Facebook, guerra ai deepfake in vista del voto Usa

Prosegue la guerra ai deepfake dichiarata da Facebook. Se a settembre il social network, insieme a colossi come Microsoft e Amazon, aveva lanciato l’iniziativa Deepfake Detection Challenge a dicembre si è alleato con Reuters per la creazione di un corso online per imparare i riconoscerli, e ora li mette al bando.

La compagnia di Mark Zuckerberg ha infatti annunciato che eliminerà dalla propria piattaforma i contenuti “manipolati allo scopo di ingannare”, considerati la nuova frontiera della disinformazione, preservando tuttavia le parodie e la satira. L’annuncio arriva in un momento in cui i social network sono chiamati a ripulire le proprie piattaforme da fake news e contenuti ingannevoli in vista delle elezioni presidenziali americane, che si terranno a fine 2020.

Video creati per creare uno scambio di identità

In un post firmato dalla vicepresidente del Global Policy Management, Monika Bickert, Facebook fa sapere che rimuoverà i contenuti modificati “in modo che non risultano evidenti a una persona comune, e che probabilmente indurrebbero a pensare che un soggetto del video abbia detto parole che in realtà non ha pronunciato”. I deepfake sono infatti video creati con una tecnica che sfrutta l’intelligenza artificiale per sovrapporre due volti in un video, creando uno scambio di identità e consentendo, appunto, di far dire a un politico frasi che non ha mai pronunciato. “Sebbene siano ancora rari su internet – prosegue Bickert – rappresentano una sfida significativa per la nostra industria e per la società”.

Un corso online per imparare a individuare foto, video e audio falsi

Per capire se un video è stato manipolato, la compagnia si avvarrà perciò dei suoi 50 partner mondiali per il fact checking in 40 lingue. Già a settembre, il social network di Mark Zuckerberg era entrato in una coalizione composta da diverse aziende e università, la Deepfake Detection Challenge, impegnandosi a investire 10 milioni di dollari per creare video con ricercatori che spiegano come individuare i video contraffatti, riporta Ansa. L’alleanza con l’agenzia di stampa Reuters, invece, è stata stipulata allo scopo di creare un corso online che individui i video manipolati. Il corso dura 45 minuti ed è concepito per dare ai giornalisti gli strumenti per individuare ed evitare foto, video e audio falsi.

Fermare il fenomeno delle disinformazione online

L’iniziativa fa parte del Facebook Journalism Project, e nel corso del 2020 il social e l’agenzia di stampa terranno eventi pubblici congiunti sul tema.

“La collaborazione con Reuters è importante sia per i giornalisti sia per noi per fermare il fenomeno delle disinformazione online”, commenta la portavoce di Facebook Julia Bain. “Il 90% delle notizie manipolate che vediamo online – aggiunge Hazel Baker di Reuters – sono video contraffatti, penso sia un punto di partenza importante”. Per ora il materiale è disponibile in inglese, spagnolo, arabo e francese, e si pensa a una traduzione in altre 12 lingue

I differenziali retributivi in Italia, il gap non è solo tra uomini e donne

Nonostante presenti un calo, il gap retributivo uomo-donna in Italia resta ampio. Ma non è l’unico nel mondo italiano del lavoro. Se nel 2014 la differenza tra gli stipendi fra uomini e donne si attestava al +8,8% nel 2017 è pari al +7,4%. Questo, per effetto di una maggiore crescita della retribuzione oraria mediana delle donne (+2,4%) rispetto a quella degli uomini (+1%). Ma è “notevole” anche il differenziale retributivo tra i lavoratori nati in Italia e quelli nati all’estero, che secondo il rapporto Istat sui differenziali retributivi in Italia, è pari al 13,8%. Così come la retribuzione oraria mediana dei lavoratori con contratto full-time, che risulta del 19% superiore a quella dei part-time.

Il gap tra chi è nato in Italia e chi all’estero

Ordinando le posizioni lavorative secondo il valore crescente della retribuzione oraria, la mediana è il valore della retribuzione della posizione lavorativa centrale. Tale retribuzione oraria mediana fa registrare nel 2017 un aumento dell’1,7% rispetto al 2014, dello 0,4% rispetto al 2015 e dello 0,3% rispetto al 2016. Ma nel 2017 la metà delle posizioni lavorative percepiva una retribuzione oraria pari o inferiore a 11,25 euro (valore mediano). La fotografia scattata dal rapporto Istat sui differenziali retributivi in Italia, mostra inoltre che la retribuzione oraria mediana dei rapporti di lavoro di dipendenti nati in Italia (che sono l’83,3% del totale) è pari a 11,53 euro, ed è superiore di 1,40 euro rispetto a quella dei lavoratori nati all’estero.

Contratti a tempo indeterminato e a tempo pieno hanno una retribuzione oraria più alta

Le tipologie di lavoro più diffuse, ovvero i contratti a tempo indeterminato (pari al 65,5% dei rapporti totali) e i contratti a tempo pieno (pari al 68,3% dei rapporti totali) presentano una retribuzione oraria più alta rispetto alle altre tipologie. In particolare, la retribuzione oraria mediana dei lavoratori con contratto full-time (11,98 euro) è del 19% superiore a quella dei part-time, mentre per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato il differenziale retributivo è più alto del 17,4% rispetto a quelli a tempo determinato.

Qualifiche ad alto input e a basso input di lavoro

A livello di qualifica contrattuale, riporta Adnkronos, nel 2017 gli impiegati e i dirigenti percepiscono una retribuzione oraria mediana pari a 14,04 euro, ovvero il 65,4% in più rispetto agli apprendisti. Per gli operai, che rappresentano il 62% circa delle posizioni lavorative totali, lo stesso differenziale è pari al 23,7%.

Le posizioni lavorative con almeno 90 giornate retribuite nell’anno, definite ad alto input di lavoro, rappresentano invece il 75% circa del totale, e registrano una retribuzione oraria mediana di 11,65 euro, con un differenziale retributivo del +13,5% rispetto a quelle a basso input.

Italiani impreparati, e le imprese non trovano i profili adatti

La formazione insufficiente dei candidati italiani è la prima barriera che impedisce alle imprese di trovare i profili di cui hanno bisogno. Comune a tutte le categorie di lavoratori, colpisce dai manager agli impiegati, dai professionisti dei servizi agli operai non qualificati, anche se soprattutto i tecnici e gli operai specializzati. Anche l’invecchiamento della popolazione influisce in maniera negativa per tutte le qualifiche, dall’alta specializzazione in giù. Sono alcuni dei risultati dell’indagine Impreparati? Sì, e non solo. I perché della difficoltà di reperimento di alcune figure professionali chiave, condotta su 1.160 dipendenti di Randstad, l’operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, specializzati nella selezione del personale.

La carenza maggiore è nella preparazione scolastico-universitaria

Secondo il 66,7% dei professionisti Hr italiani di Randstad la carenza maggiore è riscontrabile nella preparazione scolastico-universitaria (63,9%) e nell’invecchiamento della popolazione (62%). Un altro fattore che ostacola la selezione di profili idonei è l’apertura alle problematiche ambientali (55,3%), nell’automazione (54,8%), nella digitalizzazione (53,1%), nella diversificazione dei rapporti di lavoro (46,9%), e nell’internazionalizzazione delle imprese (45,8%). Più marginale il ruolo dei fenomeni migratori (31,4%) e della globalizzazione dei mercati (34,5%).

Globalizzazione e apertura alle problematiche ambientali

La globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione delle imprese trovano impreparate le figure di più alto livello come i manager, mentre la mancanza di esperienza di diversificazione nei rapporti di lavoro crea rigidità soprattutto per gli impiegati, le professioni dei servizi e gli operai. L’apertura alle problematiche ambientali (55,3%) raggiunge invece i livelli più elevati nelle professioni dei servizi, quelle più vicine ai consumatori, A riprova che sono questi ultimi a trainare la domanda di qualità dell’ambiente stesso, riporta Adnkronos.

Gli ostacoli al cambiamento nelle diverse categorie professionali

La ricerca ha anche indagato gli ostacoli al cambiamento presenti nei profili dei candidati appartenenti alle diverse categorie professionali. Fra i manager le lacune più evidenti riguardano la propensione all’innovazione e la scarsa sensibilità per l’organizzazione (24%), seguita da stili aziendali inadeguati (22%). Per i profili altamente specializzati le principali barriere sono rappresentate dagli stili aziendali inadeguati (23%), la scarsa conoscenza-formazione (22%) e i problemi di natura organizzativa (18%). Per i tecnici il primo ostacolo invece è la scarsa conoscenza-formazione (26%), seguita dagli stili aziendali inadeguati (22%). La scarsa conoscenza è la barriera più evidente anche fra gli impiegati (29%), che mostrano anche evidenti lacune organizzative (22%). Il problema principale dei professionisti dei servizi è la scarsa sensibilità per l’organizzazione (27%), seguito da problematiche di carattere sociale (20%).

A Roma l’Osservatorio interdisciplinare su social, media e comportamento

Le neuroscienze, la psicologia sociale, la scienza e l’informatica aiutano a comprendere le conseguenze dell’immersione costante nei social media fissando uno schermo. Atteggiamenti che incidono sul nostro comportamento, ma possono cambiare anche il nostro cervello? Sia gli esperti di Intelligenza Artificiale sia gli studiosi di scienze comportamentali possono fornire le risposte, e aiutarci a comprendere il ruolo degli algoritmi nel filtrare le informazioni online a cui abbiamo accesso. E l’Osservatorio TuttiMedia ha riunito a Roma circa 30 esperti provenienti da diverse discipline scientifiche e umanistiche, con l’obiettivo di rivolgersi soprattutto a chi ha il compito di effettuare scelte politiche, e stabilire normative sui temi dell’informazione digitale.

Un documento interdisciplinare per una nuova linea di ricerca

L’Osservatorio TuttiMedia e l’Unione Europea hanno quindi avviato un lavoro congiunto per stabilire le regole di una corretta informazione su questi temi e comprendere in che misura l’uso dei social media, l’immersione su uno schermo o nella VR modifichino il comportamento dell’individuo. A questo scopo è stato definito un documento interdisciplinare con i punti di vista di esperti in diverse discipline (teologia, data analyst, media theorist, economia, neuroscienza…) provenienti da diversi Paesi.

“Le linee guida della scienza dei nuovi media saranno presto un manifesto perché in questi due giorni abbiamo posto le basi per una nuova linea di ricerca”, aggiunge Derrick de Kerckhove, direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia.

Verificare l’influenza sui processi cognitivi e affettivi a livello individuale e collettivo

Gli psicologi già lanciano l’allarme sulla ridotta capacità di attenzione nei giovani adulti a causa della costante esposizione ai flussi di informazioni online, riporta Askanews.

“L’influenza sui processi cognitivi e affettivi sia a livello individuale sia collettivo ha bisogno di essere verificata empiricamente da una prospettiva strettamente scientifica e multidisciplinare”, spiega Roberto Viola, direttore del dipartimento della Commissione Europea responsabile dello sviluppo di un mercato unico digitale.

“Una visione capace di suggerimenti per i futuri programmi di ricerca europea”

Per generare nei Paesi dell’Unione europea una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva è necessario comprendere se e come i social media possano essere capaci di “innescare azioni collettive anche nella crescente diffusione dell’odio”, aggiunge Maria Pia Rossignaud, vice presidente Osservatorio TuttiMedia.

Secondo Maria Pia Rossignaud è fondamentale partire da basi scientifiche, e “il simposio romano è la prima esplorazione di un percorso che conduce verso una visione interdisciplinare sui social media. Una visione capace di suggerimenti per i futuri programmi di ricerca europea, le future tecnologie digitali e le future politiche e misure normative”.

Entro il 2025 il 68% dei passeggeri gestirà i voli da smartphone

Dalle notifiche sulla posizione del bagaglio alle informazioni sull’imbarco fino ai pagamenti, entro il 2025 quasi sette passeggeri su dieci gestiranno tutte le fasi del viaggio in aereo da dispositivi mobili. Se oggi le persone gestiscono ogni aspetto della vita quotidiana da smartphone e tablet si aspettano di poter fare lo stesso anche per il viaggio aereo

“Abbiamo a che fare con un vero e proprio ‘cambiamento demografico’- spiega Barbara Dalibard, Ceo di SITA -. Per l’83% dei responsabili IT di compagnie aeree e aeroporti questo mutamento di abitudini sarà l’elemento più influente sulla definizione della strategia per le soluzioni per i passeggeri nei prossimi sei anni”.

È quanto emerge dal report 2025: Air Travel for a Digital Age di SITA, il fornitore globale di tecnologia per il trasporto aereo.

Un viaggio sempre più self-service

Secondo il SITA i viaggiatori chiedono servizi più automatizzati, e il pieno controllo su ogni fase del viaggio. Un viaggio, insomma, sempre più self-service.

“Aerolinee, scali e altri stakeholder devono mettere in atto una sempre maggiore collaborazione per operazioni sempre più efficienti, e per consentire ai passeggeri di vivere l’esperienza di viaggio positiva e senza intoppi”, aggiunge Dalibard.

Le irregolarità nella gestione dei bagagli, ad esempio, causano fastidio ai passeggeri e costi per gli operatori. Se il numero di bagagli disguidati nell’ultimo decennio è passato da 14,7 ogni mille passeggeri nel 2008 a 5,69 nel 2018, nello stesso anno l’industria del trasporto aereo ha speso 2,4 miliardi per problemi con borse e valigie, riporta Askanews. Se i dati non sono condivisi correttamente fra gli operatori è difficile tenere traccia del bagaglio, o fornire informazioni al passeggero.

La biometria definisce la passenger experience del futuro

La biometria è un’alleata chiave per una più completa automatizzazione delle operazioni, e un passaggio più fluido tra le diverse fasi del viaggio. Entro il 2021 il 63% delle aerolinee implementerà gate self-service che utilizzano tecnologia biometrica e il riconoscimento delle identità. Il 48% implementerà gate che sfruttano la sola biometria e il 58% degli aeroporti installerà gate biometrici. Tale tecnologia è destinata a espandere le proprie funzionalità, e il 54% dei responsabili IT di compagnie aeree e aeroporti ritiene che token di viaggio biometrici duraturi, ovvero validi non per un solo viaggio o aeroporto, ma per più spostamenti, siano un elemento chiave per definire la passenger experience del futuro.

I passaporti non serviranno più

“Per trarre vantaggi concreti dalla tecnologia biometrica – aggiunge Dalibard – noi come industria dobbiamo lavorare insieme per sviluppare, in pieno accordo, un’identità digitale che non solo fornisca ai passeggeri controllo sulla propria identità, ma sia anche accettata in ogni aeroporto e attraverso le frontiere, come lo sono oggi i passaporti”.

A tal fine SITA sta già lavorando con organizzazioni del settore come IATA, ICAO e ACI, ed è inoltre founding steward della Sovrin Foundation, l’organizzazione privata non-profit la cui missione è abilitare le identità digitali distribuite e decentralizzate.

Il fashion renting esplode anche in Italia

Si chiama fashion renting e arriva dall’America, ma sta esplodendo anche in Italia. Il noleggio di abiti griffati è un trend che non solo realizza il sogno di ogni donna di avere a propria disposizione un armadio pressoché infinito, ma rappresenta un antidoto al fast fashion, e quindi alla produzione eccessiva e indiscriminata di indumenti low cost “usa e getta”. A guidare la crescita del settore è soprattutto il noleggio online, che secondo Allied Market Research nel 2023 varrà la cifra record di 1,9 miliardi di dollari. È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per DressYouCan, startup milanese di fashion renting, per indagare sulle nuove abitudini fashion degli italiani.

Un nuovo modo di consumare soprattutto per Generazione Z e Millennial

“Il fashion renting – sottolinea Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano – rappresenta un nuovo modo di consumare soprattutto per Generazione Z e Millennial, i target più attenti alla sostenibilità”.

Ma noleggiare gli abiti permette anche di essere più felici, riporta Adnkronos. Se per anni lo shopping è stato considerato quasi una sorta di strumento terapeutico attualmente i consumatori sembrano preferire le esperienze agli acquisti. E a differenza dell’acquisto di numerosi abiti il noleggio è una vera e propria esperienza.

Un trend amato anche dalle influencer

Questo nuovo trend è amato anche dalle influencer. “Ricevere direttamente a casa o nella location dell’evento il proprio vestito rende tutto più facile, perché spesso si parla di abiti di un certo valore – spiega l’influencer Marie-Loù Pesce – e in questo modo non si rischia di sporcare, stropicciare o rovinare il capo”.

Concorda anche Pamela Soluri, secondo la quale “Grazie al fashion renting l’alta moda non è più un’utopia e noi fashion victim possiamo vivere in qualsiasi momento una magnifica Haute Couture Experience”. Ma non solo, è anche la nuova frontiera del risparmio e un’intelligente soluzione all’eterno problema femminile del dress code nelle occasioni speciali..

Ogni anno nella sola Ue generati 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili

L’ultimo aspetto da analizzare, ma non meno importante, è che il fashion renting permette di ridurre l’inquinamento. Acquistare meno capi d’abbigliamento è oggi fondamentale per salvaguardare il Pianeta. Come riporta El País negli ultimi 15 anni la durata dei capi di abbigliamento è diminuita del 36% e oggi i vestiti hanno una vita media inferiore ai 160 utilizzi, una situazione che genera ogni anno 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili nella sola Unione europea. Inoltre, avvisa il The Guardian, se nei prossimi anni non ci sarà un cambio di passo di qui al 2050 l’industria del tessile sarà responsabile di un quarto del consumo del carbon budget, causando un aumento della temperatura di ben 2°C.

L’autobus è in ritardo o è sovraffollato? Per scoprirlo c’è Google Maps

Per chi utilizza i mezzi pubblici per gli spostamenti nelle città in cui le aziende di trasporto municipale non forniscono il servizio di tracciamento dei mezzi, verificare se l’autobus è in ritardo oppure è in arrivo, ma è “pieno”, potrebbe essere di grande aiuto. A questo ha pensato Google Maps, che ha reso disponibili due nuove funzionalità per aiutare a pianificare meglio il viaggio sui mezzi pubblici, e rimanere informati in tempo reale proprio sui ritardi degli autobus e sulle condizioni di affollamento degli stessi. Anche in Italia.

Controllare gli orari dei mezzi non basta

Quando si ha un incontro importante, che sia un appuntamento con un amico o dal medico, ma anche quando si è all’estero, magari in vacanza, spesso la prima cosa da fare è controllare gli orari dei mezzi pubblici per assicurarsi di arrivare in tempo. O anche semplicemente per meglio pianificare gli spostamenti. Sfortunatamente, questi orari non sempre riflettono le condizioni reali del traffico, che potrebbero riflettersi sui tempi del viaggio e, di conseguenza, causare stress per il timore di arrivare più tardi del previsto, o per il tempo perso ad aspettare inutilmente alla fermata. Per risolvere questo problema, Google Maps ha lanciato la funzionalità che informa dei ritardi degli autobus a causa del traffico nei Paesi, e anche nelle città italiane, in cui ancora non si dispone di informazioni in tempo reale dalle aziende di trasporti locali.

Vedere dove si trovano i rallentamenti

Ora perciò si può sapere se l’autobus arriverà in ritardo e di quanto, così da essere consapevoli dei tempi di spostamento in base alle condizioni del traffico lungo il tragitto. La funzionalità permette infatti anche di visualizzare sulla mappa i punti del percorso dove si trovano i rallentamenti, così da essere informati in anticipo e potersi organizzare. Al momento in Italia, riporta Adnkronos, le informazioni in tempo reale sui ritardi degli autobus sono disponibili nelle città di Napoli, Palermo, Trieste e Venezia.  

Prevedere l’affollamento

Non c’è niente di peggio che essere ammassati su un autobus rovente pieno di gente accaldata, ma ora sono disponibili le previsioni di Google Maps sull’affollamento dei mezzi pubblici. Basandosi sulle tendenze delle corse passate, queste consentono di sapere quanto potrà essere affollato l’autobus, il treno o la metropolitana che si ha intenzione di prendere. Si può così decidere se infilarsi o meno nella calca, o aspettare per qualche minuto un altro mezzo dove la possibilità di sedersi (o anche solo di respirare) potrebbe essere maggiore. In Italia, le previsioni di affollamento sono disponibili per ora nelle città di Roma, Milano, Torino, Padova, Bologna, Firenze e Verona.

Over Motel | Motel in Brianza

Quella di Monza e della Brianza è certamente una delle zone più belle d’Italia, che non a caso attira ogni anno migliaia di turisti, complice anche la presenza di tantissime aree verdi e opportunità di effettuare delle attività all’aperto. La Brianza è infatti una delle località più famose in Italia per quanti ad esempio amano il mondo dei motori e desiderano vedere i bolidi da vicino, per questo la zona di Monza rappresenta il luogo ideale in cui fare base per esplorare il meraviglioso territorio circostante e approfittarne per scoprire da vicino le auto più belle e potenti nel mondo in uno dei tanti autodromi della zona.

L’ Over Motel si trova esattamente a Vimercate (MB), ed è un 4 stelle di recente apertura accogliente e finemente arredato, l’ideale per un periodo di assoluto relax e svago. Oltre all’esplorazione del territorio circostante o raggiungere il centro di Milano in pochi minuti d’auto, è possibile lasciarsi coccolare direttamente in struttura: l’Over Motel dispone infatti di un bellissimo centro wellness, perfetto per concedersi la meritata pausa rigenerante mettendo da parte lo stress della vita quotidiana. Una grande vasca idromassaggio con acqua riscaldata aiuterà a tonificare i muscoli, mentre la sauna ed il bagno turco saranno perfetti per eliminare le tossine e rimuovere le impurità della pelle.

Tutte le camere sono dotate inoltre di aria condizionata e wi-fi gratuito, domotica, minibar gratuito, linea telefonica diretta, TV, cassaforte, kit cortesia, biancheria sanificata e soprattutto un comodissimo box parcheggio privato fronte camera. Non manca davvero nulla allora, per regalarti una permanenza di assoluto relax con la possibilità di effettuare diverse attività che si trovano proprio nei paraggi di questo motel Brianza. Verifica la disponibilità e prenota la tua camera contattando il numero 0395973862, o vai su overmotel.com per poter usufruire di promozioni speciali.

Mobilità del futuro: arriva una nuova generazione di aerei

Prepariamoci alle macchine volanti: il futuro è molto più vicino di quanto ci possiamo immaginare. Sta infatti prendendo piede una nuova classe di veicoli avveniristici, ovvero una famiglia di aeromobili elettrici o ibridi che permettono il sollevamento verticale, chiamati eVTOL (electric vertical take-off and landing vehicles). Stando alle prime analisi, questi mezzi potranno rivoluzionare il prossimo futuro del trasporto merci e passeggeri. Lo rivela il recente report Deloitte “The elevated future of mobility: what’s next on the horizon” che analizza l’evoluzione degli eVOTL ed esplora le tappe del loro sviluppo.

Le barriere psicologiche che frenano lo sviluppo dei cieli

Anche se sono stati fatti enormi progressi negli aeromobili eVTOL, rimangono alcuni ostacoli che ne frenano la diffusione su larga scala. In prima battuta, i motivi del “sospetto” sono rappresentati dalla gestione e regolamentazione di uno spazio aereo diversificato, così come dalle barriere psicologiche che frenano l’adozione di nuovi mezzi di trasporto. Su un campione di 10.000 consumatori intervistati da Deloitte a livello mondiale, emerge che circa la metà vede negli aeromobili a guida autonoma per passeggeri una valida soluzione per contrastare la congestione del traffico stradale. Tuttavia, l’80% di essi crede che questi veicoli “non siano sicuri”, o ha qualche dubbio sulla loro sicurezza. Proprio per questi motivi si fa più urgente la necessità di implementare miglioramenti nelle tecnologie eVTOL (ad esempio sistemi di prevenzione delle collisioni) e dell’infrastruttura di terra. Infatti, mentre la tecnologia di bordo si trova in uno stato avanzato, la gestione dell’energia, compresa la potenza delle batterie, rimane un fattore limitante. Inoltre, per quanto riguarda l’infrastruttura, la maggior parte delle città non dispone di aree necessarie al decollo, all’atterraggio e spazi in grado di ospitare gli aeromobili eVTOL e i loro ulteriori sviluppi. “Sarà probabilmente il trasporto merci a sperimentare per primo gli aeromobili eVOTL, mentre si discute sulla redditività dei sistemi anche per il trasporto passeggeri” dicono da Deloitte Italia.

Entro il 2025 voleremo così

Deloitte prevede che fra il 2020 e il 2025 i prototipi eVTOL per passeggeri saranno testati e commercializzati. In questo periodo, le diverse parti coinvolte lavoreranno per definire la regolamentazione, supportare lo sviluppo della rete di infrastrutture e creare sistemi di gestione del traffico. Si prevede inoltre che negli anni a seguire – ovvero tra il 2025 e il 2030 – l’ampio uso di aeromobili eVTOL per il trasporto merci introdurrà una prima ondata di velivoli destinati al trasporto passeggeri, grazie ai miglioramenti in affidabilità e sicurezza. Infine, a partire dal 2030, inizieranno a circolare e ad essere socialmente accettati eVTOL a guida autonoma. “Complessivamente, il mercato passeggeri degli eVTOL sul territorio nordamericano  è destinato a passare da 1 miliardo di dollari nel 2025 a 13,8 miliardi nel 2040” proseguono dalla società che ha condotto il report.  “Ciò rappresenta un’incredibile opportunità, ma anche un rischio per i produttori di elicotteri tradizionali, che se vogliono approfittare di nuove opportunità devono prendere in considerazione la possibilità di riesaminare i prodotti, i modelli di business o addirittura spostare l’attenzione sui mercati in evoluzione come il trasporto aereo senza equipaggio”.

Sanità digitale, come garantire assistenza di qualità e risparmio sui costi

L’Osservatorio sanità digitale di Aidr, l’Associazione italian digital revolution, vuole porsi come interlocutore tra cittadino e istituzioni per offrire soluzioni, e alternative valide, nel campo della sanità. Un esempio su tutti, la telemedicina, che secondo Aidr oltre a garantire un’assistenza migliore, cure adeguate e personalizzate ai cittadini, può incentivare anche la riduzione dei costi sanitari a fronte di investimenti nelle nuove tecnologie. Secondo l’Osservatorio, infatti, promuovendo la consultazione e la cura a distanza, il digitale nel caso dei malati cronici sarebbe in grado di produrre risparmi fino al 20%.

L’informatizzazione completa porterebbe a risparmiare fino al 5% per le spese sanitarie

“Oggi la spesa sanitaria si aggira intorno ai 150-160 miliardi di euro, di cui 110-120 miliardi sono garantiti dallo Stato, il resto dai singoli cittadini – spiega il responsabile dell’Osservatorio, Andrea Bisciglia -. Le nuove tecnologie, a fronte di una migliore qualità e assistenza, offrono un oggettivo risparmio. Grazie alla completa informatizzazione della sanità si potrebbe risparmiare fino al 5% della spesa sanitaria”.

Tra il 2012 e il 2017 il Servizio sanitario nazionale ha perso 26.561 lavoratori

Secondo la Ragioneria generale dello Stato, riporta Askanews, tra il 2012 e il 2017 il Servizio sanitario nazionale ha perso 26.561 lavoratori, il 3,9%, una percentuale che fa arrivare il totale dei dipendenti a quota 648.058, pari a un quinto dei lavoratori della Pubblica Amministrazione. Le perdite maggiori in valori assoluti sono quelle riportate dal personale infermieristico, che in questo arco di tempo ha perso7.055 unità. Le altre categorie del comparto sanità che hanno dovuto rinunciare al maggior numero di unità di personale in valori assoluti sono quelle dei profili del ruolo amministrativo (-6.102 unità), dei profili del ruolo tecnico (-4.727 unità), e i medici, che nel 2017 risultano essere 3.448 in meno rispetto al 2012, pari a -3.16%.

“Una oggettiva incapacità del Ssn di assistere e curare al meglio i cittadini”

Si tratta di una sottrazione di personale che rappresenta il 13% delle perdite del Sistema sanitario nazionale. Per non parlare degli odontoiatri, che hanno perso il -39,61% delle figure professionali dipendenti. In totale i dentisti della sanità pubblica oggi sono appena 93. “Praticamente scomparsi – sottolinea il presidente dell’Osservatorio Aidr -. Tutto questo può tradursi in una oggettiva incapacità del Sistema sanitario nazionale di assistere e curare al meglio i cittadini. Grazie ai vantaggi della sanità digitale, invertire la rotta si può. E si deve”.