Author Archives: Cesare Bianchi

Esporre i figli online su Instagram

Comprendere il fenomeno dell’esposizione dei figli attraverso i post sui social, e la condivisione di immagini e video che li riguardano, soprattutto su Instagram. È quanto ha voluto fare Eurispes, che ha effettuato un’analisi dei figli esposti online dai genitori sul social di istantanee visive per eccellenza, Instagram. Tramite un’indagine Osint, realizzata dal data journalist Livio Varriale, l’istituto di ricerca ha monitorato in particolare i post contenenti uno dei seguenti hashtag, figli, figlio, figlia, figlie, durante il periodo compreso fra il 1° gennaio 2018 e il 10 ottobre 2020. I post analizzati sono risultati 736.182, e hanno ottenuto complessivamente 96.488.755 like.

Gli hashtag più utilizzati: amore, love, mamma

Secondo l’indagine gli hashtag più utilizzati, insieme a quelli ricercati, sono stati amore, love, mamma, famiglia, family, baby, vita, bambini, genitori. In fondo alla top 20 si posiziona la parola papà, mentre i post contenenti la parola bambini e baby, che quindi descrivono i più piccoli, totalizzano insieme il 5,50%. La presenza della parola mamma fa comprendere anche il genere che pubblica di più le foto dei minori, ovvero le donne. In fondo alla classifica ci sono invece i genitori di genere maschile. I papà rappresentano quindi una fetta minima, sia per pubblicazione dei contenuti sia per citazione da parte delle madri dei loro figli.

È necessario pubblicare le foto dei propri figli?

Dalla ricerca emerge una particolare concentrazione su consulenze sia psicologiche sia pedagogiche, didattica digitale e a distanza, rapporto genitori-figli e consigli per riuscire nell’impresa di essere padri e madri.

Ma è necessario pubblicare le foto dei propri figli? Questo interrogativo ripercorre frequentemente la sociologia moderna dinanzi all’esposizione incontrollata delle immagini di tanti minori sui social per mano dei genitori. Pubblicare le foto dei figli sui social, espone i minorenni a tante insidie e la prima è quella del mancato rispetto della privacy. Nella ricerca è stata analizzata la parola figlio declinata in tutti i suoi generi, ma questo non vuol dire che le foto dei minori siano circoscritte solo alle circostanze descritte.

Esposti all’ingegneria sociale finalizzata all’adescamento

Cosa ancora più allarmante è che, pubblicando le foto dei figli minori, li si espone anche all’ingegneria sociale finalizzata all’adescamento da parte di persone malintenzionate. Pubblicare dettagli di vita privata sui social rappresenta un’arma in più per chi avvicina i bambini con l’intento di guadagnare la loro fiducia. Bisogna, forse, riflettere sulla necessità di un’educazione al digitale che renda i genitori più consapevoli dei meccanismi alla base delle piattaforme di condivisione sociale.

Boom per l’edilizia green. L’abitare del futuro è sostenibile

Puntare a costruzioni sempre più attente alla salute e all’impatto ambientale. Il mercato dell’edilizia green è in decisa crescita, uno scenario confermato anche dal World Green Building Council, secondo cui le infrastrutture e gli edifici punteranno a dimezzare del 40% le emissioni di carbonio entro il 2030, e del 100% entro il 2050. E con l’eco-bonus anche l’Italia vedrà un’accelerazione dell’edilizia ecosostenibile. Ma puntare sul green non ha solo effetti benefici sull’ambiente, a migliorare sarà anche la qualità della vita. Una ricerca del National Center for Biotechnology Information evidenzia infatti come gli edifici sostenibili contribuiscano alla diminuzione dei livelli di cortisolo dei dipendenti. E secondo un’indagine di Harvard Business Review lavorare all’interno di edifici green aumenta del 40% la produttività.

I 10 trend in ambito edilizio per i prossimi anni

Ma quali saranno i trend dell’abitare green per il prossimo futuro? Prima di tutto, case prefabbricate. A farla da padrone saranno infatti le case prefabbricate dotate di certificazioni green. Più sicure a livello sismico, favoriscono anche la riduzione del consumo energetico, e sono meno impattanti sull’ambiente, riporta Ansa. Secondo trend, l’utilizzo di additivi per ridurre le emissioni di CO2. Chryso ICARE, ad esempio, è una tecnologia implementata che consente ai produttori di cemento di abbattere la CO2 emessa. Terzo trend, spazio all’intelligenza artificiale. Gestiti in maniera automatizzata e integrata, gli smart buildings rappresenteranno uno dei principali leitmotiv dell’edilizia nel futuro post emergenza.

L’importanza delle Net-Zero Emissions

L’attenzione alla qualità della vita è il quarto trend. Gli edifici green garantiscono infatti un miglior comfort abitativo, e un notevole risparmio energetico aumentando la produttività e diminuendo lo stress. Occhio poi alle Net-Zero Emissions. La riduzione delle emissioni incorporate di carbonio entro il 2050 rappresenta uno degli aspetti principali dello scenario post emergenza, ed è la quinta tendenza dell’edilizia sostenibile. Ampio ricorso quindi ai pannelli solari (sesto trend), che riducono il consumo di combustibili fossili, utilizzano energia pulita e inesauribile. E non producono inquinamento.

5G, AI ed economia circolare

Gli impianti di connessione ultraveloce rappresenteranno il nuovo standard in ambito edilizio, favorendo la costruzione di edifici intelligenti. Il settimo trend vede infatti l’automatizzazione dei servizi attraverso l’utilizzo di robot, intelligenza artificiale e stampanti 3D. Segno di una visione incessante su un futuro hi-tech che si prenda cura del Pianeta. Ma il futuro sarà anche circolare (ottavo trend). La circular economy favorisce infatti nuove opportunità commerciali e garantisce un sistema di raccolta differenziata totale.

E se l’utilizzo della realtà aumentata in ambito edilizio favorisce la riduzione dei costi e agevola gli spostamenti (nono trend) sarò necessario ripensare gli spazi. Meno postazioni e meno consumi per ripensare adi ambienti di lavoro diffusi e non più centralizzati (decimo trend). Soprattutto per quanto riguarda gli uffici.

Primo semestre 2020: è boom di attacchi informatici legati al Covid-19

Sfruttare la pandemia da coronavirus per sferrare attacchi informatici gravi: è quanto stanno facendo i cybercriminali di tutto il mondo, che del Covid-19 hanno colto un’opportunità, quella di approfittare del periodo di emergenza globale per prendere di mira ospedali, truffare i cittadini sempre più connessi, e violare i sistemi di aziende e Pubbliche amministrazioni. L’impiego forzato di strumenti e modalità operative prima poco utilizzate o conosciute ha creato infatti nuove opportunità per i cybercriminali, che tra vulnerabilità insite nei nuovi strumenti e paure generate dalla pandemia hanno trovato un terreno fertile per incrementare i propri guadagni. Il Clusit, l’Associazione Italiana per la sicurezza informatica, ha dedicato un rapporto sull’impatto del Covid-19 sulla sicurezza delle informazioni. E dal report emerge che degli 850 attacchi informatici gravi avvenuti su scala globale, e analizzati nel corso del primo semestre 2020, 119 sono direttamente riferibili al tema Covid-19.

Il 61% riguarda campagne di phishing in associazione a malware

Stando al rapporto del Clusit, presentato nel corso del Security Summit Streaming Edition, la maggioranza degli attacchi legati al coronavirus, il 61%, riguarda campagne di phishing, ovvero truffe informatiche via email, in associazione a malware (21%), software dannosi che intaccano la sicurezza dei sistemi. Inoltre, nei primi sei mesi del 2020 il 64% delle vittime rientra nella categoria “target multipli”: si tratta cioè di attacchi strutturati per danneggiare rapidamente, e in parallelo, il maggior numero possibile di utenti e organizzazioni.

L’11% degli attacchi è legato al mondo sanitario e il 12% riguarda bersagli governativi

Il rapporto evidenzia che l’11% degli attacchi è legato al mondo sanitario e il 12% riguarda bersagli governativi. Gli attacchi, molti dei quali definiti gravi, hanno visto i cybercriminali approfittarsi delle prime fasi concitate di approvvigionamento di presidi di sicurezza, come ad esempio le mascherine, creando danni considerevoli. Ma oltre ai danni direttamente conseguenti agli attacchi compiuti, il report del Clusit sottolinea che il tema Covid-19 ha alimentato anche la diffusione di fake-news, fomentando la confusione sulle notizie relative alla pandemia venutasi a creare a livello globale, soprattutto nei primi mesi dei contagi.

Necessari investimenti in ricerca e innovazione adeguati alla minaccia

“Nella tragedia di questi mesi sta avvenendo una rivoluzione: il digitale sta trasformando l’organizzazione delle imprese e la vita dei cittadini, e stiamo comprendendo che la sicurezza del digitale è essenziale”, afferma il presidente del Clusit Gabriele Faggioli.

In questo contesto l’urgenza è quella di “investire in ricerca e innovazione e costituire un ecosistema delle imprese e della Pubblica amministrazione in cui gli investimenti risultino adeguati alla minaccia – sottolinea ancora Faggioli – oltre a rendere più consapevoli i cittadini”.

Google Maps avvisa quanto sono affollati luoghi e locali

L’annuncio è arrivato nel corso dell’evento online Search On 2020, in cui Google ha presentato alcune novità legate alle funzioni Ricerca di Google Maps: il sistema ora permette infatti di stimare in tempo reale quanto siano affollati i negozi e i luoghi pubblici. In questo modo Google vuole aiutare gli utenti a difendersi dal contagio da Covid-19 evitando gli orari di punta al supermercato, o anche a scegliere il parco meno frequentato. Come ci riesca è semplice: la stima di affollamento di un luogo avviene infatti utilizzando i dati anonimi sulla posizione degli utenti che hanno acconsentito all’uso di questa funzione nelle impostazioni del proprio account.

Più aree all’aperto come spiagge e parchi, e attività essenziali

“Abbiamo ampliato le informazioni sull’affollamento in tempo reale a milioni di luoghi in tutto il mondo e siamo sulla buona strada per aumentare la copertura globale di cinque volte rispetto a giugno 2020”, sottolinea la società di Mountain View. L’ampliamento ora include più aree all’aperto come spiagge e parchi, e attività essenziali come alimentari, distributori di benzina e farmacie.

Per ottenere le informazioni sugli orari con il maggior numero di visite, inoltre, non sarà più necessario cercare il luogo specifico. A breve, infatti, i dati compariranno nelle indicazioni stradali e direttamente sulla mappa, riporta Ansa. La novità, assicura Google, sarà disponibile “presto” per gli utenti Android, iOS e desktop in tutto il mondo.

Una stima in tempo reale

In realtà, le informazioni sui giorni e le ore di maggiore e minore affollamento Google le fornisce dal 2016, tuttavia la differenza è che la vecchia versione non era in tempo reale, ma si trattava di stime basate sull’affluenza settimanale.

In ogni caso, con la pandemia l’utilizzo di queste informazioni è aumentato: tra marzo e maggio addirittura del 50% in più. Oltre a questa novità, Google Maps ha però introdotto altre funzioni utili alla lotta al Covid, come ad esempio la possibilità di visionare l’elenco delle misure di sicurezza sanitaria adottate in un determinato luogo di interesse.

Le altre funzionalità anti-Coronavirus

De resto, già a fine settembre, Google aveva introdotto importanti funzionalità anti-Coronavirus, come l’aggiornamento che permette di vedere in tempo reale quali sono le zone potenzialmente pericolose a causa di focolai di Covid-19.

Questa funzionalità è soggetta alle informazioni che Google stessa riesce a ricevere dalle autorità locali, e si tratta sicuramente di un aiuto fondamentale per prendere decisioni più consapevoli su dove andare e cosa fare. Tra le altre funzioni utili a gestire meglio la pandemia c’è anche quella che permette di ottenere varie informazioni sui trasporti pubblici, come restrizioni generali sull’accesso ai mezzi, controllo della temperatura o variazioni di percorso.

Covid: come cambiano, e cosa rivelano, le recensioni online dei clienti ai ristoranti

L’emergenza Covid-19 ha cambiato le regole e dettato nuovi equilibri per il settore dell’ospitalità. Mentre i ristoratori stanno combattendo una battaglia durissima i clienti hanno voglia di normalità, tornare a uscire per mangiare una pizza o un buon piatto al ristorante. Normalità, però, significa non essere assillati dai timori, ed è compito del ristorante, del bar o della pasticceria comunicare alla propria clientela sicurezza, dimostrando accortezza e attenzione a tutte le norme in vigore. Normalità per gli ospiti significa però anche lasciare recensioni. E RepUP, startup rivolta a gestori e titolari di ristoranti, bar, pizzerie, gelaterie e pasticcerie per la gestione dei commenti sulle piattaforme di recensioni online, ha condotto un’analisi prendendo in considerazione i dati degli mesi post lockdown.

Meno ospiti nei locali, più recensioni sulle piattaforme

“Quello che balza agli occhi dai nostri dati, ricavati dalla fusione di informazioni derivanti dalle principali piattaforme di recensioni, è che a fronte di un flusso inferiore di ospiti all’interno dei locali si osserva una tendenza inversa per quanto riguarda il numero di recensioni – spiega Salvatore Viola, Ceo di RepUP -. In pratica, le persone vanno meno nei ristoranti, ma scrivono di più su TripAdvisor e su Google”.

Questo, in realtà, può essere anche spiegato dal fatto che un’uscita sporadica diventa un “evento”, e proprio per questo si ha voglia di condividerla molto più di prima.

“Un locale su quattro non è riuscito ad affrontare la stagione estiva”

“Siamo partiti dal numero di locali attivi nell’ultimo anno sulle piattaforme di recensioni, circa 198mila, e abbiamo controllato quanti di essi hanno ripreso effettivamente l’attività negli ultimi mesi – racconta Andrea Orchesi, presidente RepUP -. Questi dati ci dicono che in Italia la percentuale dei locali che ha riaperto a pieno regime dopo il periodo di chiusura forzata varia di regione in regione”.

La forbice delle riaperture va infatti dal 65,95% rilevato in Calabria al 76,47% del Friuli Venezia Giulia, regione al primo posto come percentuale di riaperture, seguita da Liguria (76,36%) e Umbria (76,26%).

“Insomma – continua Orchesi – questi numeri dicono inesorabilmente che nel migliore dei casi un locale su quattro non è riuscito ad affrontare la stagione estiva”.

Ora più che mai bisogna curare la reputazione online del locale

I commenti dei clienti sulle piattaforme sono un potente strumento di marketing. TripAdvisor lo sa, e ha invitato i locali presenti sulla piattaforma a compilare una scheda per raccontare le misure prese contro la diffusione del Covid-19, riferisce Adnkronos. Nelle recensioni si parla sempre di qualità del cibo, prezzi e professionalità del personale, ma negli ultimi mesi si leggono riferimenti ai comportamenti dei camerieri, si spia nelle cucine per vedere se il personale indossa le mascherine, o si parla di quanto l’esperienza nel locale sia risultata rassicurante. In questo momento quindi la reputazione online di un locale è più importante che mai. Ci sono meno clienti e bisogna fare il possibile per non perdere anche un solo coperto.

Più estroversi online, ma attenzione alle relazioni pericolose

Dalle app per il dating ai social media fino ai forum, conoscere persone online è sempre più diffuso. Tanto che incontrare gli altri sul web è diventato facile e normale. Quasi un italiano su tre (29,1%) dichiara infatti di sentirsi più facilmente a suo agio online, e il 32,5% afferma anche di essere più estroverso e sicuro di sé. Quest’impennata delle relazioni online, incentivata anche dal lockdown, presenta però anche un lato meno positivo. Nonostante molte persone si sentano più sole e isolate al contempo non avvertono la necessità di stabilire un contatto “reale” con gli altri.

Lo ha scoperto Kaspersky in una ricerca condotta a livello nazionale, che mostra come il 50,7% di chi usa abitualmente social media, o forum, avverta la solitudine pur passando online almeno cinque ore al giorno.

Usare le app di dating e sentirsi profondamente soli

Secondo Marvi Santamaria, autrice del blog Match and The City ed esperta di relazioni online, “se è vero che i mezzi non sono neutri, al contempo i mezzi digitali sono utilizzati da persone, e nel caso delle dating app il loro cuore è proprio il ‘materiale umano’ che le popola e interagisce”.

Da un lato accade quindi di usare le app per conoscere nuove persone, ma sentirsi profondamente soli. Questo perché dal canto loro le app, poiché sono progettate per rendere l’esperienza fruibile facilmente e velocemente, possono influenzare le interazioni rendendole altrettanto veloci e superficiali.

Il legame emotivo è più forte nel mondo digitale

D’altronde vanno considerate le aspettative di chi usa queste app. Inoltre, non è vero che non si possa trovare un rapporto più profondo sul web, tutt’altro, sono tantissime le coppie formate online. Circa un quinto (19,5%) degli italiani intervistati ritiene infatti che il legame emotivo stabilito nel mondo digitale sia addirittura più forte di quello nel mondo reale.

“La tecnologia ha senza dubbio svolto un ruolo cruciale nel migliorare la vita sociale – commenta Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Se da un lato queste piattaforme possono offrire indubbi vantaggi dall’altro dobbiamo anche tenere a mente le sfide e i rischi che portano con loro”. Le persone che incontriamo online potrebbero non essere esattamente chi dicono di essere.

Quando il cybercrimine sfrutta il desiderio di amare

Non è tutto. Anche le applicazioni più popolari per il dating possono trasformarsi in esche lanciate dai cybercriminali per mettere in pericolo la sicurezza digitale degli utenti. Secondo Kaspersky alcuni malware sfruttano proprio i nomi di oltre 20 app o la parola chiave dating. E nel 2019 sono stati diffusi più di 1900 file malevoli con l’obiettivo di nascondere trojan per scaricare altri malware, attivare abbonamenti a pagamento, adware, e notifiche pubblicitarie indesiderate.

Ma ci sono anche cybercriminali esperti di phishing, che approfittano del desiderio di amare per sottrarre dati, denaro e identità digitali.

Effetto Covid pesa sul sistema imprenditoriale italiano, ma il bilancio è positivo

Nel secondo trimestre di quest’anno nonostante il rallentamento dell’economia il bilancio tra aperture e chiusure delle imprese italiane resta positivo, con un aumento di +19.855 unità contro +29.227 del 2019. Ed è il Sud a contribuire a quasi la metà del saldo attivo, che comunque mette a segno il peggior risultato dei secondi trimestri dell’ultimo decennio. L’effetto Covid-19 continua dunque a pesare sulla natività e mortalità del sistema imprenditoriale italiano. Tra aprile e giugno emerge l’indebolimento della voglia di fare impresa degli italiani, con 57.922 iscrizioni di nuove imprese contro le 92.150 del secondo trimestre 2019, il 37% in meno. È quanto risulta dall’analisi trimestrale Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere, sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

Frenano le cancellazioni, più artigiani e 45% imprese al Sud

Secondo l’analisi però frenano anche le cancellazioni, che si attestano a 38.067 quest’anno rispetto alle 62.923 dell’anno precedente (-39,5%). Da notare come al bilancio del trimestre abbia contribuito per circa un terzo (il 32,5%) la componente artigiana, che ha chiuso il periodo con un saldo attivo di 6.456 imprese (18.943 le iscrizioni di nuove imprese contro 12.487 cessazioni).

Il saldo attivo caratterizza tutte le regioni e tutte le aree del paese, con il Sud e Isole in particolare evidenza. Le 8.905 imprese in più del Mezzogiorno rappresentano infatti il 45% dell’intero saldo nazionale. Il valore più elevato si registra infatti in Campania, che ha chiuso il trimestre con 3.143 imprese in più rispetto al 31 marzo scorso. A seguire Lazio (+2.386), Lombardia (+1.920) e Puglia (+1.859).

Saldo attivo per tutti i comparti

Anche a livello settoriale si registrano saldi attivi per tutti i macro-comparti, a partire dal commercio (+6.291), seguito dalle costruzioni (+5.222) e dai servizi di alloggio e ristorazione (+3.425). In termini percentuali, l’avanzamento più sensibile (+1,4% su base trimestrale) si registra nei servizi alle imprese (2.944 le imprese in più), seguiti dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,3% l’incremento nel trimestre, pari a 2.828 imprese in più) e dalle attività finanziarie e assicurative (+1,1% corrispondente ad un aumento di 1.366 unità).

Arretrano le società di persone, rallentano quelle di capitale

Delle circa 20mila imprese in più alla fine del trimestre, il 65% circa ha la forma dell’impresa individuale (12.972 unità). Rispetto ai periodi più recenti, l’analisi della nati-mortalità delle imprese per forme giuridiche segnala nel secondo trimestre 2020 un rallentamento della dinamica delle società di capitale. Pur aumentando di 7.938 unità, il loro tasso di crescita trimestrale (+0,45%) appare infatti più che dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2019, quando fu pari all’1,03%. Unica forma giuridica in arretramento, nel trimestre aprile e giugno, è quella delle società di persone, che registrano -1.230 unità, pari a una riduzione dello 0,13% dello stock di imprese di questo tipo.

Giugno 2020, migliora il clima di fiducia per consumatori e imprese

Dopo mesi pesanti, migliora leggermente il clima di fiducia di imprese e consumatori. A decretare questa spinta verso l’alto del sentiment degli italiani è l’Istat, sulla base dei dati raccolti a giugno 2020. Gli indicatori sono tutti in salita rispetto al mese di maggio: sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 94,3 a 100,6) sia l’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 52,7 a 65,4). Anche se la crescita riguarda tutte le componenti, ci sono però delle differenze in termini di intensità: migliora nettamente per il clima economico (da 72,9 a 87,2) e per il clima futuro (l’indice passa da 93,1 a 105,6) mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 100,9 a 104,5 e da 95,0 a 96,4, rispettivamente).

La fiducia delle imprese meno dinamica rispetto a quella dei cittadini

Sono invece decisamente più cauti i miglioramenti relativi al clima di fiducia delle imprese, che restano comunque depressi rispetto ai dati registrati nei mesi antecedenti l’emergenza sanitaria dovuta al coronaviurs. In particolare, l’Istituto di Statistica rileva che nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 71,5 a 79,8 e nelle costruzioni aumenta da 108,4 a 124,0. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 38,9 a 51,7) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 68,0 a 79,1). 

Il “clima” nei diversi settori merceologici

L’indice di fiducia delle imprese ha però andamenti molto diversi a seconda dei settori merceologici: nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in lieve accumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è determinato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un aumento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa. Nei servizi di mercato, l’incremento dell’indice è determinato da un forte aumento delle attese sugli ordini il cui saldo rimane però ancora negativo; i giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento generale dell’azienda registrano un lieve miglioramento. Con riferimento al commercio al dettaglio, recuperano decisamente le aspettative sulle vendite future il cui saldo torna positivo per la prima volta dall’inizio degli effetti della pandemia. Per concludere, le scorte di magazzino sono ritenute in diminuzione, tuttavia le imprese manifestano un lieve peggioramento dei giudizi sulle vendite. Il miglioramento della fiducia è diffuso sia alla grande distribuzione sia a quella tradizionale.

Lockdown e prezzi più alti, la top ten dei prodotti rincarati

I consumatori lo stanno verificando giornalmente. A partire dal mese di febbraio, quando il lockdown non era ancora iniziato, fino al mese di maggio i prezzi di molti prodotti sono aumentati considerevolmente. La denuncia arriva dall’Unione Nazionale Consumatori, che ha stilato una classifica dei prodotti e dei servizi più rincarati durante l’emergenza Covid scoprendo vere e proprie speculazioni sui prezzi.

Dagli e-book alla frutta fresca alla farina l’associazione ha verificato aumenti fino a oltre il 30%. E punta il dito su chi sta approfittando dell’emergenza per aumentare i prezzi in maniera ingiustificata.

E-book, frutta secca e pc sul podio dei più cari

Secondo l’Unione il record dei rincari spetta alla voce e-book download, che in soli 3 mesi registra un rialzo del 30,4%. Un aumento che ha sfruttato l’esigenza di trascorrere il tempo con una buona lettura durante la clausura forzata in casa.

Al secondo posto la frutta fresca, che cresce del +12,8%, e al terzo gli apparecchi per il trattamento dell’informazione (computer portatili e fissi, palmari, tablet, notebook) incrementati del 12%.

“In pratica – afferma l’avvocato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – si è approfittato dello smart working e dell’obbligo degli studenti di seguire le lezioni a distanza per fare rialzi a danno di lavoratori e famiglie”.

L’indice generale aumentato solo dello 0,1% dimostra c’è chi ha approfittato per lucrare

Analoga sorte per gli accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione (monitor e stampanti), collocati al quarto posto della classifica (+11,3%). Sfruttamento simile anche per  gli apparecchi per la telefonia fissa, cresciuti del +7,7%.

“Evidentemente i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era ‘reclusa’ tra le quattro mura di casa e c’è chi ha pensato bene di cogliere questa necessità per guadagnarci – aggiunge Massimiliano Dona -. Insomma, a fronte di un indice generale aumentato da febbraio a maggio solo dello 0,1%, c’è chi ha approfittato dei beni che gli italiani hanno dovuto prendere o acquistare maggiormente per via dell’emergenza Coronavirus, per lucrare”.

La voglia di pane fatto in casa influisce sulla classifica

Così che si spiega anche il sesto posto della classifica, quello occupato da vegetali surgelati (+4,8%), bene sostituto dei vegetali freschi, e il settimo, le patate, ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo (+4,4%).

Alla pari, altri articoli di cancelleria, ossia evidenziatori, matite, penne e cartucce a getto d’inchiostro e toner, anche queste collegate allo smart working (+4,4%).

In ottava posizione cacao e cioccolato in polvere, tipico comfort food ( +4,3%), e in nona posizione un ex aequo tra pasta e couscous (+4,2%) e apparecchi per cottura cibi, come forni, forni a microonde, piani cottura (+4,2%).

Chiude la top ten la farina (+3,8%). Insomma, la voglia di pane, pizza e dolci fatti in casa ha decisamente influito sulle ultime due voci della graduatoria.

Gli italiani in quarantena migliorano il proprio inglese

Gli italiani in quarantena sono super connessi, i canali e le risorse digitali continuano a posizionarsi come un’alternativa chiave. Anche quando si tratta di migliorare il proprio livello di inglese. Da diverse settimane siamo confinati nelle nostre case per superare la crisi sanitaria, e durante tutto questo tempo c’è chi ha approfittato per imparare o migliorare la conoscenza della lingua inglese.

Ma come si è evoluto lo studio dell’inglese da casa in queste settimane? E c’è davvero voglia di imparare? Per rispondere a queste domande ABA English, l’accademia di inglese digitale con più di 30 milioni di studenti nel mondo, ha condotto uno studio dal titolo L’inglese si impara anche a casa. Il sondaggio ha preso in considerazione l’opinione di oltre 1.400 italiani e spagnoli sui loro progressi con l’inglese, e sulle abitudini di studio durante le settimane di quarantena.

Studiare da più di 3 ore a 5 ore a settimana

Una delle principali evidenze del sondaggio di ABA English è che il 77% degli italiani intervistati dichiara di aver migliorato il proprio livello di inglese nelle ultime settimane. Il 39% degli intervistati dedica più di 3 ore a settimana allo studio dell’l’inglese, la metà di loro per più di 5 ore. Nello specifico, il 40% degli intervistati sostiene di aver migliorato il suo inglese da beginner (A1) a lower intermediate (A2), mentre il 43% afferma di aver migliorato il suo inglese nei livelli intermedi, fra lower intermediate (A2) e upper intermediate (B2).

Comprensione orale, grammatica e speaking gli aspetti più studiati

Quali sono gli aspetti dello studio dell’inglese a cui gli italiani stanno dedicando maggiore interesse? Al primo posto la comprensione orale, un aspetto fondamentale per il 68% degli intervistati, seguita dall’approfondimento della grammatica (41%), e lo speaking (41%), ovvero la lingua “parlata”. Ma oltre all’utilizzo dell’applicazione mobile e al campus virtuale di ABA English, gli “allievi” di dichiarano di completare il loro studio con video lezioni (44%), serie tv in lingua originale (34%), e notizie rigorosamente in lingua inglese (23%).

Inglese più necessario per trovare lavoro dopo l’emergenza COVID-19

Una delle principali motivazioni dell’interesse degli italiani per lo studio dell’inglese si ricollega al mondo del lavoro. Il 59% ritiene che la padronanza dell’inglese sarà ancora più necessaria per trovare lavoro dopo l’attuale crisi sanitaria. Quasi due terzi degli intervistati afferma inoltre di utilizzare l’inglese nel suo lavoro. E 9 intervistati su 10 sostengono che raccomanderebbero ad amici e familiari di approfittare di questi giorni per migliorare il loro inglese da casa, per essere più preparati possibile nel futuro.