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Proteggere una attività commerciale dai ladri

Mettere in sicurezza la propria attività commerciale è oggi più che mai una necessità di tutti coloro i quali custodiscono della merce particolarmente rilevante dal punto di vista economico all’interno dei locali in cui avviene la vendita.

Subire un furto infatti, il più delle volte comporta perdite per diverse migliaia di euro, il che non è certamente piacevole e in alcuni casi può determinare anche la chiusura dell’attività commerciale stessa. Per evitare questo tipo di problema, si preferisce adottare tutte quelle contromisure che consentono in maniera adeguata di dissuadere eventuali malintenzionati dal commettere un furto.

Quale soluzione è più efficace?

Sicuramente il posizionare delle telecamere rappresenta una soluzione interessante in quanto potrebbe indurre tante persone a rinunciare ai propri loschi intenti. Ad ogni modo, sempre più le cronache riportano episodi di furti avvenuti nonostante la presenza delle telecamere a circuito chiuso, con i malintenzionati che vanno ad indossare maschere e cappucci per rendersi non riconoscibili e dunque eludere questo tipo di misura di sicurezza.

Le inferriate apribili

Tenuto conto di questo, la soluzione migliore è sicuramente quella di provvedere a far installare le inferriate di sicurezza in ferro. Le inferriate di sicurezza, ed in questo caso specifico quelle apribili, rappresentano una barriera veramente solida e resistente, difficile da superare e per questo praticamente perfetta per difendere l’ingresso principale di una qualsiasi attività commerciale.

È statisticamente provato infatti che i malintenzionati, anziché perdere tempo e provare a forzare l’inferriata che si trovano davanti, preferiscano direttamente cambiare obiettivo e prendere di mira una attività commerciale che non presenta una soluzione simile a sua difesa. Tra l’altro grazie alla normativa vigente dell’investimento (il “Bonus Casa”) è al momento possibile portare in detrazione la spesa e dunque recuperare fino al 50% della somma spesa.

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Come potare un albero alto

Gli interventi di potatura sono davvero importanti per garantire agli alberi una buona salute e un aspetto sempre gradevole. Se siamo consapevoli di non avere la giusta esperienza per effettuare la potatura di un albero alto, meglio prima chiedere consiglio ad un esperto o rivolgersi direttamente a una azienda che si occupi della manutenzione giardini.

Nel caso in cui decidessimo di procedere autonomamente, la prima cosa valutare è il tipo di effetto che vogliamo ottenere da questa operazione.

Quando e come effettuare il taglio

Chiaramente la potatura va fatta nel momento in cui la pianta è in riposo vegetativo, dunque in inverno o in autunno. Dopo aver posizionato la scala poggiandola sull’albero, ed essersi accertati che questa sia ben salda a terra, è possibile iniziare a salire sino a raggiungere i rami da tagliare.

È preferibile utilizzare una imbracatura di sicurezza avvolgendo la cinghia attorno all’albero, in maniera da tutelarsi in caso di eventuali cadute. Dopo aver valutato quali siano i rami da tagliare, possiamo procedere con l’operazione di taglio possibilmente applicando dell’ apposito mastice sulle zone in cui abbiamo effettuato il taglio, così da evitare l’insorgere di muffe nell’albero o marciume.

La giusta tecnica

Il consiglio è sempre quello di partire dai rami più piccoli andando così a sfoltire la chioma. Nel caso in cui rami da tagliare siano particolarmente grandi e si renda dunque necessario utilizzare una motosega, è bene chiedere aiuto ad una seconda persona che possa sorreggere questo strumento quando non necessario e dare le giuste indicazioni per il taglio dal basso potendo godere di una visuale migliore.

In alternativa, considera che anche le forbici telescopiche possono essere preziose per le operazioni di taglio, proprio perché puoi allungarle e dunque raggiungere più comodamente il ramo da recidere.

Tenendo conto di queste indicazioni puoi provare ad effettuare autonomamente la potatura degli alberi ad alto fusto. Nel caso in cui dovessi intuire si tratti di una operazione troppo complicata meglio cercare l’aiuto di un esperto, sia per il benessere della pianta che per la tua sicurezza.

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Over Motel | Motel in Brianza

Quella di Monza e della Brianza è certamente una delle zone più belle d’Italia, che non a caso attira ogni anno migliaia di turisti, complice anche la presenza di tantissime aree verdi e opportunità di effettuare delle attività all’aperto. La Brianza è infatti una delle località più famose in Italia per quanti ad esempio amano il mondo dei motori e desiderano vedere i bolidi da vicino, per questo la zona di Monza rappresenta il luogo ideale in cui fare base per esplorare il meraviglioso territorio circostante e approfittarne per scoprire da vicino le auto più belle e potenti nel mondo in uno dei tanti autodromi della zona.

L’ Over Motel si trova esattamente a Vimercate (MB), ed è un 4 stelle di recente apertura accogliente e finemente arredato, l’ideale per un periodo di assoluto relax e svago. Oltre all’esplorazione del territorio circostante o raggiungere il centro di Milano in pochi minuti d’auto, è possibile lasciarsi coccolare direttamente in struttura: l’Over Motel dispone infatti di un bellissimo centro wellness, perfetto per concedersi la meritata pausa rigenerante mettendo da parte lo stress della vita quotidiana. Una grande vasca idromassaggio con acqua riscaldata aiuterà a tonificare i muscoli, mentre la sauna ed il bagno turco saranno perfetti per eliminare le tossine e rimuovere le impurità della pelle.

Tutte le camere sono dotate inoltre di aria condizionata e wi-fi gratuito, domotica, minibar gratuito, linea telefonica diretta, TV, cassaforte, kit cortesia, biancheria sanificata e soprattutto un comodissimo box parcheggio privato fronte camera. Non manca davvero nulla allora, per regalarti una permanenza di assoluto relax con la possibilità di effettuare diverse attività che si trovano proprio nei paraggi di questo motel Brianza. Verifica la disponibilità e prenota la tua camera contattando il numero 0395973862, o vai su overmotel.com per poter usufruire di promozioni speciali.

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Dispenser d’acqua IWM per l’ufficio: qualità e design

I distributori d’acqua per l’ufficio commercializzati dal ramo aziende di IWM sono il massimo sia dal punto di vista della qualità dell’acqua da bere che per quanto riguarda il loro design. Questi dispositivi di ultima generazione consentono infatti di purificare l’acqua grazie al sistema ad osmosi inversa che li caratterizza, e grazie al quale essi prelevano rendono pura l’acqua che prelevano dalla rete, migliorandone anche la mineralizzazione. A proprio piacimento inoltre, sarà possibile avere dell’acqua liscia o gasata, fredda o calda e del ghiaccio in base ai propri gusti. Tutto un altro modo di bere dunque, rispetto gli scomodi e costosi boccioni d’acqua che è solitamente possibile trovare negli uffici o all’interno delle grandi aziende. I dispenser d’acqua per ufficio IWM ti aiutano dunque anche a risparmiare e contribuire a salvaguardare l’ambiente, oltre che a rendere un buon servizio ai tuoi dipendenti e consentire loro di bere tutta la buona acqua che desiderano durante gli orari di lavoro.

È scientificamente provato inoltre, che idratarsi correttamente consente di mantenere sempre alta la concentrazione, e questo è un grande vantaggio soprattutto sul luogo di lavoro. In ultima analisi, i dispenser che IWM commercializza vantano un design moderno ed accattivante che è in grado di adattarsi perfettamente a qualsiasi tipo di ambiente e arredi. Potrai decidere se acquistare direttamente il tuo dispenser o se noleggiarlo, mentre sarà la stessa IWM ad occuparsi dell’installazione del dispenser e provvedere alla sua manutenzione annuale, così da garantirne sempre la massima efficienza nel tempo. Fidati di chi, come IWM, opera con successo da oltre 30 anni nel campo del trattamento dell’acqua e ha acquisito nel tempo l’esperienza necessaria per proporti soluzioni in grado di soddisfare le tue necessità garantendoti un livello di qualità dell’acqua davvero elevato. Contatta il numero verde 800.685.540 per informazioni di ogni tipo, un consulente IWM ti offrirà volentieri il suo supporto.

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Calzature Bruno Bordese | Qualità e design

Le calzature Bruno Bordese si contraddistinguono per la loro creatività e voglia di osare: dei veri e propri pezzi unici ormai divenuti un must per quanti amano vestire in maniera originale e di tendenza. Presente sul mercato da oltre 25 anni, Bruno Bordese consente sia a lui che a lei di indossare l’eleganza e l’estro oggi irrinunciabili per chi ama mostrare agli altri parte della propria personalità attraverso l’abbigliamento, e mantenere sempre un profilo di tendenza tipico degli artisti o delle persone più brillanti. Queste ottime calzature sono il frutto di una ricerca costante che non riguarda esclusivamente il design e le nuove tendenze, ma anche e soprattutto i materiali più resistenti e performanti, ovvero quelli in grado di garantire il massimo del comfort e grande durata nel tempo.

Gli ambiti dai quali Bruno Bordese trae ispirazione per le sue creazioni sono la streetart e lo stile di vita dei più giovani in particolar modo, ma anche ciò che è possibile ammirare nei più famosi mercatini dell’antiquariato: è proprio grazie a questo eccezionale mix di elementi classici e moderni che è possibile dare vita a prodotti che si distinguono dagli altri ed ispirano artisti e quanti hanno voglia di raccontare qualcosa di sé anche attraverso le calzature che si indossano. Tra le sue creazioni più famose, vi sono le scarpe dal forte richiamo vintage dovuto ad un particolare lavaggio in lavatrice, un trattamento della pelle che ha dato vita ad una linea oggi particolarmente apprezzata e ricercata da chi ama vivere stando sempre al passo con i tempi. Le calzature Bruno Bordese sono dunque trasversali ed in grado di essere apprezzate da persone che appartengono a generazioni differenti, accomunate però dalla necessità di vestire in maniera ricercata senza per questo dover rinunciare ad una scarpa che possa garantire al piede tutto il comfort di cui avvertiamo il bisogno.

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Asciugamani elettrici, ecco perché sono la scelta migliore

In uno spazio pubblico, che sia un ufficio, un ristorante, un albergo o una palestra, la priorità è che l’ambiente bagno risulti sempre pulito, ordinato e assolutamente igienico per gli utenti. Oltre a questa esigenza, però, c’è la necessita dei titolari non solo di rispettare tutte le norme in termini di pulizia e funzionalità, ma anche di gestire correttamente le spese, scegliendo le soluzioni più economiche. E un asciugamani elettrico ad aria può essere la risposta a tutte le domande.

Ordine e igiene, innanzitutto

Installando un asciugamano elettrico appare subito evidente come il bagno risulti sempre pulito. Con questo tipo di apparecchi, infatti, si elimina completamente il problema dei rotoli di carta e del loro smaltimento. Mai più, quindi, cestini traboccanti, carta sul pavimento o peggio sanitari intasati dall’uso improprio della carta asciugamani. Ancora, numerosi test dimostrano che il sistema ad aria è infinitamente più igienico degli asciugamani in tessuto a rullo e, con i modelli attuali, non esistono nemmeno rischi legati a possibili atti di manomissione o vandalismo. In ambienti ad alto traffico di persone, come appunto palestre, aziende, ma anche scuole e luoghi pubblici, la pulizia è una priorità. E un dryer di moderna concezione annulla la necessità di dover ripassare i locali di continuo.

Grande risparmio economico

L’utilizzo della carta significa materiale di consumo. Per il titolare, la scelta di un asciugamani elettrico rappresenta la concreta possibilità di risparmiare su continui approvvigionamenti, oltre che un netto risparmio anche in termini di tempo speso per controlli e riordini. Con l’asciugamani elettrico l’investimento è solo quello dell’acquisto: in un anno, si tratta di costi in meno, rispetto all’uso della carta, valutabili in oltre il 90%. Ancora, va ricordato che con l’asciugamani elettrico il servizio è garantito automaticamente 24 ore su 24 e non c’è nulla da gestire o ricordare, nessuna burocrazia come invece avviene per l’acquisto di salviette di carta.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Assodato che praticità e risparmio sono assicurati, la scelta di installare un asciugamani elettrico si dimostra vincente anche sotto il profilo del design. I modelli più recenti, infatti, hanno linee che si integrano perfettamente anche con gli ambienti più esclusivi. Ad esempio i prodotti di Mediclinics, azienda leader del settore, vantano tutti un design moderno e innovativo. Ad esempio Dualflow Plus si distingue quale complemento ideale per ambienti superiori e ricercati, dove l’attenzione all’occhio del cliente è un aspetto fondamentale. E non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover, evitando il proliferarsi di cattivi odori o muffe, garantiscono la massima igiene.

Una scelta che rispetta l’ambiente

C’è poi un elemento sempre di attualità, ovvero l’impatto ecosostenibile di ogni acquisto. Anche in questo caso, un asciugamani elettrico è la scelta più rispettosa per l’ambiente, perché i modelli moderni non solo utilizzano una quantità davvero ridotta di energia elettrica, ma non impattano sul pianeta. Utilizzare la carta significa consumare alberi e impoverire la natura: con un asciugamani elettrico si risparmiano mediamente 24 alberi in 16 anni.

Dieta mediterranea, cibi di stagione e pasta per gli italiani

Naturalità, stagionalità, salute e gusto: gli italiani, quanto si tratta di alimentazione, prediligono la idea mediterranea e gli ingredienti di stagione, sinonimo di bontà e benessere. Verdura, legumi e cereali da abbinare alla pasta, un prodotto facile da conservare e cucinare, sempre più amato dagli italiani e amico dell’ambiente, con un impatto ecologico dal campo alla tavola minimo rispetto ad altri alimenti (meno di 1m2 globale a porzione e appena 150 grammi di CO2).  

Stare bene nonostante il tran tran quotidiano

La ricerca mostra che mangiare di stagione è possibile, anche con gli impegni, i limiti e la frenesia delle nostre giornate, e che la pasta è ideale e gustosa compagna, trecentosessantacinque giorni, dei prodotti dell’orto, del campo e del bosco. Ma anche un viaggio alle radici del vivere mediterraneo, che reinterpreta e attualizza in chiave moderna la triade cereali-legumi-ortaggi che ci ha nutrito per millenni… e non solo. Un esclusivo ricettario amico dell’orto e nemico degli sprechi firmato dalla blogger e scrittrice green Stella Bellomo e messo a disposizione gratuitamente sul sito dei pastai italiani di Unione Italiana Food.

Obiettivo sostenibilità
La ricerca di uno stile di vita sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei cicli del nostro pianeta, è un fenomeno in rapida crescita. Sei italiani su dieci coltivano l’orto – urbano, condiviso, nel terrazzo o nel giardino di casa, ma è solo una parte di un fenomeno più ampio che include il piacere di mangiare in modo semplice, di stagione, magari con gli avanzi del giorno prima, proprio come facevano le nonne. Secondo un sondaggio di We Love Pasta su un campione di cinquemila persone, l’80% mette nel carrello della spesa prodotti sostenibili, il 60% sceglie sempre frutta e verdura di stagione e il 25% prova a farlo.

Pasta, buona e naturale

La pasta è perfettamente coerente con la ricerca quotidiana della naturalità: parliamo di un prodotto della terra, facile da conservare e cucinare, sempre più amato dagli italiani e amico dell’ambiente, con un impatto ecologico dal campo alla tavola minimo rispetto ad altri alimenti (meno di 1m2 globale a porzione e appena 150 grammi di CO2). E la mangiamo tutto l’anno, in media 3-5 volte a settimana.
“La pasta è il complemento perfetto per chi vuole mangiare in modo sostenibile e con ingredienti di stagione, afferma Riccardo Felicetti, Presidente dei Pastai Italiani. Abbiamo per questo deciso di condividere in questa guida le potenzialità della pasta andando oltre le soluzioni più note. Pasta Quattro Stagioni apre una porta, attuale e non scontata, su una dimensione sempre più attuale della Dieta Mediterranea, alleata del nostro benessere. Agli italiani il compito di esplorare questo “spazio” e aiutarsi con la fantasia per cucinare primi piatti sempre più vari, salutari e appetitosi”.

A giugno 560mila assunzioni, ma permane la difficoltà di reperimento

A giugno le opportunità di lavoro offerte dalle imprese sono circa 560mila, soprattutto nei settori commercio, turismo e servizi alle persone. In crescita, però, è anche la difficoltà di reperimento, che si attesta al 39,2%, circa +9% rispetto a giugno 2021.
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di giugno. Secondo il Bollettino, l’industria programma a giugno 131mila entrate, +32mila assunzioni rispetto maggio e 328mila nel trimestre giugno-agosto, ma -32mila rispetto a quanto previsto a giugno 2021.

Circa 428mila contratti nei servizi

Nel settore dei servizi sono circa 428mila i contratti di lavoro che si intendono attivare (+83mila rispetto a maggio) e oltre 1milione quelli previsti per il trimestre giugno-agosto. Si conferma il prevalente ricorso ai contratti a tempo determinato (oltre il 60% dei casi), mentre i contratti a tempo indeterminato raggiungono il 14,2%, di somministrazione il 9,6%, di apprendistato il 5% e le altre tipologie contrattuali l’11%. A guidare la domanda di lavoro sono i principali comparti dei servizi: la filiera turistica ha programmato per l’inizio del periodo estivo 157mila assunzioni (+50,1% su maggio), i servizi alle persone 74mila (+10,2%), e il commercio 70mila (+34,6%).

Mismatch più elevato tra gli operai specializzati

Previsioni positive anche per i servizi dei media e comunicazione (+77,5%) e assicurativi e finanziari (+51,5%). Per quanto riguarda i settori manifatturieri, i flussi di assunzione più elevati sono previsti dalle industrie meccaniche ed elettroniche (21mila), le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (17mila) e le industrie alimentari (13mila), con variazioni positive rispetto al mese scorso, ma negative rispetto ai livelli segnalati un anno fa. Dinamica simile anche per le costruzioni, con 46mila assunzioni programmate (+39,3% su maggio, ma -19,7% rispetto al 2021). In crescita anche a quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento. Il mismatch si conferma più elevato tra gli operai specializzati (53,1%), le professioni tecniche (48,3%), e tra i dirigenti e le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (46,9%).

Difficoltà di reperimento: si conferma il ranking da Nord a Sud

Tra i profili più difficili da reperire, specialisti in scienze della vita (76,1%), in scienze matematiche, informatiche e scientifiche (55,2%), tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (64,2%), informatici, telematici e delle telecomunicazioni (58,9%), della salute (57,1%) e tecnici in campo ingegneristico (56,0%). Tra gli operai specializzati, difficoltà di reperimento soprattutto per fonditori e saldatori (67,0%), fabbri ferrai e costruttori di utensili (63,1%), operai addetti alle rifiniture delle costruzioni (62,9%) e meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (62,1%).
A livello territoriale si conferma il ranking da Nord a Sud: per le imprese del Nord-Est sono difficili da reperire il 44,5% delle figure ricercate, seguite dal Nord-Ovest (41,2%), Centro (37,7%) e Sud-Isole (33,8%).

Basta chiamate “noiose” dai call center, arriva lo scudo

Le chiamate degli operatori del telemarketing sono ormai una “scocciatura” a cui quasi tutti noi siamo abituati. Ma non per questo siamo contenti: anche bloccando i numeri frequenti, queste chiamate sono spesso inopportune o insistenti. Potrebbe esserci la parola fine a questo fenomeno: l’Autorità garante della Privacy sta elaborando un codice di condotta per gli operatori del telemarketing. Uno strumento che andrà a sommarsi al Registro pubblico delle opposizioni, che entrerà in vigore il 27 luglio 2022 e che ha come scopo quello di indicare agli operatori telefonici il recapito di chi ha espresso la volontà di non essere più contattato telefonicamente per ricevere proposte di telemarketing, come riporta laleggepertutti.it.

Le aziende del settore riunite intorno a un tavolo

I rappresentanti delle maggiori aziende commerciali che usano il telemarketing per promuovere i loro prodotti o servizi, così come le società che si occupano di banche dati dei contatti e le associazioni dei consumatori si sono trovati intorno a un tavolo di lavoro virtuale per definire le modalità. Insieme hanno  deciso di costituire un codice di condotta das ottoporre al Garante per l’approvazione, al fine di tutelare tutte le parti in causa e mettere in luce gli operatori che non rispettano le regole del gioco. I lavori di stesura partiranno prendendo spunto da linee guida che già alcuni operatori utilizzano e, naturalmente, dalle regole dettate dall’Autorità garante della Privacy negli ultimi anni, sempre più specifiche e puntuali.

Lo scopo dell’accordo

Come riferisce Adnkronos, l’obiettivo di questa intesa è quello di stabilire regole uniche e uguali per tutti da rispettare (per gli operatori) e far rispettare (per gli utenti),andando a regolamentare anche gli operatori irregolari. Questi, infatti, operando al di fuori dalla legalità, non rispettano le norme in vigore penalizzando l’intera categoria e andando a esasperare chi riceve telefonate incontrollate e moleste. Ad esempio, per quanto riguarda il Registro delle opposizioni, così come è concepito potrebbe non riuscire a contrastare gli operatori illegali poiché non sono iscritti al Registro degli operatori di comunicazione. Tra i testi che verranno utilizzati come base da cui partire per stilare il Codice di condotta ci sono quelli già utilizzati dall’associazione nazionale dei business process outsourcer (Assocontact) e dall’osservatorio imprese e consumatori (Oic). Secondo quanto spiegato dal presidente di Assocontact, Lelio Borgherese, che già dal 2016 applica un codice di autoregolamentazione, la redazione del Codice di condotta con il coinvolgimento delle aziende committenti, voluto dal Garante, è la strada giusta per coordinare l’azione di tutti gli stakeholder e mettere fuori gioco chi viola le regole.

Sos autonomi: in due anni persi 215mila micro imprenditori

Gli effetti economici provocati dal Covid sono stati pesantissimi per il mondo del lavoro autonomo, che negli ultimi due anni sta vivendo una lenta agonia. Secondo l’ultima rilevazione Istat, da febbraio 2020 a marzo 2022 i lavoratori indipendenti, coloro che svolgono la propria attività lavorativa senza vincoli formali di subordinazione, sono diminuiti di 215mila unità. Se 2 anni fa erano 5.192.000, al termine del primo trimestre di quest’anno sono scesi a 4.977.000 (-4,1%). Dati che dimostrano come il deterioramento del quadro economico causato dal Covid abbia colpito i lavoratori più fragili, senza tutela, privi di qualsiasi ammortizzatore sociale. La parte più debole del nostro mercato del lavoro, ovvero, artigiani, piccoli commercianti, partite Iva, e tanti giovani liberi professionisti, rileva l’Ufficio studi della CGIA.

Negozi e botteghe abbassano le saracinesche

Sembra che anche la guerra in Ucraina abbia peggiorato ulteriormente la situazione. Se a febbraio di quest’anno i lavoratori indipendenti in Italia erano tornati sopra la soglia dei 5 milioni (5.018.000), alla fine di marzo sono scesi a 4.977.000.
Inoltre, la chiusura di tantissime piccole attività economiche è riscontrabile anche a occhio nudo: sono sempre più numerosi i negozi e le botteghe con le saracinesche abbassate 24 ore su 24. Un fenomeno che sta interessando centri storici e periferie delle nostre città, gettando nell’abbandono interi isolati, provocando un senso di vuoto e un pericoloso peggioramento della qualità della vita. Meno visibile, ma altrettanto preoccupante, sono però anche le chiusure che hanno interessato anche i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti.

Gli aumenti di prezzi, carburante e bollette peggiorano la situazione

L’aumento esponenziale dei prezzi, del carburante e delle bollette potrebbero peggiorare notevolmente la situazione. E se il 70% circa di artigiani e commercianti lavora senza dipendenti né collaboratori familiari, molti di loro stanno pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi 6 mesi dalle bollette di luce e gas, sia come utenti domestici sia come piccoli imprenditori per riscaldare/raffrescare e illuminare botteghe e negozi. Senza aspettare Bruxelles, pertanto, bisogna che il Governo intervenga subito, introducendo a livello nazionale un tetto temporaneo al prezzo del gas, così come hanno già fatto Spagna e Francia.

Il Covid ha contribuito a incrementare il lavoro nero

Dati ufficiali ancora non ce ne sono, ma la sensazione è che il Covid abbia contribuito a incrementare sensibilmente il numero degli irregolari, coloro che prestano la propria attività abusivamente. È il caso di tanti abusivi che si spacciano per edili, dipintori, parrucchieri/estetiste, falegnami, idraulici ed elettricisti, che in questi ultimi 2 anni hanno provocato una concorrenza sleale nei confronti di coloro che esercitano regolarmente. Secondo l’Istat, l’esercito dei lavoratori ‘invisibili’ in Italia è costituito da 3,5 milioni di persone, che ogni giorno si recano nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa irregolare. Nel 2019 il valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare ha sfiorato i 77 miliardi di euro. 

I comuni italiani investono nella Città Intelligente

Cresce l’interesse per le Smart City da parte dei comuni italiani. Quasi un comune su tre, il 28%, ha avviato almeno un progetto nell’ultimo triennio, percentuale che sale al 50% in quelli con oltre 15mila abitanti. Una percentuale destinata a crescere ancora nel prossimo triennio, con il 33% dei comuni che vuole investire nelle città intelligenti entro il 2024. Anche sulla spinta del PNRR, che prevede oltre 10 miliardi di finanziamenti dedicati all’interno delle diverse missioni. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano.

Metà dei progetti smart è in fase esecutiva

Metà dei progetti di Smart City in Italia si trova in fase esecutiva: nel 2020 erano solo 1 su 4, segnale di un consolidamento delle soluzioni, che non sono più semplici sperimentazioni. I progetti attivi riguardano in maggioranza la sicurezza e il controllo del territorio (58% di quelli censiti), la smart mobility (57%) e l’illuminazione pubblica (56%). A fronte di questo aumento di interesse, restano però barriere che fanno sì che il potenziale di questa rivoluzione sia colto solo in parte. I principali ostacoli riscontrati nella realizzazione di progetti smart per la città sono la mancanza di competenze, che interessa il 47% dei comuni italiani, e la mancanza di risorse economiche (43%), mentre hanno un peso inferiore le complessità burocratiche (24%), le difficoltà di coordinamento con altri attori (14%), e le resistenze interne al comune (9%).

Il ruolo del PNRR

La maggioranza delle amministrazioni comunali (69%) è pronta a ricorrere ai fondi del PNRR per la Smart City, investendo soprattutto in interventi di digitalizzazione e innovazione (76%), infrastrutture sostenibili (61%) e transizione ecologica (56%). I fondi di certo non mancano. Secondo la stima dall’Osservatorio, i finanziamenti dedicati alle città intelligenti superano i 10 miliardi di euro. In dettaglio, nella Missione 2 sono previsti interventi per lo sviluppo di un trasporto pubblico locale più sostenibile, il rafforzamento della mobilità ciclistica, il trasporto rapido di massa e le infrastrutture di ricarica elettrica.

Trasformare territori vulnerabili in città sostenibili 

Progetti di Smart City, in particolare di smart building, rientrano anche nei fondi stanziati per l’efficienza energetica e la riqualificazione di edifici pubblici, come scuole, sedi giudiziarie e unità abitative pubbliche, in cui tecnologie IoT e di Smart Metering saranno impiegate per ridurre i relativi consumi energetici. La Missione 5 prevede inoltre lo sviluppo di piani urbani integrati, che prevedono progetti di rigenerazione urbana con l’obiettivo di trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili.

Gli italiani “bocciano” le autostrade

Gli italiani dicono “no” alle autostrade italiane. o meglio, bocciano in gran parte quello che sono le vie più importanti del Paese. ma perchè questo giudizio così severo, che riguarda moltissimi aspetti del servizio autostradale, dal costo dei pedaggi fino alla manutenzione dell’asfalto? Pare che siano diversi gli aspetti che no piacciono agli utilizzatori, ameno secondo un recente sondaggio condotto da SWG su un campione rappresentativo di persone che viaggiano in autostrada almeno una volta l’anno.

Differenze nella percezione da Nord a Sud

Oltre a un generale scontento, fatta eccezione per alcuni aspetti come i limiti di velocità attualmente in vigore e il sistema di controllo della velocità, quello che appare dal report è che le valutazioni non sono omogenee fra i rispondenti, ma variano in base all’area geografica. Si scopre quindi che la percentuale di chi non è soddisfatto è decisamente significativa, dato che il 63% degli italiani si dichiara poco contento con una votazione media pari a 5,7 su una scala da 1 a 10. Tale insoddisfazione emerge soprattutto nelle isole, dove il giudizio medio scende a 5,1, ma anche nel Nord-Ovest, con un punteggio di 5,5. La situazione si fa un po’ più rosea un al Sud, dove il punteggio sale a 5,8, e al Centro, con una valutazione che arriva a 5,9. La sufficienza piena si registra solo nell’area del Nord Est, dove chi utilizza l’autostrada almeno una volta all’anno assegna una valutazione pari a 6,1. Per quanto riguarda gli aspetti considerati più critici, in prima posizione si piazza il costo dei pedaggi, che registra un voto medio pari a 3,7 con l’88% degli automobilisti che dà un giudizio negativo. Pareti decisamente negativi anche per la percorribilità e la manutenzione delle infrastrutture autostradali. Giudizi ancora sotto la sufficienza pure per modernità (5,2) e sicurezza (5,5). Raggiungono invece la sufficienza la distribuzione delle stazioni di rifornimento e di servizio, la segnaletica e la copertura del territorio, quest’ultima voce non condivisa per da chi abita nelle Isole.

Passano l’esame i limiti di velocità

In termini di velocità, più della metà degli italiani ritiene che i limiti imposti in autostrada siano adeguati. A pensarla così sono soprattutto i più giovani, mentre il 42% degli uomini considera necessario un aumento dei limiti. Anche per quanto riguarda i sistemi di controllo della velocità quali autovelox e tutor, una parte consistente degli utenti delle autostrade crede che siano distribuiti correttamente. Meno di 1 rispondente su 3 ritiene che siano troppi, mentre solo il 22% li considera insufficienti, percentuale che però sale al 38% nelle isole.

Cosa chiedono gli utenti italiani ad Alexa?

Quante cose fa Alexa tutti i giorni con il solo utilizzo della voce? Semplifica l’organizzazione delle giornate, scioglie molti dubbi, aggiorna su quello che succede nel mondo. Amazon conosce l’importanza della voce, per questo l’ha resa il cuore di Alexa, uno dei suoi servizi principali. 
Gli ingegneri linguistici di Amazon lavorano costantemente affinché la voce di Alexa risulti sempre più naturale, piacevole e amichevole. In questi 3 anni e mezzo dal suo arrivo in Italia, Alexa ha infatti imparato a parlare la nostra lingua rispettandone ritmo, punteggiatura, e imparando a riconoscere gli accenti e i dialetti delle varie regioni. Ma quali sono le domande più frequenti poste dagli utenti italiani a cui Alexa ha risposto nei primi mesi del 2022?

“Quanti anni ha la regina Elisabetta?”

Tra le domande più gettonate ci sono quelle di stampo storico, come ad esempio, “Alexa, quando è stata distrutta Pompei?”, oppure “quanti anni ha la regina Elisabetta?”.
Sanremo è stato tra i topic più discussi, e la domanda più frequente è stata chi ha vinto Sanremo, ma anche qual è l’età di Gianni Morandi, Blanco e Ornella Muti. Molte le domande anche su eventi di attualità e politica, come ad esempio in occasione della rielezione del Presidente della Repubblica, quando tanti utenti hanno chiesto quanti anni ha Mattarella. Più di recente, molti hanno chiesto ad Alexa cosa sta succedendo in Ucraina, chi è Putin e cosa ne pensa Alexa di questa situazione.

“Alexa, smonta l’albero di Natale’’

Molte richieste degli utenti in Italia hanno riguardato gli eventi in calendario e le vacanze. Tra le domande più comuni, “quanto manca all’estate”, “quando è Pasqua?” e “quando è la Festa della Mamma?”.
Anche gli eventi sportivi hanno suscitato molta curiosità: gli utenti hanno chiesto infatti come sono andate le Olimpiadi, “quando gioca la Juve? e “quando gioca il Napoli?”.
Ma Alexa è riuscita ad accontentare anche le richieste dei più piccoli, tra imitazioni di leoni e coccodrilli e la riproduzione di canzoni per bambini. Tra le richieste più curiose c’è sicuramente “Alexa, smonta l’albero di Natale’, l’unica a non essere stata esaudita.

Nel 2021 oltre 5 miliardi di interazioni

“Alexa è entrata nelle case dei clienti in Italia poco più di 3 anni fa, diventando giorno dopo giorno un vero e proprio membro aggiuntivo della famiglia – spiega Giacomo Costantini, Business Development Manager di Amazon Alexa -. Lo dimostrano le interazioni, oltre 5 miliardi nel 2021 in Italia, e il numero di utenti attivi, cresciuto dell’80% anno su anno. I clienti si affidano ad Alexa per rispondere ad alcune loro curiosità, ma anche per tenersi aggiornati su ciò che accade in tema di attualità. Sanremo, la rielezione del Presidente Mattarella, quanto sta accadendo in Ucraina, sono sicuramente tra le più ricorrenti nell’ultimo periodo”.

Valori post pandemia, dal senso civico all’impegno collettivo

Quali sono i valori del post pandemia? Salute, famiglia, amore e vita affettiva, qualità dell’ambiente in cui si vive, sicurezza per il futuro, lavoro, ordine e rispetto delle leggi, amicizia e impegno in favore dell’ambiente. Sono questi gli aspetti importanti della vita nel post pandemia, illustrati per l’edizione 2022 di Civicness, l’appuntamento biennale con l’Osservatorio sul senso civico degli italiani di Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), in collaborazione con Ipsos. Questa edizione dell’Osservatorio restituisce l’immagine di una società che dopo due anni di emergenza sanitaria torna a rivolgersi alle certezze della sfera privata. Ma ciò che preoccupa dell’eredità del Covid è un peggioramento generalizzato di alcuni indicatori del senso civico, con un calo di fiducia nella classe politica e della tolleranza.

Sensibilità verso l’ambiente e rispetto delle restrizioni

A bilanciare il fenomeno, l’Osservatorio da un lato conferma una stabile sensibilità verso l’ambiente, dall’altro, mostra una maggiore consapevolezza dell’impegno collettivo, che passa dal 49% pre-pandemia al 62%. È significativo, inoltre, che le violazioni del distanziamento sociale siano ai primi posti nella lista dei comportamenti considerati inaccettabili, ma che allo stesso tempo, al rispetto delle restrizioni si accompagni la convinzione che le altre persone le rispettino solo perché obbligate e non perché autenticamente persuase della loro utilità.

Torna a crescere il familismo amorale

“Ai primi posti dei comportamenti ritenuti inaccettabili – ha spiegato il presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli – sono stati rilevati l’abbandonare i rifiuti in un luogo pubblico, danneggiare i beni pubblici, utilizzare un Green pass falsificato, uscire di casa quando si è positivi al Covid”.
Nel gradino più accettabile dei comportamenti si colloca invece avere rapporti sessuali senza essere sposati. Al contempo, torna a crescere il cosiddetto familismo amorale: per il 26% degli intervistati la principale responsabilità della persona è verso la propria famiglia e i propri figli, e non verso la collettività.

I punti di riferimento del senso civico

La famiglia si conferma come il principale contesto formativo del senso civico degli italiani, riporta Ansa. Ma se gli italiani vedono una matrice individuale nel proprio senso civico, nella loro visione è parimenti importante anche l’appartenenza territoriale, che li definisce a livello valoriale.
Per quanto riguarda l’influenza delle istituzioni, la scuola resta saldamente al primo posto nell’alimentare la civicness.
Rispetto al 2020 emergono la rivalutazione della figura del Presidente della Repubblica (per il 53% un’istituzione fondamentale per lo stimolo al senso civico degli italiani), e il contemporaneo arretramento dei mezzi di informazione (radio, televisione) e del governo.

Pagamenti digitali: +22% rispetto al 2020

Sono sempre più gli italiani che li utilizzano, ma quanto valgono i pagamenti digitali in Italia? Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2021 crescono complessivamente del +22% rispetto al 2020, e raggiungono 327 miliardi di euro. Il secondo semestre 2021 ha però perso uno dei driver della crescita rilevata nei primi sei mesi dell’anno: l’iniziativa del Cashback, adottata da quasi 9 milioni di italiani, circa il 18% della popolazione maggiorenne. Il Cashback è infatti stato inizialmente sospeso e poi definitivamente cancellato dal governo, a favore di misure di incentivo per i commercianti. In ogni caso, protagonisti della dinamica del comparto si confermano i pagamenti tramite carte contactless, e quelli effettuati in negozio tramite smartphone e altri oggetti indossabili.

Un cambio di passo definitivo
Proprio in questo contesto, però, gli italiani hanno dimostrato il cambio di passo definitivo nei confronti della digitalizzazione dei pagamenti. E quelli con carte contactless (126,5 miliardi di euro nel 2021) si confermano i preferiti dagli italiani per effettuare acquisti nei negozi fisici.

Una tendenza resa possibile dalla diffusione delle carte e dei POS abilitati, spinta dall’innalzamento del limite per i pagamenti senza PIN dai 25 euro ai 50 euro, e acuita nel corso del 2020 e del 2021 dai timori legati al possibile contagio dovuto al ‘contatto’. A rappresentare la maggiore crescita del comparto sono però i Mobile e i Wearable Payments in negozio (ovvero pagamenti da smartphone o da oggetti indossabili, come gli smartwatch), che superano 7 miliardi di euro, raddoppiando il loro valore rispetto al 2020 (+106%).

Sostituire il portafoglio fisico con lo smartphone

Il successo dei pagamenti da smartphone è da ricondursi alla combinazione di una serie di fattori percepiti nell’uso quotidiano: semplicità, velocità e utilità, che portano gli utilizzatori di questi strumenti a preferirli rispetto ad altri metodi. Al concetto di Mobile Wallet, ovvero lo smartphone che va a sostituire il portafoglio fisico in molti dei suoi scopi, si stanno affiancando i wearable, utilizzati in maniera più specifica per il pagamento contactless, e capaci di rendere l’esperienza di pagamento in alcune situazioni ancora più veloce e semplice per il consumatore.

Il futuro sarà ancora più innovativo

Tra i trend più interessanti del 2021 anno c’è il Buy Now, Pay Later, cresciuto con un ritmo senza precedenti non solo negli USA, ma anche in Europa.

“Sono però diverse le novità che stanno cambiando e arricchendo il mondo dei pagamenti – commenta Ivano Asaro, Direttore dell’Osservatorio -: nel prossimo futuro le direttrici di innovazione già presenti sul mercato, come la Strong Customer Authentication (SCA), il paradigma dell’Open API e la Request To Pay (RTP), avranno un ruolo sempre più importante”.

Senza dimenticare le innovazioni che probabilmente vivremo più profondamente tra qualche anno, basate su tecnologie rivoluzionarie quali blockchain e distributed ledger, come il Digital Euro e le altre Central Bank Digital Currency (CBDC).

Per gli italiani la lingua inglese è un “motore mentale”

Chi conosce l’inglese oggi probabilmente non sarebbe la stessa persona se non l’avesse studiato, non avrebbe avuto la stessa apertura verso le culture straniere, e probabilmente non avrebbe fatto le stesse esperienze in tema di viaggi. Per non parlare del lavoro e delle relazioni: secondo i risultati della ricerca commissionata da Novakid, la scuola di inglese online, all’Istituto AstraRicerche, per oltre quattro persone su dieci la conoscenza dell’inglese è stata l’arma per stringere rapporti più stimolanti.
In sintesi, grazie alla spinta ricevuta dal “motore mentale” rappresentato dalla lingua inglese gli italiani si definiscono persone diverse. Una spinta ancora più importante per i giovani, per i quali la padronanza della lingua può cambiare le future opportunità sociali (87%) e lavorative (80%).

Il grado di conoscenza da parte degli adulti

Più della metà del campione afferma di avere un livello di conoscenze adeguato sia a livello professionale sia privato. Se l’importanza dell’inglese sembra indiscutibile è altrettanto vero che per buona parte del campione intervistato il livello raggiunto è buono o almeno coerente con le proprie necessità. Pensando al proprio livello di competenza, infatti, quasi il 40% afferma che non ha intenzione di migliorare il proprio livello di conoscenza, e c’è una buona percentuale che si sente addirittura di poter trascurare la lingua. Quanto al mondo lavorativo, il 67% degli intervistati è convinto che la padronanza della lingua inglese incida in una certa misura nell’occupazione e nel percorso di carriera, e il 28% pensa addirittura che faccia la differenza. La percentuale più alta di chi lo ritiene fondamentale è composta principalmente da giovani dai 18-24 anni, e dal range più senior, dai 55-65 anni.

L’utilità per la vita sociale e di relazione

Ma l’inglese non è considerato utile solo per la vita lavorativa: il 49% degli intervistati dichiara che la conoscenza di questa lingua è stata più che utile anche nella vita sociale e di relazione. In particolare, la conoscenza dell’inglese ha aiutato gli intervistati ad ‘aprirsi’ al mondo, alle culture straniere (56%), a viaggi ed esperienze (54%), e ai rapporti di amicizia (41%). È proprio questa funzione sociale e culturale dell’inglese che spinge molte persone a prediligere un metodo di apprendimento autonomo e personale, fatto di azioni quotidiane.

Imparare con la musica e viaggi

Tanto che il 52% afferma di avere migliorato le proprie competenze grazie alla visione di contenuti multimediali in lingua, il 49% dà il merito a viaggi in paesi anglofoni, il 43% alla lettura di libri in inglese e il 40% all’ascolto di musica internazionale.  Quanto agli aspetti della lingua che la popolazione italiana ritiene più difficili e ostici è la ‘conversazione’ l’elemento che più mette alla prova gli intervistati. Il 61% ritiene infatti difficile conseguire un buon livello di confidenza nel parlare, mentre il 59% ha difficoltà nell’ascolto e nella comprensione. A mettere in crisi gli italiani è soprattutto la pronuncia (difficile per il 69%), ma anche il vocabolario e la grammatica (rispettivamente 58% e 57%).