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Flessibilità è la parola chiave per 8 professionisti su 10

DoveVivo Lab è l’osservatorio che indaga le tendenze e lo stile di vita della community internazionale di studenti e giovani lavoratori di DoveVivo, la coliving company europea presente in 14 città. Nel suo secondo sondaggio sono stati intervistati i lavoratori per capire come hanno affrontato lo smart working durante la pandemia e indagarne le aspettative per il futuro. E secondo più della metà dei professionisti intervistati si tornerà a lavorare stabilmente in ufficio. Il 67% dichiara infatti che con la pandemia alle spalle si ricomincerà a lavorare in presenza. Anche se la parola d’ordine del futuro per gli intervistati è flessibilità.

L’80% vorrebbe andare in ufficio 1 o 2 volte a settimana

Per il 18% degli intervistati lo smart working sparirà completamente, lasciando il posto a una settimana in ufficio 5 giorni su 5. Il 33% dichiara invece che immagina un futuro in cui lo smart working rimarrà un’abitudine stabile, con almeno 3 giorni a settimana in cui sarà possibile lavorare da casa. Quanto alle preferenze, però, emerge una situazione molto diversa: la parola chiave più amata dai professionisti è flessibilità. Il 80% di loro dichiara infatti che vorrebbe andare in ufficio 1 o 2 volte a settimana, oppure vorrebbe poter scegliere se fare smart working giorno per giorno. Il restante 20% invece vorrebbe tornare in ufficio tutti i giorni.

Positiva l’esperienza con le riunioni da casa

Generalmente positiva, comunque, l’esperienza con le riunioni da casa per 7 lavoratori su 10. Il 50% dichiara di aver capito che lo smart working è efficace come il lavoro in presenza, mentre il 31% lamenta una comunicazione poco empatica attraverso lo schermo del pc e la difficoltà nel riuscire a trovare il tempo per fissare le riunioni. La possibilità di gestire il tempo in maniera differente è l’aspetto più apprezzato dello smart working: il 51% dei lavoratori ha dichiarato, infatti, di essere riuscito a trasformare il tragitto casa-ufficio in tempo dedicato alle passioni. La comodità della casa, invece, ha permesso al 24% di lavorare meglio. Il 19% poi ha apprezzato la possibilità di aver potuto condividere più tempo con la famiglia, o la presenza di coinquilini o partner (6%).

Tra difficoltà e più tempo a disposizione

Ma lo smart working ha generato anche difficoltà. Secondo il 32% si è sentita la mancanza delle occasioni di viaggiare, conoscere nuovi colleghi e lanciare progetti. Aspetto altrettanto negativo (31%) la difficoltà di separare la giornata lavorativa dalla vita privata, mentre secondo il 19% l’aspetto peggiore è stato l’isolamento, e il 18% non ha gradito la scomodità della ‘postazione lavorativa domestica’.
Nonostante la possibilità di avere più tempo a disposizione il 21% ha dichiarato di aver lavorato ancora più del solito. Il 58%, però, ha affermato di aver dedicato il tempo guadagnato a interessi personali e affetti, mentre il 21% si è reso conto dell’importanza dell’aggiornamento professionale e ha colto l’occasione per partecipare a corsi di formazione.

Acquisti alimentari domestici in aumento nel primo trimestre del 2021

In attesa della riapertura a pieno ritmo dei ristoranti, gli italiani si sono organizzati a casa, facendo volare gli acquisti di prodotti gourmet come il pesce (+21%) e le bollicine (+55%), tra i top sellers nei primi tre mesi del 2021. Nel primo trimestre del 2021 procede quindi, anche se a ritmo meno sostenuto, l’aumento degli acquisti alimentari domestici. Secondo il panel Ismea-Nielsen, dopo aver chiuso il 2020 con un +7,4% sui primi tre mesi dello stesso anno, la spesa di cibi e bevande registra un ulteriore spunto di crescita di quasi il 3% sul 2019, attestandosi comunque di ben il 12% sopra un’annata “normale” come il 2019.

Il ricorso allo home-working sposta in casa parte dei consumi extradomestici

L’aumento registrato nei primi tre mesi del 2021 risente però ancora del perdurare delle restrizioni alla socialità e delle limitazioni del canale Horeca. Un trend destinato ad affievolirsi con le progressive riaperture, ma che secondo l’Ismea, non si esaurirà del tutto, anche per effetto del diffuso ricorso allo home-working, che ha spostato tra le mura di casa parte dei consumi dell’extradomestico. In ogni caso, il primo scorcio dell’anno si distingue per alcune tendenze opposte rispetto al quadro di inizio pandemia. Per la prima volta, infatti, a trainare la crescita sono i prodotti freschi sfusi rispetto ai prodotti confezionati (+3,7% contro il +2,5%), ma soprattutto, le bevande (+13%) rispetto ai generi alimentari (+1,7%).

Nuovo slancio per i prodotti che fungono “da compensazione alle privazioni”

Il contesto di maggior fiducia verso un’uscita sempre più vicina dalle restrizioni imposte dalla pandemia conferisce nuovo slancio ai prodotti che fungono “da compensazione alle privazioni”. Volano prodotti gourmet come il pesce e gli alcolici: vini, spumanti, birra e in generale tutta la categoria degli aperitivi. Tra i top sellers troviamo infatti vini e spumanti (+14,5%), trainati soprattutto dalle bollicine (+55%) per riflesso alla rinnovata voglia di festeggiare, e i prodotti ittici freschi (+21%).

Nuovo incremento per i “proteici di origine animale”

Dopo la ripartenza nel 2020, anche il comparto dei proteici di origine animale, come le carni (+9,8%), i salumi (+8,3%), e le uova (+14,5%), mettono a segno un nuovo incremento nel 2021, seppur con minore slancio (+1,3% le carni e +4,2% i salumi), e con alcuni segmenti in ripiegamento. Quello delle uova, ad esempio, che nel 2020 era stato il segmento più dinamico, apre il 2021 con un’attesa flessione (-4,3%), mantenendo comunque un divario positivo sui livelli di spesa del periodo pre-Covid.

In Cina la vita è più smart grazie all’AI. In mostra le novità più “intelligenti”

Grazie all’Intelligenza artificiale in Cina la vita è già più smart, e il quinto World Intelligence Congress, l’evento sull’AI di Tianjin, ha mostrato le ultime novità in fatto di tecnologie “intelligenti”. L’evento, svolto all’insegna del tema New Era of Intelligence: Empowering New Development, Fostering a New Pattern, ha attirato oltre 240 aziende e istituzioni, che hanno esposto le loro applicazioni più innovative. Secondo le statistiche rilasciate dalla China Academy of Information and Communications Technology, il settore globale dell’AI ha raggiunto i 156,5 miliardi di dollari nel 2020, con una crescita annuale del 12%.
“Tianjin ha creato una forte atmosfera di innovazione tecnologica da quando si è tenuto il primo World Intelligence Congress nel 2017 – osserva Li Xiaohong, presidente della Chinese Academy of Engineering -. Il Congresso diventerà una piattaforma di alto livello per la cooperazione e lo scambio scientifico e tecnologico internazionale”.

Espandere l’applicazione dell’AI per favorire il progresso della società digitale

“L’evoluzione del settore dell’Intelligenza artificiale dovrebbe soddisfare le esigenze dello sviluppo economico e sociale – dichiara Chen Zhaoxiong, presidente della China Electronics Technology Group Corporation -. L’industria dovrebbe espandere l’applicazione dell’AI in più aree e favorire il progresso della società digitale”. 
Intanto, durante il World Intelligence Congress, gli spettatori hanno potuto assistere a una performance musicale eseguita da una band composta da robot e persone, mentre allo stand espositivo di Hisense, marchio cinese di elettrodomestici, i visitatori hanno atteso in fila per poter osservare più da vicino un frigorifero intelligente in grado di consigliare i menu nonché di impartire lezioni di cucina attraverso video.

Dal riconoscimento per allenarsi ai veicoli senza equipaggio

Insomma, l’applicazione delle tecnologie intelligenti sta trasformando la vita quotidiana, tanto che in una comunità residenziale della Sino-Singapore Tianjin Eco-City, i percorsi per il jogging e le attrezzature per l’allenamento sono dotati di tecnologie di riconoscimento facciale, in grado di rilevare i dati dei residenti e registrarne i tempi e il consumo di calorie.
I residenti della comunità hanno anche installato in casa altoparlanti intelligenti con cui possono controllare i costi dell’acqua o del riscaldamento, nonché contattare i dottori della comunità per consultazioni mediche online.
Lo stand di Cainiao Network ha invece esposto veicoli senza equipaggio e robot per la consegna di pacchi.

La tecnologia rende più pratica e funzionale la vita quotidiana

Con la costante evoluzione dei consumi, sono emersi anche nuovi metodi di pagamento, come la carta rossa, delle stesse dimensioni di una carta di debito, che brillava allo stand della Industrial and Commercial Bank of China.
“L’intelligenza artificiale ha cambiato le nostre vite – commenta Sun Ning, professore presso il College of Artificial Intelligence della Nankai University . Queste tecnologie non vengono applicate solo nel mercato di fascia alta, ma rendono più pratica e funzionale anche la vita quotidiana”. Tanto che la tecnologia ad esempio ora entra anche in biblioteca, dove è sufficiente riferire a un robot il nome del libro che si desidera consultare per essere guidati fino a esso. Dotati di un sistema di navigazione basato sul geomagnetismo e sulla tecnologia 5G, i robot hanno una precisione di posizionamento di uno o due metri.

Il cambiamento climatico minaccia l’umanità, ma non è troppo tardi per arrestarlo

Quanto sanno gli abitanti del mondo di cambiamento climatico? E come pensano sia possibile prendersi maggiormente cura dell’ambiente? Ha fatto luce su questi aspetti l’Annual WIN World Survey (WWS – 2020) da poco pubblicata da WIN International, l’associazione leader mondiale nelle ricerche di mercato e nei sondaggi. L’indagine, realizzata in 34 Paesi del mondo su un campione di quasi 30 mila persone, analizza punti di vista e opinioni relativi alla percezione del cambiamento climatico nel 2020 e all’importanza dello sviluppo sostenibile a livello mondiale. In base ai dati raccolti, l’85% della popolazione mondiale considera il cambiamento climatico una minaccia per l’umanità, e il 54% ritiene che non sia ancora troppo tardi per combatterlo, con il supporto e l’esempio di governi e aziende, ma senza dimenticare la responsabilità dei singoli individui. Ma come si colloca l’Italia nel quadro internazionale? 

Gli italiani meno ottimisti 

In linea con la media mondiale, l’89% degli Italiani ritiene che il cambiamento climatico sia una grave minaccia per l’umanità, un dato leggermente più alto rispetto alla media europea che si attesta all’84%. Gli italiani sembrano anche un po’ meno ottimisti del resto dei cittadini europei: il 52% dei nostri connazionali pensa che ci sia ancora tempo per arginare il cambiamento climatico, contro un 57% dei cittadini europei.

Responsabilità pubblica e impegno privato

Il 67% della popolazione mondiale ritiene che i veri sforzi in termini di sostenibilità debbano essere fatti dalle aziende e dai governi piuttosto che dai soli individui. il 66% della popolazione mondiale afferma che vorrebbe vivere in modo più sostenibile, anche se spesso non apporta le necessarie modifiche ai propri comportamenti. Ben più alta rispetto alla media mondiale ed europea è invece la quota di Italiani che ritiene che le proprie azioni quotidiane possano realmente aiutare a proteggere e preservare l’ambiente e ad arginare il cambiamento climatico: sono 88% gli italiani che lo pensano. Vilma Scarpino, Presidente di WIN International Association e CEO BVA Doxa, ha dichiarato: “I cittadini di tutto il mondo sono consapevoli della loro responsabilità quando si tratta di applicare comportamenti sostenibili nella loro vita quotidiana ma, allo stesso tempo, si aspettano che anche le imprese e i governi facciano la loro parte. Considerando che molti vogliono vivere in modo più sostenibile, gli sforzi dei governi e delle aziende verso la sostenibilità potrebbero anche essere un fattore trainante per il cambiamento comportamentale degli individui”.

Sostenibilità alimentare, per gli italiani fa rima con tutela dell’ambiente

I temi della sostenibilità e dell’ecologia sono tra quelli sui quali gli italiani sono più sensibili e attenti. Tanto che 7 nostri connazionali su 10 riferiscono che per loro la sostenibilità alimentare corrisponde al rispetto dell’ambiente nella produzione del cibo. Il dato emerge dalla nuova indagine Waste Watcher International ‘Il gusto della biodiversità’, promossa con il Gruppo Unitec e Assomela su rilevazione Ipsos. 

Cosa si intende per “sostenibile”?

L’indagine ha esplorato anche quale sia il significato del termine “sostenibile” quando riferito a un prodotto alimentare. I nostri connazionali, in base al sondaggio, per il 67,7% fanno coincidere la sostenibilità con il rispetto dell’ambiente: agricoltura e industria alimentare, quindi, risultano sostenibili se operano con criteri di tutela della natura e delle sue caratteristiche di biodiversità. Il 50,1% degli italiani, 1 su 2, identifica la sostenibilità alimentare con la prevenzione degli sprechi, il 43,7% con alimenti non confezionati in imballaggi in plastica, il 37,1% con prodotti a km0 e il 36,7% con la stagionalità della loro produzione e fruizione. Un terzo esatto degli italiani, il 33,9%, dichiara che un alimento è sostenibile se la sua produzione è compatibile e rispettosa della biodiversità.

Lotta agli sprechi

Nell’ambito della sostenibilità c’è poi il vastissimo tema della prevenzione degli sprechi. I dati della nuova indagine sottolineano che la prevenzione dello spreco alimentare può giovarsi dei sistemi innovativi e di un approccio alimentare ‘smart’ nella metodologia di proposta al consumatore dell’ortofrutta: ne sono convinti in vastissima maggioranza gli italiani. Ben 9 su 10 (l’89%) ritengono sia utile suddividere frutta e verdura in base a diverse categorie di qualità, affinché ciascuna tipologia di prodotto possa essere scelta dal consumatore in base allo specifico utilizzo finale. 

Sicurezza, salute e stili di vita

“Nell’anno pandemico si sono rese più evidenti le interconnessioni a ricaduta globale del nostro tempo – ha dichiarato Andrea Segrè, che dirige l’Osservatorio Waste Watcher International – Attentare alla biodiversità danneggiando la natura ha un forte impatto sulla sicurezza alimentare e la salute umana: le scelte di produzione agricola, trasformazione alimentare, trasporto, acquisto, gestione e fruizione del cibo sono fra le principali cause dell’allarmante perdita di biodiversità e incidono sul cambiamento climatico. Ci ha colpito verificare la accresciuta sensibilità degli italiani sul tema: 7 su 10 (68%) dimostrano di saper correttamente definire la biodiversità come ‘una molteplicità di specie animali, vegetali e microorganismi’ e 4 italiani su 10 conoscono bene il collegamento fra la perdita di biodiversità e l’alterazione degli ecosistemi, con conseguenze rilevanti per l’abitabilità terrestre, come la pandemia Covid-19. Esiste, infine, uno stile alimentare che, secondo gli italiani, è più rappresentativo della biodiversità, la dieta mediterranea, secondo il 63% degli intervistati, 6 su 10”. 

Anno nero per la wedding industry: crollo del 90%

Nel 2020 oltre la metà dei matrimoni è stata rinviata, quelli “stranieri” addirittura cancellati, e le nozze delle coppie che hanno deciso comunque di non rinunciare a sposarsi sono state celebrate in forma ridotta. Insomma, il 2020 è stato un anno veramente nero per la wedding industry, che ha registrato un crollo di circa il 90% del fatturato rispetto all’anno precedente, passando dai 15 miliardi del 2019 ai quasi due del 2020. A rendere note le stime provvisorie sulla crisi del settore è la Federmep, la Federazione che raccoglie imprese e professionisti del settore matrimoni. Stime ben peggiori delle anticipazioni pubblicate dall’Istat, che riportano una variazione negativa dei matrimoni del 50,3% nei primi dieci mesi dell’anno, ovvero dai 170 mila del 2019 agli 85 mila del 2020.

I dati Istat sulla nuzialità dimezzata sono fin troppo rosei

“I dati Istat sulla nuzialità dimezzata sono drammaticamente fin troppo rosei – spiega la presidente di Federmep, Serena Ranieri – perché non tengono conto né degli sposi che hanno deciso di unirsi civilmente rinviando la festa, né di coloro che hanno allo stesso modo celebrato le nozze, ma non nelle modalità sognate. Senza poi contare l’azzeramento del ‘destination wedding’, eventi ad alto budget e altissimo indotto – continua Ranieri -. Il risultato è che si si sono volatilizzati circa 13 miliardi di fatturato, con previsioni veramente pessime per almeno la prima metà del 2021. Prova ne è che fino al 5 marzo le attività resteranno chiuse per decreto – prosegue Ranieri – con l’aggravante che stanno arrivando numerose richieste di rinvio per i matrimoni in programma in primavera”.

Necessario un dialogo tra Governo e associazioni di categoria

Un panorama drammatico, quello prospettato, che giustifica il fatto che i 50 mila operatori economici della filiera, oltre agli aiuti concreti, finora miseri, pretendono che si faccia chiarezza sul futuro, perché gli eventi richiedano programmazione, riferisce Askanews.

“Siamo consapevoli che la priorità è la salute – sottolinea Ranieri -, ma non accettiamo l’idea che i matrimoni siano potenziali cluster. Al governo, quindi, chiediamo di aprire sin da subito il dialogo con le associazioni di categoria per definire i protocolli sanitari in tempo utile, prima che la stagione vada in fumo”.

Si auspica una nuova fase di recupero e di ripresa del settore

L’intesa si cerca anche a livello regionale, dando modo agli operatori e associazioni di categoria di dare voce alle esigenze specifiche. “Fermo restando che la battaglia portata avanti è unica in tutto il Paese – afferma Maria Ponte di Federmep Sicilia – chiediamo un confronto con la Regione per fare in modo che la crisi, anche se già da tempo in atto, possa ben presto lasciare spazio a una nuova fase di recupero e di ripresa del settore. Siamo, infatti, fiduciosi rispetto alla volontà di agire, senza aspettare passivamente che tutto passi”.

Italiani sempre più eco-friendly: per gli imballaggi preferiscono carta e cartone

Tra i tanti aspetti – molti decisamente difficili – che hanno caratterizzato il 2020, ce ne sono però alcuni che fanno ben sperare per il futuro, non solo nostro ma anche del pianeta. Innanzitutto, uno dei trend emersi nel corso degli ultimi mesi – legato ai vincoli imposti dalla pandemia, ma che sicuramente rimarrà tra le abitudini di tutti noi – c’è sicuramente il cambio di rotta nella modalità dei consumi, che hanno decisamente virato verso l’e-commerce. Secondo un’indagine condotta da AstraRicerche per Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica, il 68,2% degli intervistati nell’ultimo anno ha aumentato la frequenza di acquisto sulle piattaforme digitali. Considerando solo il periodo natalizio, gli acquisti online hanno raggiunto il 30% sul totale delle vendite, più del doppio rispetto al 2019. E questo trend, secondo gli esperti, dovrebbe proseguire anche in futuro, quando le cose saranno tornate a una maggiore normalità.

Imballaggi, meglio se eco e smaltiti correttamente

L’analisi evidenzia quindi che se da una parte gli italiani, nonostante l’emergenza, si sono adattati a nuove modalità di acquisto, dall’altra hanno dovuto fare i conti con un numero maggiore di imballaggi, in particolare in carta e cartone, da smaltire in casa: per il 41% degli intervistati il principale effetto degli acquisti online. Tante abitudini sono cambiate ma fortunatamente non tutte: la raccolta differenziata rimane infatti un punto fermo, confermandosi come il sistema migliore per gestire i rifiuti, complice anche l’ impegno costante della filiera del packaging nel progettare imballaggi sempre più “sostenibili” e facili da riciclare: dall’utilizzo di monomateriale, alla produzione con fibre di recupero.

La carta è il materiale più sostenibile, dicono i consumatori

Secondo gli ultimi dati Cepi (Confederazione Europea dell’Industria Cartaria) nel 2020 l’Italia è l’unico Paese ad aver aumentato l’utilizzo di macero (+1%) per la produzione industriale, parte della quale destinata anche all’e-commerce. Un dato importante che dimostra l’attenzione del comparto industriale alle richieste del mercato, con una capacità di riciclo in aumento. Questo grazie anche alla recente attivazione di due nuove cartiere, ma anche dei consumatori, sempre più sensibili e attenti alla sostenibilità del packaging. In base alle indicazioni emerse dall’indagine di AstraRicerche, bel il 39,2% degli intervistati ha notato un miglioramento in termini di maggiore riciclabilità e minore overpackaging (30,4%) e hanno identificato la carta/cartone come materiale più sostenibile per il packaging dei prodotti acquistati online (84%). Insomma, sì all’e-commerce, ma sì anche alla tutela del pianeta.

Esporre i figli online su Instagram

Comprendere il fenomeno dell’esposizione dei figli attraverso i post sui social, e la condivisione di immagini e video che li riguardano, soprattutto su Instagram. È quanto ha voluto fare Eurispes, che ha effettuato un’analisi dei figli esposti online dai genitori sul social di istantanee visive per eccellenza, Instagram. Tramite un’indagine Osint, realizzata dal data journalist Livio Varriale, l’istituto di ricerca ha monitorato in particolare i post contenenti uno dei seguenti hashtag, figli, figlio, figlia, figlie, durante il periodo compreso fra il 1° gennaio 2018 e il 10 ottobre 2020. I post analizzati sono risultati 736.182, e hanno ottenuto complessivamente 96.488.755 like.

Gli hashtag più utilizzati: amore, love, mamma

Secondo l’indagine gli hashtag più utilizzati, insieme a quelli ricercati, sono stati amore, love, mamma, famiglia, family, baby, vita, bambini, genitori. In fondo alla top 20 si posiziona la parola papà, mentre i post contenenti la parola bambini e baby, che quindi descrivono i più piccoli, totalizzano insieme il 5,50%. La presenza della parola mamma fa comprendere anche il genere che pubblica di più le foto dei minori, ovvero le donne. In fondo alla classifica ci sono invece i genitori di genere maschile. I papà rappresentano quindi una fetta minima, sia per pubblicazione dei contenuti sia per citazione da parte delle madri dei loro figli.

È necessario pubblicare le foto dei propri figli?

Dalla ricerca emerge una particolare concentrazione su consulenze sia psicologiche sia pedagogiche, didattica digitale e a distanza, rapporto genitori-figli e consigli per riuscire nell’impresa di essere padri e madri.

Ma è necessario pubblicare le foto dei propri figli? Questo interrogativo ripercorre frequentemente la sociologia moderna dinanzi all’esposizione incontrollata delle immagini di tanti minori sui social per mano dei genitori. Pubblicare le foto dei figli sui social, espone i minorenni a tante insidie e la prima è quella del mancato rispetto della privacy. Nella ricerca è stata analizzata la parola figlio declinata in tutti i suoi generi, ma questo non vuol dire che le foto dei minori siano circoscritte solo alle circostanze descritte.

Esposti all’ingegneria sociale finalizzata all’adescamento

Cosa ancora più allarmante è che, pubblicando le foto dei figli minori, li si espone anche all’ingegneria sociale finalizzata all’adescamento da parte di persone malintenzionate. Pubblicare dettagli di vita privata sui social rappresenta un’arma in più per chi avvicina i bambini con l’intento di guadagnare la loro fiducia. Bisogna, forse, riflettere sulla necessità di un’educazione al digitale che renda i genitori più consapevoli dei meccanismi alla base delle piattaforme di condivisione sociale.

Boom per l’edilizia green. L’abitare del futuro è sostenibile

Puntare a costruzioni sempre più attente alla salute e all’impatto ambientale. Il mercato dell’edilizia green è in decisa crescita, uno scenario confermato anche dal World Green Building Council, secondo cui le infrastrutture e gli edifici punteranno a dimezzare del 40% le emissioni di carbonio entro il 2030, e del 100% entro il 2050. E con l’eco-bonus anche l’Italia vedrà un’accelerazione dell’edilizia ecosostenibile. Ma puntare sul green non ha solo effetti benefici sull’ambiente, a migliorare sarà anche la qualità della vita. Una ricerca del National Center for Biotechnology Information evidenzia infatti come gli edifici sostenibili contribuiscano alla diminuzione dei livelli di cortisolo dei dipendenti. E secondo un’indagine di Harvard Business Review lavorare all’interno di edifici green aumenta del 40% la produttività.

I 10 trend in ambito edilizio per i prossimi anni

Ma quali saranno i trend dell’abitare green per il prossimo futuro? Prima di tutto, case prefabbricate. A farla da padrone saranno infatti le case prefabbricate dotate di certificazioni green. Più sicure a livello sismico, favoriscono anche la riduzione del consumo energetico, e sono meno impattanti sull’ambiente, riporta Ansa. Secondo trend, l’utilizzo di additivi per ridurre le emissioni di CO2. Chryso ICARE, ad esempio, è una tecnologia implementata che consente ai produttori di cemento di abbattere la CO2 emessa. Terzo trend, spazio all’intelligenza artificiale. Gestiti in maniera automatizzata e integrata, gli smart buildings rappresenteranno uno dei principali leitmotiv dell’edilizia nel futuro post emergenza.

L’importanza delle Net-Zero Emissions

L’attenzione alla qualità della vita è il quarto trend. Gli edifici green garantiscono infatti un miglior comfort abitativo, e un notevole risparmio energetico aumentando la produttività e diminuendo lo stress. Occhio poi alle Net-Zero Emissions. La riduzione delle emissioni incorporate di carbonio entro il 2050 rappresenta uno degli aspetti principali dello scenario post emergenza, ed è la quinta tendenza dell’edilizia sostenibile. Ampio ricorso quindi ai pannelli solari (sesto trend), che riducono il consumo di combustibili fossili, utilizzano energia pulita e inesauribile. E non producono inquinamento.

5G, AI ed economia circolare

Gli impianti di connessione ultraveloce rappresenteranno il nuovo standard in ambito edilizio, favorendo la costruzione di edifici intelligenti. Il settimo trend vede infatti l’automatizzazione dei servizi attraverso l’utilizzo di robot, intelligenza artificiale e stampanti 3D. Segno di una visione incessante su un futuro hi-tech che si prenda cura del Pianeta. Ma il futuro sarà anche circolare (ottavo trend). La circular economy favorisce infatti nuove opportunità commerciali e garantisce un sistema di raccolta differenziata totale.

E se l’utilizzo della realtà aumentata in ambito edilizio favorisce la riduzione dei costi e agevola gli spostamenti (nono trend) sarò necessario ripensare gli spazi. Meno postazioni e meno consumi per ripensare adi ambienti di lavoro diffusi e non più centralizzati (decimo trend). Soprattutto per quanto riguarda gli uffici.

Più estroversi online, ma attenzione alle relazioni pericolose

Dalle app per il dating ai social media fino ai forum, conoscere persone online è sempre più diffuso. Tanto che incontrare gli altri sul web è diventato facile e normale. Quasi un italiano su tre (29,1%) dichiara infatti di sentirsi più facilmente a suo agio online, e il 32,5% afferma anche di essere più estroverso e sicuro di sé. Quest’impennata delle relazioni online, incentivata anche dal lockdown, presenta però anche un lato meno positivo. Nonostante molte persone si sentano più sole e isolate al contempo non avvertono la necessità di stabilire un contatto “reale” con gli altri.

Lo ha scoperto Kaspersky in una ricerca condotta a livello nazionale, che mostra come il 50,7% di chi usa abitualmente social media, o forum, avverta la solitudine pur passando online almeno cinque ore al giorno.

Usare le app di dating e sentirsi profondamente soli

Secondo Marvi Santamaria, autrice del blog Match and The City ed esperta di relazioni online, “se è vero che i mezzi non sono neutri, al contempo i mezzi digitali sono utilizzati da persone, e nel caso delle dating app il loro cuore è proprio il ‘materiale umano’ che le popola e interagisce”.

Da un lato accade quindi di usare le app per conoscere nuove persone, ma sentirsi profondamente soli. Questo perché dal canto loro le app, poiché sono progettate per rendere l’esperienza fruibile facilmente e velocemente, possono influenzare le interazioni rendendole altrettanto veloci e superficiali.

Il legame emotivo è più forte nel mondo digitale

D’altronde vanno considerate le aspettative di chi usa queste app. Inoltre, non è vero che non si possa trovare un rapporto più profondo sul web, tutt’altro, sono tantissime le coppie formate online. Circa un quinto (19,5%) degli italiani intervistati ritiene infatti che il legame emotivo stabilito nel mondo digitale sia addirittura più forte di quello nel mondo reale.

“La tecnologia ha senza dubbio svolto un ruolo cruciale nel migliorare la vita sociale – commenta Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Se da un lato queste piattaforme possono offrire indubbi vantaggi dall’altro dobbiamo anche tenere a mente le sfide e i rischi che portano con loro”. Le persone che incontriamo online potrebbero non essere esattamente chi dicono di essere.

Quando il cybercrimine sfrutta il desiderio di amare

Non è tutto. Anche le applicazioni più popolari per il dating possono trasformarsi in esche lanciate dai cybercriminali per mettere in pericolo la sicurezza digitale degli utenti. Secondo Kaspersky alcuni malware sfruttano proprio i nomi di oltre 20 app o la parola chiave dating. E nel 2019 sono stati diffusi più di 1900 file malevoli con l’obiettivo di nascondere trojan per scaricare altri malware, attivare abbonamenti a pagamento, adware, e notifiche pubblicitarie indesiderate.

Ma ci sono anche cybercriminali esperti di phishing, che approfittano del desiderio di amare per sottrarre dati, denaro e identità digitali.