente, ma anche sull’importanza di valorizzare le relazioni tra le persone. I punteggi più bassi, dove i lavoratori e le lavoratrici si sentono meno soddisfatti, sono Benessere economico (2,87/5), Ricerca, innovazione e creatività (2,93/5), Paesaggio e patrimonio culturale (3,14/5). Oltre alla retribuzione, percepita come non sufficientemente adeguata, sono gli aspetti culturali e creativi che ancora latitano all’interno delle imprese italiane.

Ancora poca partecipazione negli ambiti economici e finanziari

Gli ambiti in cui la partecipazione di lavoratori e lavoratrici in azienda è maggiore sono Organizzazione del lavoro (2,16/5), Pianificazione dell’area di appartenenza (1,95/5), Tutela della salute, sicurezza ed ergonomia (1,90/5) e Sostenibilità ambientale (1,87/5), evidenziando quanto sia importante riconoscere e valorizzare le capacità e le competenze dei singoli nel loro ambito di lavoro. Le voci che invece presentano i valori peggiori, riferisce Adnkronos, sono Azionariato dei lavoratori (1,06/5), Investimento (1,38/5) e Andamento economico-finanziario e documenti di bilancio (1,42/5), che rimangono argomenti affrontati da nuclei ristretti di dipendenti e collaboratori.

Bonus casa: quali scadranno alla fine del 2022?

Il decreto Aiuti quater, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 novembre, prevede alcune novità sui numerosi bonus dedicati alle abitazioni attualmente in vigore. Facile.it ne ha messo in evidenza le rispettive scadenze. Per il Superbonus 110%, se inizialmente si prevedeva una detrazione del 110% delle spese sostenute, nel 2023 l’agevolazione per i condomìni passa al 90%, scenderà al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. La nuova norma, però, non impatta sui cantieri già avviati, per i quali l’aliquota rimarrà al 110%, mentre per le case indipendenti è stata prorogata fino al 31 marzo 2023, anche per chi entro il 30 settembre scorso ha completato il 30% degli interventi.

Bonus ristrutturazione, sisma bonus ed Ecobonus

Il bonus ristrutturazione, che prevede una detrazione del 50% su un limite massimo di spesa fino a 96.000 euro, resterà in vigore fino al 2024. In seguito, tornerà all’aliquota originale (36% su un massimo di spesa di 48.000 euro). Anche il sisma bonus (detrazione fino all’85% dell’esborso sostenuto, con un limite massimo di spesa pari a 96.000 euro), resterà in vigore fino al 31 dicembre 2024. Dopo, la percentuale dovrebbe tornare al valore originale, pari al 36% per un importo massimo di spesa ammesso 48.000 euro. Lo stesso per l’Ecobonus, che resterà in vigore con la detrazione fino al 65% fino al 2024. Dopo questa data la percentuale passerà al 36% su un massimo di spesa di 48.000 euro per unità immobiliare.

Bonus mobili, acqua potabile e verde

Per l’acquisto di mobili o elettrodomestici ad alta efficienza energetica fino alla fine del 2022 la detrazione resterà al 50% su acquisti fino a 10.000 euro, mentre per gli anni 2023-2024 il massimale di spesa scenderà a 5.000 euro. Per il bonus acqua potabile, che spetta a chi acquista sistemi per migliorare la qualità dell’acqua erogata da acquedotto per consumo domestico, il credito di imposta in vigore fino al 31 dicembre 2023 è pari al 50% del costo di intervento, su un massimale di 1.000 euro per le persone fisiche. Il bonus verde, invece, prevede una detrazione del 36% fino alla fine del 2024. per un ammontare complessivo non superiore a 5.000 euro.

Bonus facciate e Prima casa Under 36

Per il bonus facciate, in scadenza a dicembre 2022, la detrazione per l’anno in corso è del 60%, e spetta esclusivamente per gli interventi realizzati sulle strutture opache della facciata, balconi o ornamenti e fregi, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna. Per i giovani con meno di 36 anni alle prese con l’acquisto della prima casa le agevolazioni sono ottenibili solo fino alle fine del 2022, e solo per chi ha un Isee non superiore a 40mila euro annui.